L’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America (il 45simo della Storia) due giorni fa ha scioccato buona parte del mondo, me compreso. Non me lo aspettavo – lo davo per spacciato in virtù di una campagna elettorale fatta di “contenuti” chiaramente inaccettabili, tanto in politica interna che estera, nonché di poca credibilità professionale, gaffe e scandali. E’ stata una giornata triste quella di due giorni fa, una giornata durante la quale ho provato angoscia per il futuro, mio e del mondo in generale. Parte di questa angoscia forse è da attribuire al sentimento generale, al fatto che moltissimi interpretino questo risultato elettorale come l’inizio della fine del mondo come lo abbiamo conosciuto negli ultimi decenni e l’inizio di un futuro incerto di difficile interpretazione.

Il mondo scientifico americano sicuramente pagherà un conto salatissimo a questa insensata decisione del popolo americano: affidare le redini dei prossimi 4 anni del Paese in mano ad un personaggio di caratura molto, molto bassa. Basta informarsi sulla cricca che gira intorno Trump per capire da che parte tira il vento e basta tornare con la mente alle parole rilasciate durante la sua campagna elettorale per afferrare il concetto generico: con Trump gli Stati Uniti faranno un salto bello grande nel passato e ne pagheranno le conseguenze per decenni.

Scientific American ha approcciato la campagna elettorale focalizzandosi ovviamente sugli aspetti prettamente scientifico-tecnologici dei programmi dei rispettivi candidati. Tra tutti, neanche a dirlo, Trump era quello che emergeva in negativo per l’assoluto distacco dalla realtà: antivax, rifiuta di accettare la realtà del cambiamento climatico e sostiene movimenti antiscientifici come il creazionismo, solo per citare qualcosa. Se a questo aggiungiamo le numerose perplessità sulla sua effettiva capacità di gestire un ruolo complesso come quello del Presidente degli Stati Uniti d’America, anche tralasciando gli aspetti legati alla finanza americana, allora la ricetta per il disastro è pronta.

Richard Dawkins ha espresso a parole e in modo ironico ciò che pensa del futuro scientifico degli Stati Uniti (e del Regno Unito) sotto forma di lettera destinata alla Nuova Zelanda:

Dear New Zealand,

The two largest nations in the English-speaking world have just suffered catastrophes at the hands of voters—in both cases the uneducated, anti-intellectual portion of voters. Science in both countries will be hit extremely hard: In the one case, by the xenophobically inspired severing of painstakingly built-up relationships with European partners; in the other case by the election of an unqualified, narcissistic, misogynistic sick joke as president. In neither case is the disaster going to be short-lived: in America because of the nonretirement rule of the Supreme Court; in Britain because Brexit is irreversible.

There are top scientists in America and Britain—talented, creative people, desperate to escape the redneck bigotry of their home countries. Dear New Zealand, you are a deeply civilized small nation, with a low population in a pair of beautiful, spacious islands. You care about climate change, the future of the planet and other scientifically important issues. Why not write to all the Nobel Prize winners in Britain and America, write to the Fields medalists, Kyoto and Crafoord Prize and International Cosmos Prize winners, the Fellows of the Royal Society, the elite scientists in the National Academy of Sciences, the Fellows of the British Academy and similar bodies in America. Offer them citizenship. The contribution that creative intellectuals can make to the prosperity and cultural life of a nation is out of all proportion to their numbers. You could make New Zealand the Athens of the modern world.

Yes, dear New Zealand, I know it’s an unrealistic, surreal pipe dream. But on the day after U.S. election day, in the year of Brexit, the distinction between the surreal and the awfulness of the real seems to merge in a bad trip from which a pipe dream is the only refuge.

Yours,

Richard Dawkins, founder and board chairman, Richard Dawkins Foundation

Che il buon Richard capisca appieno cosa l’elezione di questo individuo significhi per il mondo scientifico è chiaro: dopotutto, la sua campagna a sostegno del critical thinking, del reason and science ha come principale scopo quello di dichiarare guerra alla categoria di cittadini che Trump riassume in un’unica persona: quello di bigotti, estremisti, ignoranti. La tanto ricercata, combattuta, separazione Stato-Chiesa, rischia seriamente di diventare un miraggio negli Stati Uniti dei prossimi anni. E quindi, ciò che già Dawkins amava chiamare la nazione patria dei talebani cristiani diventerà a tutti gli effetti un’unica, orrenda, incoerente, corrotta, caotica e instabile nazione sotto Dio. E tanti saluti ai Padri Fondatori.

Non per nulla gli apocalittici parlano di Medioevo Moderno. Forse non esagerano affatto.

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