Qualche giorno fa sono venuto a conoscenza, con mio grande orrore, di una nuova diavoleria di digitale frivolezza che rappresenta l’apoteosi della stupidità del mondo della ricerca di lavoro: il video curriculum.

Lo so, arrivo tardi. Quest’invenzione pare essere nata dall’altra parte dell’oceano anni or sono ed ha messo piede in Italia già da più di qualche anno. Non è una novità, quindi. Il fatto però che ci sia la richiesta di questo particolare tipo di contenuto mi ha fatto riflettere sul modo in cui la competizione nel mercato del lavoro si sia evoluta e della direzione che ha, consapevolmente o meno, preso. L’idea è mirata alla massimizzazione del tempo del recruiter, seguendo in questo un trend inaugurato anni fa, con risultati a dir poco disastrosi per la scelta di candidati che siano effettivamente validi.

Del candidato gliene frega niente a nessuno, neanche a dirlo.

Ma partiamo dall’inizio.

Anni fa, forse fino alla fine degli anni ’90, mandare in giro dei semplicissimi curriculum era il modo più diffuso di presentarsi nel mondo del lavoro e di cercare impiego. Un documento standard per tutti, il curriculum europeo, poteva essere compilato in ogni sua parte e permetteva al selezionatore di accedere in modo rapido a tutte le informazioni riguardanti il candidato. In poche pagine. Poi, per qualche motivo, il selezionatore ha deciso che le poche pagine erano in realtà troppe e, da oramai una decina d’anni, stufo, ha iniziato a sbottare: il selezionatore oggi vuole che il curriculum del candidato stia tutto in una sola pagina (dove per pagina si intende facciata). Qui diventa dura per coloro che hanno maturato diverse esperienze lavorative importanti che, ovviamente, in una sola facciata non ci stanno – a meno di non ridurre l’interlinea, le dimensioni del carattere e/o il numero di parole. Ci fossimo fermati alla mera richiesta di sintesi, però, non ci sarebbero stati problemi di sorta.

Il fatto è che, ci dice il selezionatore, il curriculum rappresenta il tuo biglietto da visita nel mondo del lavoro: non puoi presentarti con un biglietto confusionario. Il biglietto deve, per definizione, essere snello, elegante, accattivante. Anzi, originale. Si, originale. Perché no? In fondo dopo tutti questi anni passati a leggere curriculum il selezionatore si è stancato, non riesce più a trovare un modo per differenziare Alfonsina da Ugo. Il formato europeo ha portato alla creazione di cloni cartacei in profusione tale che oggi sembriamo tanti agenti Smith. Siamo tutti uguali sul curriculum vitae in formato europeo.

Alla ricerca di un lavoro

Siate originali.

Mai una coppia di parole così banale ha creato così tanta confusione. Ci sarebbe da parlare per mesi di questa ricercata originalità e del suo vero significato: anche perché tutti ne parlano ma nessuno ha la più pallida idea di cosa stia chiedendo in realtà. Volete un curriculum colorato? Un curriculum scritto con carattere Comic Sans? Scritto a caratteri cubitali? Presentato come un manifesto elettorale? A forma di aeroplano? Scritto col sangue? Di grazia, cosa diamine vuol dire originale? E soprattutto, quali sono i limiti di questo parametro? Fin quanto in la posso spingermi senza risultare ridicolo e non professionale? E come faccio a capire cosa è originale per un recruiter e non lo è per un altro?

Insomma, perché concentrarsi sulla confezione, senza aprire la scatola e valutare il contenuto? Diamine, è vero, un libro si giudica anche dalla copertina, ma non solo dalla quella.

