Quando settimane fa decisi di guardare “La Grande Scommessa” con la mia ragazza, avevo la semplice curiosità di far un po’ di chiarezza su ciò che era successo tra il 2007 e il 2008, quando scoppiò la crisi “più puramente finanziaria della Storia”. Era un quesito che mi ponevo da un annetto abbondante: cosa successe per davvero?

Ero disposto a sorbirmi qualsiasi approfondimento necessario. Ho sempre detestato il mondo economico, e il submondo finanziario non ha mai destato il mio interesse: mi sembra tutt’oggi astruso, impenetrabile, incomprensibile, inutilmente complesso. Non sapevo quanto di ciò che pensavo tempo fa fosse giusto. Mi sono reso conto nelle ultime settimane che, si, ero nel giusto pensando che la finanza (almeno parte di essa) si basa su un’assurda complicazione di concetti, terminologie e meccanismi che hanno, tra gli altri, lo scopo di confondere le idee e dare l’impressione di essere un sistema complesso. Parte di questa realizzazione è arrivata grazie al film di Adam McKay, “La Grande Scommessa“.

In sintesi: il livello della truffa architettata, e in buona parte subita, dalle grandi protagoniste di Wall Street ha avuto l’effetto domino che nessuno avrebbe mai immaginato. Il sistema in se, quello dei mutui residenziali, aveva fagocitato e fatto scomparire del tutto qualsiasi senso etico-sociale associato alla sua esistenza e, pertanto, si era trasformato in un gigantesco organismo di frode che continuava ad alimentarsi di… se stesso, della frode. Fino a quando l’estensione della frode non ha potuto far altro che intaccare tutto ciò che al sistema si era, in breve tempo, ancorato: per quanto ci riguarda, il resto del mondo.

Riportare i dettagli qui sarebbe lungo, nonché infattibile, e per una più chiara esposizione rimando ai commenti sottostanti l’articolo “Spiegazione del Film La Grande Scommessa”.  Quindi, per evitare di trasformare questo intervento in una illeggibile e infinita sequela di precisazioni ed eventi, basti sapere che, strano ma vero, alcuni settori della finanza godono di una certa, inquietante, libertà da regolamentazioni e restrizioni. Il settore della cosiddetta “finanza strutturata” nel settore obbligazionario dei mutui subprime (mutui dati praticamente a tutti, ma proprio tutti) raggiunse, nel biennio 2005-2007, livelli di complessità talmente elevati che gli unici organi moralmente tenuti a controllare il settore neanche sapevano in che modo interpretare i prodotti “derivati” che Wall Street vendeva alla propria clientela. O, per dirla in termini più terra-terra, le obbligazioni che venivano sbolognate agli ignari investitori avevano un valore molto più basso di quanto vantato, in associazione ad un rischio elevatissimo. Scendendo al seminterrato della semplificazione: comprando quelle obbligazioni, era quasi certo che si sarebbero perduti soldi, tanti soldi. E questo successe. Grazie al proliferare di prodotti derivati dalla complessità sconcertante, il mercato continuò in modi sempre più loschi e vergognosi a distribuire uno scioccante rischio di credito un po’ ovunque nel mondo.

Ci fu qualcuno che riuscì però a interpretare lo stato delle cose prima di tutti quanti gli altri. E quel qualcuno risponde al nome di Michael Burry. E’ da li che McKay e l’autore del libro dal quale il rispettivo film è stato tratto, Michael Lewis, partono per raccontare una storia che ha dell’incredibile. L’avidità e la stupidità delle banche sono il cuore pulsante che ha spinto gli eventi fino al crollo del sistema, senza che nessuno, a parte un manipolo di gente, se ne accorgesse. Il livello di criminalità raggiunto, però, raggiunse picchi tali da produrre un esercito di personaggi che pagati per fare gli interessi degli investitori, finivano con il fare il favore (e a percepire un guadagno, ovviamente) a chi voleva fregare gli stessi investitori. Come dice Lewis nel libro, era una situazione in cui tutti gli attori interessati sapevano di essere al centro di qualcosa di quantomeno losco, ma per il semplice motivo di godere di margini di guadagno importanti proprio per l’esser parte di quel sistema, preferivano restarci senza pensarci più di tanto.

Mai avrei pensato che la stupidità e la criminalità potessero raggiungere livelli così elevati.

La grande scommessa” va visto e va letto, assolutamente. E’ quasi un dovere. Mi dispiace non aver scoperto questa storia anni fa, quando tutto stava accadendo. Impossibile non farsi coinvolgere dalle parole di Lewis, impossibile non disgustarsi di fronte all’avidità del sistema finanziario. È impossibile non inorridire sul finale, quando, come sempre, chi ci rimette è il cittadino medio, che non ha nessuna colpa.

Siamo soliti dire che “In Italia le cose funzionano male, negli Stati Uniti i banchieri finirebbero tutti in prigione…” e invece no.

Invece no.

Il sistema bancario era insolvente, e ciò avrebbe suscitato un grave scompiglio. Quando l’attività bancaria si ferma, si ferma il commercio; e quando il commercio si ferma… Be’, la città di Chicago aveva una riserva di cloro sufficiente a farantire la fornitura idrica solo per otto giorni. Gli ospedali avrebbero terminato i medicinali.

 

 

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