Il web è estremamente ricco di ottima informazione, spesso generata da passione e (più spesso di quanto non si pensi) da reali competenze. E per competenze, intendo conoscenze acquisite con anni di studio e fatica. Pertanto, sono solo in parte d’accordo con Evan Williams quando dice che Blogger e Twitter, tra gli altri, hanno contribuito a rendere il mondo un posto peggiore invece che migliore. Dice Williams “Internet is broken“, vale a dire Internet non funziona più. Si, perché l’intento di coloro che hanno portato la rivoluzione della rete con i social network era quello di allargare il dibattito su qualsiasi argomento potesse essere di trend, da quelli più seri ed importanti, a quelli più futili: lo scambio di opinioni e informazioni poteva di fatti rendere il mondo migliore. Solo, a quanto pare, non questo mondo. Non oggi, perlomeno.

Beh, come dicevo, sono d’accordo solo in parte. Odio la disinformazione da qualsiasi fonte essa arrivi e internet, è inutile anche dimostrarlo, è un covo di disinformazione pazzesco. Viene quindi automatico pensare che l’unico modo per capire qual’è l’informazione di valore è quello di creare un qualche protocollo che, applicato all’ambito social in modo automatico, permetta al consumatore di accedere a tutte le informazioni, pensandone la relativa affidabilità. Passi in questo senso saranno intrapresi presto a quanto pare da Facebook, sperando che l’idea non si areni in un nulla di fatto, ma potrebbero non essere sufficienti. La necessità di un intervento o di una serie di interventi diventa ancora più importante se pensiamo all’alternativa di rendere il web molto meno libero di quanto sia oggi. Questo creerebbe un intricata serie di cunicoli (che esistono di già, a dirla tutta) tra l’internet legale e quello illegale, e limiterebbe enormemente la libertà di espressione. A mali estremi, estremi rimedi. Anche questa sarebbe una mossa mirata a salvaguardare lo stesso consumatore di cui sopra, perché permetterebbe di eliminare tutto il rumore di fondo che si moltiplica alla velocità della luce, intasando il web. Oggi c’è molta confusione, gli utenti di fatti non sanno quale notizia sia vera e quale sia falsa. Nel dubbio, condividono tutto. Il problema è che una buona percentuale della disinformazione è a diretta portata su pagine Facebook, profili Twitter e su tutte le altre piattaforme, mentre l’informazione di qualità è rilegata ad una relativamente piccola spiaggia. Quindi, la probabilità di contribuire alla disinformazione è (molto) più grande rispetto alla possibilità di condividere notizie fondate e informazioni basate su evidenze. Il simbolo di questa confusione degli utenti è il tweet in risposta a Salvo di Grazia di MedBunker.

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Prendendo questa risposta come sincera reazione all’informazione (abbastanza ovvia, comunque) del tweet di Di Grazia, questo singolo caso sembra suggerire per davvero che ci sia una confusione matta riguardo all’autorità delle esternazioni di chi ha speso la sua vita studiando e praticando (in questo caso medicina, ma vale lo stesso discorso per la geologia e tutte le altre scienze) una particolare disciplina. Probabilmente l’autore del tweet di risposta non conosce Di Grazia e in questo caso probabilmente ha risposto di getto, senza controllare: probabile. Ma al di la di questo, basta farsi un giretto sulla pagina di Roberto Burioni su Facebook per leggere commenti e discussioni futili che mettono in dubbio qualsiasi autorità in materia un dottore possa avere. Autorità che è stata guadagnata attraverso lo studio e il sacrificio di tanti anni di lavoro.

Quindi si, la situazione è precaria e un nuovo equilibrio va trovato, nel modo più assoluto. Si, internet ha dato parola a “legioni di imbecilli”, ha aperto nuovi modi di comunicazione che ad ora sono stati sfruttati nel modo più negativo possibile (dalla disinformazione all’organizzazione di attentati), ma c’è anche una parte del web che lavora per diffondere informazione, quella vera. Forse dovremmo un attimo fermarci e pensare cosa rischiamo di perdere se la censura calasse improvvisa sul web. Forse, e ripeto, forse, prima di condividere articoli scandalistici senza pensarci su, inizieremmo ad aprire gli occhi sugli strumenti che abbiamo a disposizione e a quanto, realmente, possono aiutarci a migliorare la nostra vita e la nostra cultura.

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