Ci vuole coraggio a dire che è un brutto libro. Ma la copertina…

Menti più eccelse della mia si stanno scervellando per venire a capo del più grande punto interrogativo della storia di Homo sapiens sapiens: cosa vorrà dire siate originali?In questo buco nero di irrazionalità ci si è infilata una nuova figura, quella del guru internettiano che, se possibile, ha aggiunto confusione alla confusione. Il web si è arricchito di questi fantomatici figuri che ti spiegano passo dopo passo quali sono i trucchi per compilare un curriculum in modo impeccabile, quali sono le corde che bisogna pizzicare quando si scrive e quando si invia questo maledetto documento. E, soprattutto, quali sono i lati nascosti e i potenziali colpi di mano dietro la tenebrosa lettera di presentazione. La gente, attratta, visualizza i video e legge gli articoli del guru, che monetizzano il suo canale. Il guru diventa web influencer, addirittura ne fa un mesterie. Parla tanto, dice troppo, e la gente ascolta e poi mette in pratica. Non scrivere troppo, riporta solo le informazioni rilevanti senza ripeterle, personalizza il documento, imposta i contenuti in modo che emergano dopo pochissimi secondi, riporta solo i tuoi successi, scegli una foto che ti ritragga felice e rilassato, non superare la facciata, aggiorna il tuo curriculum ogni volta ti è possibile,… E al colloquio? Sii rilassato, una buona stretta di mano (mi raccomando non troppo forte perché sennò il recruiter si spaventa), non parlare a voce alta, non parlare a voce bassa, non chinare il capo, tieni lo sguardo fisso sull’interlocutore (senza però sembrare uno psicopatico), sii attento, siedi in modo adeguato (no braccia sulla scrivania! E’ un segno di invadenza! No braccia conserte! E’ un segno di chiusura! Non giocherellare con le mani o con la penna! Tradisce nervosismo! Sta fermo sulla sedia, dritto con la schiena!), evita espressioni che tradiscano emozioni negative, non gesticolare ma non stare totalmente immobile, rispondi in modo sicuro (anche quando non sai cosa rispondere?). E per carità divina, trova un modo per rispondere alla domanda alla quale dovrebbe rispondere il tuo recruiter: perché dovrebbero assumere te invece che la concorrenza. Ebbene si chiede niente meno che di mascherare tutte le emozioni e tutte le reazioni che ci rendono umani e di risolvere un problema che in realtà non è il nostro.

Ma tornando al nostro internet influencer/guru, i risultati di tutti i suoi suggerimenti si rivelano inutili, vuoti. Per molti speranzosi candidati, la stra((stra)stra))grande maggioranza della gente, le dritte del guru non funzionano, manco per niente. Questo perché il guru non ha la verità a portata di mano: non ha trovato l’equazione per risolvere il problema. Il guru si limita a blaterare banalità generiche comparabili alle banalità generiche di un oroscopo qualsiasi. E, come l’oroscopo, ogni guru racconta la sua versione. Basta confrontare 2-3 di questi web influencer per trovare 2-3 visioni opposte della soluzione allo stesso problema. Ciarlatani. Non lo dico con cattiveria, ma piuttosto con un senso di amarezza. Ogni colloquio di lavoro è una storia a se, proprio come una normalissima partita di Champions League. E’ una partita secca, ci sono tantissime variabili in gioco e dare delle linee guida facendole passare per segreti del successo solo per fare clickbait e guadagnare di più in un contesto in cui, regole di base a parte, tutto influenza il risultato, è da approfittatori.

Poi c’è la lettera di presentazione. Perché il guru sa anche come va scritta una lettera di presentazione. Lettera che, come il curriculum, deve essere originale. Non pensate mica di scamparla. E se non è originale, il tuo profilo viene scartato senza neanche essere consultato. Mi è capitato di leggere, su LinkedIn, un post di un recruiter che diceva di aver cestinato una candidatura partendo dalla lettera di presentazione, perché era il copia-incolla di tante altre lettere di presentazione. Eh si, tutti a scrivere che siete orientati al risultato, che siete volenterosi di imparare. Non ve la caverete mica così facilmente!

