I simpatici 10 comandamenti della logica non sono frutto della mia testolina: li ho presi da internet (alcuni dei miei contatti di Facebook condividono roba interessante, peccato siano una minoranza), ma questo non li rende meno validi, anzi.

Essendo decalogo della logica alcuni concetti e aspetti sociali, come la “fede” in tutte le sue forme ad esempio, sono ovviamente banditi. Ecco quindi di cosa stiamo parlando:

  1. Non attaccherai il carattere della persona, ma la sua argomentazione. In parole povere condanna l’argumentum ad hominem, una furberia retorica per distogliere l’attenzione dall’argomento principale per dimostrarne la falsità. Quindi, se Giovanni ascolta canzoni di Manson questo non vuol dire che le sue argomentazioni in merito alla fede siano di minor valore rispetto a quelle di chi invece ascolta Radio Maria.
  2. Non esagererai o distorcerai l’argomentazione di una persona per renderla attaccabile. E’ il diffuso argomento fantoccio, quello che si tira in ballo con interpretazioni del tutto personali e infondate di un’argomentazione al fine di indebolirla e poi confutarla.
  3. Non userai pochi dati ignorando tutte le variabili per rappresentare l’intero. E’ il caso della generalizzazione affrettata: ho 10 numeri e con quelli pretendo di descrivere un fenomeno complesso, ignorando tutte le variabili in gioco che hanno un peso sostanziale. Sono quelle affermazioni un tanto al chilo che i giornalisti amano strombazzare partendo da un singolo studio (magari) o una singola affermazione di un singolo studio (cosa più frequente): un asteroide passerà a 300 mila chilometri dalla Terra diventa asteroide in rotta di collisione con il nostro pianeta. Per fare un altro esempio: gli scettici del cambiamento climatico tirano fuori piccole popolazioni di cifre, relative spesso a piccolissime aree del pianeta per dimostrare che il cambiamento climatico è un fantasia. Insomma, c’è poco da ridere.  
  4. Non sosterrai la tua argomentazione partendo dall’assunto che le sue premesse siano vere. E’ il cane che si morde la coda: beg of the question o per dirla in latino circulus in probando. Quindi, se affermo che B sia vero assumendo che A è a sua volta vero, ma A non è dimostrabilmente vero, sto cercando di dimostrare la verità di B sulla base del… nulla. Casi famosi? Le argomentazioni religiose nella stragrande maggioranza dei casi (“questo testo sacro dice il vero in quanto è rivelato dalla divinità, che esiste perché ce lo dice il testo sacro”).
  5. Non affermerai che qualcosa che è accaduto prima sia per forza la causa di cosa accade in seguito. Correlazione e causa sono due cose totalmente diverse. Le vendite di calzini a pois negli ultimi 50 anni hanno seguito un trend straordinariamente similare a quello del numero di tumori al seno. Pertanto, comprare calzini a pois causa cancro al seno.
  6. Non semplificherai l’argomentazione a sole due possibilità. Questo trucchetto si applica quando si vuole obbligare qualcuno a prendere una decisione precisa, scegliendone due che ci fanno comodo e ignorando tutti gli altri possibili risultati.
  7. Non dirai che, vista la nostra ignoranza sull’argomento, un’affermazione deve essere necessariamente vera o falsa. Quindi, non possiamo dire che qualcosa è vero solo perché non è stato ancora dimostrato essere falso. Magari non si ha a disposizione l’intera conoscenza sull’argomento, ad esempio. Mi ricorda qualcosa: il burden of proof, l’onere della prova. Non puoi dimostrare l’inesistenza di Dio” è l’esempio che calza a pennello. Rispolveriamo quindi il caro Bertrand Russel:

    Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente [da “Is There a God?”, 1952] 

  8. Non scaricherai l’onere della prova su colui che mette in dubbio l’affermazione. Se io dico che il resveratrolo (stilbene presente nei vini rossi) è la panacea di tutti i mali, sta a me dimostrarlo, non a chi non può dimostrare il contrario. Dobbiamo sempre ricordarci che affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. La gente ha il dovere di dubitare e di sfidare qualsiasi affermazione, usando logica e razionalità. Purtroppo questo al giorno d’oggi non avviene nel modo corretto: si mette in dubbio il parere degli esperti (ok!) ma si usano argomentazioni fallaci, internamente incoerenti (ahi!). La lista è praticamente infinita, è un problema che ha contaminato tantissimi ambiti scientifici, persino il mio, quello alimentare. Ohibò.
  9. Non concluderai che “questo” segue “quello” quando manca una connessione logica. Fantastico: il non sequitur può implicare, tra gli altri casi, quelli in cui ci sono premesse veritiere e conclusioni che, nonostante siano veritiere, non derivano dalle premesse. In questo caso non è la connessione causa-conseguenza, ma proprio la logica a mancare: se non assumi correttamente la tua dose quotidiana di pro-vitamina A tua mamma cambierà casa. Eh? 
  10. Non affermerai che premessa nota essa è necessariamente vera. “Dio esiste” sarebbe una proposizione vera perché la gente ci crede, in massa. Peccato non sia così. Questo tipo di deformazione logica è nota come argumentum ad populum (più chiaro di così) ed è tremendamente comune, non solo in materia di fede. “Ognuno fa questa cosa, quindi non potrà essere sbagliata“; “La maggioranza del popolo ha eletto questo candidato, pertanto deve essere un buon candidato” (chiedetelo in Germania o, meglio ancora, in Italia!)

Purtroppo le mie traduzioni dall’inglese sono penose, ma ho cercato di conservare il significato più che la forma, in ognuno dei punti. La bottomline, la conclusione, è che ci sono precise regole da conoscere necessariamente per vivere la propria vita in tutto quanto la caratterizza secondo parametri di logica e razionalità. Io per primo, non conoscevo alcuni di questi assunti, ma riconosco sia importante averne una certa familiarità. Il rischio che si corre è quello di vivere all’ombra di una coerenza interna che porta solo confusione nel nostro modo di relazionarci col mondo.

10-commandments-of-rational-debate

 

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