C’è una linea sottile che divide il vole fare i soldi a tutti i costi dal voler rendere giustizia ad un’opera. Di mezzo, l’ovvio: chiaramente qualsiasi opera viene realizzata allo scopo (principale) di farci su dei soldi. E lo stesso chiaramente vale per coloro che ereditano i diritti d’autore della stessa. Ma è proprio qui che mi pongo un banale quesito…

E’ fresca la notizia che, dopo decenni di “divieto”, imposto da C. Tolkien, alla pubblicazione dei volumi della History of Middle-Earth in Italia, finalmente anche noi abitanti della penisola potremo gustare nella nostra lingua, assieme a francesi e spagnoli, l’immensa opera portata avanti dallo stesso C. Tolkien.

Fonte: AIST

Morto C. Tolkien, l’opera del Professore sembra essere stata rilanciata nel mondo della cinematografia con nuovo impulso (vedasi la serie in preparazione da Amazon) e lo stesso pare si possa dire per la versione stampata (appunto, con questa novità uscita fuori dal nulla). Sono felice? Si, in un certo senso lo sono. Negli anni passati ho dedicato non poco tempo alla ricerca e alla lettura dei volumi della HoME su cui riuscivo a metter le mani e ammetto che dal punto di vista del valore storico e letterario è un lavoro interessante. E’ anche però un lavoro che interessa una minutissima parte dei lettori, ovvero coloro che di Tolkien ne fanno uno studio linguistico e letterario di livello e coloro che hanno una fissa vicina all’ossessione (in quest’ultima categoria mi sento di includere il sottoscritto di qualche anno fa). Non capisco ancora quali siano state le valutazioni di Bompiani in merito alla fattibilità economica inerente la traduzione dei restanti volumi di quest’opera gigantesca in Italiano, ma ancora di meno capisco come mai si sia deciso, dopo decenni di veto alla pubblicazione in italiano da parte degli eredi (vero o presunto che fosse, fatto sta che in Italia la HoME non è mai stata pubblicata per intero e questo è un fatto) di invertire la rotta. Di qui il mio dubbio iniziale, ovvero, che non si stia optando per una politica del mungi la vacca fino all’ultima goccia di sangue piuttosto che per una politica del è ora di permettere anche agli italiani l’accesso agli scritti sulla Terra di Mezzo.

Per me va bene, non mi lamento: come detto poco sopra, sarei anche felice. Avendo però letto di già il quarto e quasi tutto il quinto volume dell’opera in lingua inglese, la pubblicazione in Italiano, a prezzi che oso solo immaginare visti quelli con cui dobbiamo confrontarci oggi nelle librerie, la cosa non mi interessa più di tanto.

Ah, e la speranza condivisa da tutti, compreso il sottoscritto, è che scelgano un degno traduttore, questa volta. Un degno figuro che dia dignità agli scritti senza renderli inutilmente ridicoli, arzigogolati e cacofonici. No, perché le ultime traduzioni de Il Signore degli Anelli sono indecenti. Bompiani avvisata.