Ok, allora io nella mia lettera di presentazione ci scrivo che sono uno scansafatiche e che sto sul cazzo ai colleghi, capito. [preso da uno dei commenti al suddetto post]

Insomma, ci vuole altro, oggi.Cosa ci voglia non penso si sia ancora capito. Il recruiter in questione ha giudicato il libro dalla copertina. Poi magari tra le mani aveva il nuovo Isaac Newton, ma chi se ne importa. Bisogna essere originali. Se poi si è anche capaci e in gamba, quello è un altro discorso. Prima di tutto la copertina, dannazione. Dopo anni di Striscia la Notizia non avete ancora capito il valore esistenziale delle Veline? Scusate, ma siete senza scusanti.

Dalle sacre linee guida di successo del guru, leggiamo che la lettera di presentazione deve essere breve, parlare di te, riassumendo in breve chi sei e quali sono state le tue più importanti esperienze, oltre ad accennare a quali sono le tue prospettive future. Ma non è quello che il povero disgraziato riporta sul curriculum? Ma attenzione – afferma il fantomatico guru internettiano – che non siano informazioni già riportate nel CV!

L’incoerenza e la disfunzione cerebrale abbondano.

Ad onor del vero, anche in questo caso, non troverete due persone che concordano sul come vada scritta una lettera di presentazione: troverete più di un guru che afferma che la lettera di presentazione debba parlare di te, ma non di cosa tu abbia fatto nella tua vita fino a quel momento…

La mia bella Confusione

Ed ecco quindi che a tutto ciò è seguita la decisione en masse delle aziende di appaltare il sempre più difficoltoso compito di ricercare un candidato ideale ad agenzie private, con gran risparmio di soldi e tempo (tempo = soldi, quindi è un risparmio di soldi al quadrato). Le quali agenzie chiedono al candidato di riportare il curriculum per intero nel loro database. Lettore colto, non ti aspetterai mica che il recruiter si accontenti di farti caricare un curriculum sul database per averne una copia digitale da leggere! Sei matto? Il recruiter non legge mica il tuo documento: lui legge i dati che inserisci nel database: ctrl + F accorcia di svariate centinaia di punti percentuali il tempo per cercare la persona – o il gruppo ristretto di persone – che corrisponde ai criteri indicati dal cliente. Così fanno Randstad, Trova Lavoro, Monster, Lavoratorio, Manpower e compagnia bella. Grandissimi database si sono riempiti quindi di curriculum vitae, i ragazzi si sono lanciati in sottoscrizioni a 10, 20 piattaforme online, compilando decine di form, caricando e salvando files, iniziando la ricerca di un lavoro iscrivendosi a newsletter e attendendo l’occasione della vita. Dopo una settimana, casella di posta intasata da una cinquantina di avvisi quotidiani impossibili da leggere, che fanno capo a link che non funzionano riguardanti spesso annunci di lavoro vecchi di mesi che l’agenzia non ha levato dai server. E così, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Il curriculum, ci dicono, va sempre aggiornato, sempre arricchito. Deve starci, però, sempre in una facciata e guai ad allargare i margini della pagina perché altrimenti sfigura alla mostra dell’arte contemporanea di Parigi.

Ah si.

A questo punto la rivoluzione era già avvenuta: da biglietto da visita, il curriculum è diventato in tutto e per tutto l’estensione dell’io. Se il documento è brutto, tu sei una brutta persona, ad esempio; se invece è bello sarai sicuramente uno che ci tiene ai dettagli. Mai un dubbio. Dal curriculum il selezionatore deve carpire la personalità del candidato nel giro di 2 minuti appena: credo che nessuno psicologo possa ottenere un risultato soddisfacente incontrando un paziente per meno di 10 minuti. C’è chi può e chi non può: il recruiter può, ma spesso non ha neanche le competenze tecniche per valutare un candidato per quello che è, o per gli studi che ha fatto e le esperienze lavorative che ha avuto. Serve un altro parametro per pesare la bontà di una candidatura, al di la della brevità del documento. Lo stile. Ecco perché, se il curriculum è brutto, tu sei una brutta persona.

