E quando meno te lo aspetti, il web ti gela il sangue nelle vene.

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Fortunatamente non è il primo di Aprile e questo non è uno scherzo. Per un momento l’ho pensato, ma per fortuna c’è gente a cui non piace scherzare su determinati argomenti, per cui si, è ufficiale.

E’ dal 2007 che non sono così eccitato in merito alla materia Tolkeniana. Il libro, neanche a dirlo, sarà mio dal primo giorno in libreria, anche perché, ehi!, parliamo di una delle storie più famose, più belle di tutto l’universo Tolkeniano e sicuramente il perno narrativo di tutto quel mondo.

In questi anni ho sempre sognato la possibilità di poter guardare un giorno una nuova trilogia cinematografica, comprendente le storie di Turin, di Beren e Luthien e di Tuor. Purtroppo i diritti de “Il Silmarillion” e di tutti gli altri scritti di Tolkien sono saldamente nelle mani della Tokien Estate e difficilmente verranno venduti a qualche casa cinematografica. La cosa in sé ha un senso, si tenta di proteggere il più possibile l’opera del Professore, cercando di diffonderla tramite i canali convenzionali, quelli nei quali la letteratura assume il ruolo che le spetta e l’inutile spettacolarizzazione viene messa al bando (d’altronde, la spettacolarità è intrinseca alle opere del Professore, non serve aggiungerne altre forme).

Ora, però, sogno il completamento di una trilogia cartacea, quella che, assieme a “I Figli di Hurin” e a questo “Beren e Luthien” si chiuderebbe con la Caduta di Gondolin.

Dicevo, il web ti gela il sangue nelle vene. E’ vero, penso che nessuno si aspettasse una dichiarazione del genere. Ora, però, è una gara di “pronostici”, perché non sappiamo praticamente nulla sull’organizzazione del testo. Sarà qualcosa affine al lavoro pubblicato nel 2007 con “I Figli di Hurin” o qualcosa di diverso, sulla falsariga dei testi riportati nella History of Middle-Earth, con commenti e analisi sull’evoluzione del testo da parte di Christopher Tolkien?

Come gli esperti sapranno dirvi, infatti, è impossibile prendere le leggende scritte da Tolkien sulla Prima Era della Terra di Mezzo (e tutte le storie riguardanti il periodo anteriore) alla lettera, anche se “Il Silmarillion” assume proprio lo status di “Bibbia” della Terra di Mezzo. Il problema insormontabile che inficia l’affidabilità degli scritti pubblicati ne “Il Silmarillion” è che Tolkien morì prima di completarlo. Le idee, gli scritti, c’erano già, ma nell’ultima fase della sua vita, quella post-Signore degli Anelli, Tolkien non terminò mai il lavoro su quell’enorme mole di leggende. Il figlio Christopher pubblicò il lavoro del padre completandolo nelle parti ancora non compilate usando le versioni dei testi a sua disposizione, risalenti a decenni prima. Per quanto libro fondamentale, possiamo dire al massimo che “Il Silmarillion” tratteggia con la migliore precisione possibile le intenzioni del suo autore. Ma non sapremo mai quanto il vero lavoro si sarebbe avvicinato a quello che è arrivato a noi.

Di “Beren e Luthien”, quindi, esistono diverse versioni, datate differentemente, con modifiche sostanziali, che solo il lettore della History of Middle-Earth conosce e solo lo studioso di Tolkien ha studiato nel dettaglio. Quindi il dubbio sulle scelte di Christopher per questo nuovo volume restano.

Ciò non toglie nulla alla mia voglia di comprarlo e leggerlo. Al momento sono già disponibili le ordinazioni su Amazon, ma io aspetterò la libreria: arriverà nelle mie mani il giorno dell’uscita, questo è assicurato.

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