Trascrivo parte dell’intervista a Benito Mussolini fatta nel marzo 1945 dal giornalista fascista Ivanoe Fossani. Le riporto sul mio blog per tenerle a portata di mano. Sono un’importante testimonianza circa l’uomo che prima tutti venerarono e poi tutti odiarono. E’ possibile trovare il file video su youtube. Il libro di Fossani si intitola “Mussolini si confessa alle stelle”, edito dalla Casa editrice Latinità.

L’esperienza è una delle tante menzogne convenzionali. Essa non serve a niente, perché ogni atto della vita è un fatto nuovo che va risolto con l’intuizione. Infatti da secoli e secoli l’umanità commette gli stessi errori e li sconta con il sangue. La solitudine misura la grandezza morale e intellettuale di un uomo. Io non ho mai potuto misurarmi, perché mi sono messo in cammino con il mio popolo, che sognavo di condurre dove penso che abbia diritto di andare. Io non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani. Se non fosse stato così, non mi avrebbero seguito per venti anni. Mutevolissimo lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent’anni un popolo come l’italiano. Se non avessi fatto altro, basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell’oblio. Altri potrà forse dominare col ferro e col fuoco, non col consenso, come ho fatto io.

Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori più di quanto non fosse consentito dalla non lieta situazione del capitale italiano. Chi dice che ho sbagliato ha il dovere di dimostrare come si sarebbe potuto fare meglio. Io sono sempre pronto ad ammettere i miei errori, non ho mai pensato di essere infallibile. In questa guerra ho sbagliato anche io, ma assai meno degli altri. I tedeschi non mi hanno mai ascoltato e hanno fatto male. Hitler, che è il solo che mi stimi sinceramente, non ha voluto portare subito, come intendevo io, il centro della guerra nel Mediterraneo. Io ero contrario all’attacco contro la Russia; al posto del fuhrer mi sarei fatto aggredire e sarei rimasto sulla difensiva.

Quando ho fatto di testa mia ho sempre indovinato. Ogni uomo ha la sua stella. La mia stella è buona, ma non posso associarla alle altre senza neutralizzarla. E’ il destino di Hitler che si è imposto, non il mio. Le stelle dei dittatori durano poco tra i popoli latini; in altri popoli, invece, la dittatura è una necessità organica. Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto, anche agli avversari, anche ai nemici che complottavano contro la mia vita. Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunta salvandoli? Stalin è in piedi, e vince; io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste. E il trionfo giustifica tutto.

A rigore di termini non sono stato neppure un dittatore, perché il mio potere di comando coincideva perfettamente con la volontà di ubbidienza del popolo italiano. Intorno a me sentivo spesso un cerchio, ma non sapevo in quale punto si dovesse infrangerlo. Ho avuto più dipendenti che collaboratori. Colpa mia? Del mio carattere? Dell’ascendente che esercitavo sugli uomini fino a paralizzare le loro personalità? Fatto sta che mai nessuno è venuto a dirmi ” rinuncio alla mia carica perché non condivido il vostro punto di vista” . La parola genio” mi veniva ripetuta cento volte al giorno anche da persone che, nel campo del pensiero, occupavano i posti più alti. Faticai più io per non perder l’equilibrio, che non i miei ammiratori a mantenersi sulle punte aguzze del fanatismo. Rarissime volte ho stimato le persone che ho conosciuto. Il genere umano è ancora troppo legato agli stimoli animali; l’egoismo è la legge sovrana. La gente del lavoro è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla.

Io sono prigioniero dal giorno in cui mi arrestarono in casa del Re. Se Hitler e Mussolini vincessero la guerra, Mussolini e l’Italia l’avrebbero ugualmente perduta. Per noi non c’è più via di scampo. Di la siamo nemici che si sono arresi senza condizioni; di qua siamo dei traditori. Non avevamo previsto che questa guerra sarebbe pesata più sopra gli inermi che sugli armati. Per accusare, tuttavia, bisognerebbe essere sicuri che noi, possedendo gli stessi mezzi avremmo agito diversamente.

Ora, distrutta la Germania, chi fermerà la Russia? La Russia è a Berlino prima degli altri e una volta in possesso dell’Europa centrale non vedo chi la possa fare sloggiare. E’ mai possibile che l’America e l’Inghilterra non avvertano un pericolo così grande? Quando muta il vento della fortuna, la massa direzione alle vele. Ma il vento della fortuna è assai mutevole e cambia per tutti. Il giudizio di oggi non conta: conterà quello di domani, a passioni sopite, a confronti stabiliti. Non ho nessuna illusione sul mio destino.

Chi teme la morte non è mai vissuto. E io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità. Finché la mia stella brillò io bastavo per tutti: ora che si spegne, tutti non basteranno a me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò. Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, non disperi nell’avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Dopo la sconfitta io sarò furiosamente coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione, allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso.

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