Ero rimasto un po’ indietro, lo ammetto. Fino a qualche giorno fa pensavo che non fosse possibile far di peggio. Il mio hard disk ha circa 4 versioni del mio curriculum: uno europeo, uno scientifico, uno breve e uno di una sola facciata. Ho l’imbarazzo della scelta. O meglio ho la scelta dell’imbarazzo, a quanto pare, perché, il mio biglietto da visita/estensione dell’io ha poca roba di interesse per i recruiter. Sarà la mia foto a far spavento; oppure che c’è sempre qualcuno più originale di me, o più sintetico, o con più stile. Con più qualcosa, insomma.

Allo stato attuale delle cose, quindi, non avrei potuto mai pensare che l’evoluzione 3.0 della ricerca di lavoro passasse addirittura per l’estrema digitalizzazione di se stessi. Oggi non basta più scrivere la lettera di presentazione, compilare il database e inviare quell’opera d’arte moderna che deve essere il tuo curriculum (di una pagina) per catturare l’attenzione del recruiter disperato. Oggi, alla tua application, devi allegare un video. Il tuo video curriculum, per la precisione: non più di 2 minuti. Si, esatto, meno del tempo che servirebbe al recruiter per leggere il tuo curriculum (di una pagina) e capire se sei in linea coi requisiti richiesti dal cliente. Due minuti in cui devi dire in breve chi sei e quali sono state le tue più importanti esperienze, oltre ad accennare a quali sono le tue prospettive future. Che è esattamente quello che ci scrivevi nella lettera di presentazione. Che è, a sua volta, il riassunto arzigogolato e artisticamente estroso di quello che trovi nell’artisticamente ricco curriculum. Perché, cosa vuoi raccontare nel tuo curriculum se non chi sei e cosa hai fatto fino ad oggi?

Ora, il mondo è pieno di gente che sulla carta riesce a gonfiare se stesso fino a dire di conoscere tre, quattro lingue straniere. Queste stesse persone potrebbero guardare l’obiettivo della telecamera e dire di conoscere anche il cinese, o raccontare di tutto e di più sulle loro esperienze lavorative senza battere ciglio. Se sono persone particolarmente spigliate, di bella presenza (qualunque cosa questo voglia dire) e capaci di vomitare un fiume di parole ben studiato, ecco, se sono questo tipo di persone, non importa quanto davvero valgano: hanno catturato l’attenzione del recruiter. La ragazza che si trova a disagio davanti ad una telecamera e che in queste condizioni non riesce a rendere dal punto di vista televisivo, purtroppo, non susciterà la stessa attenzione.

Il risultato? Il buffone, indipendentemente dal suo valore intrinseco, riuscirà a farsi notare ed ad andare avanti nel processo di selezione. La poveretta che magari ha dedicato agli studi e alle sue opportunità formative tutta se stessa, che ha capacità e potenziale da vendere, ma che non ha la stessa verve verrà scartata perché davanti ad una telecamera non si è saputa vendere.

Faccio ancora fatica a rendermi conto dell’assurdità nella quale siamo finiti. Ci stiamo muovendo verso una condizione di totale degrado della capacità di giudizio del vero valore della persona. La nostra società screma gli individui sulla base delle loro apparenti potenzialità con una sufficienza che dovrebbe far inorridire tutti. Anzi, dovremmo dire sulla base delle apparenti potenzialità sbagliate: perché saper recitare davanti ad una telecamera non ti aiuterà nel lavoro di ufficio in Banca, se sei una schiappa in tutto quello che riguarda il tuo ruolo. Oggi non contano più i tuoi traguardi, come un tempo, ma come ti presenti. Non conta più il quanto hai fatto, ma la tua capacità di colpire gli acquirenti. Oggi l’ignorante e l’incapace – e ne conosco una cifra – possono rubare il posto di lavoro ad un qualsiasi ragazzo o ragazza veramente capace. Il mediocre ha trovato il modo di sfruttare il suo stesso difetto per avere la meglio sui pregi degli altri. E’ paradossale.

E non possiamo far altro che stare a guardare.

 

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