Tutti quanti abbiamo visto in tv le tremende conseguenze del recente terremoto del Centro Italia e abbiamo seguito le vicende dei poveri sfollati tra le macerie. E’ una storia che si ripete da tanto tempo, quella di un paese europeo consapevole di essere il risultato di una geologia complessa e di una condizione “geologicamente instabile” ma che fa poco (e male) o nulla per prevenire le conseguenze degli eventi sismici che da sempre lo colpiscono. Risultato, ad ogni terremoto di una certa magnitudo scatta il lutto nazionale, partono le solite polemiche, si scoprono i soliti altarini dell’Italian way con le storielle dei fondi stanziati e male usati (o peggio, scomparsi). Poi salta fuori lo sciamano di turno che accusa gli enti responsabili di non aver avvisato la popolazione per tempo dell’imminente terremoto (anche se questa volta per fortuna non si è palesato nessuno sciamano) e infine ecco arrivare, pochi minuti dopo la tragedia, i giornalisti italiani, a frotte, pronti ad intervistare la gente colpita dal sisma e la gente che da una mano a salvare vite lottando contro il tempo (con domande al limite del giustificabile e di dubbia, dubbissima utilità). Insomma, sempre la solita storia.

Ma non è questo che mi ha meravigliato questa volta, purtroppo, anche perché gli italiani non cambieranno mai in meglio e queste cose, già viste, le vedremo anche in futuro. Dicevo, gli italiani non cambieranno mai in meglio, ma in peggio ci sono margini di… miglioramento. Se mi sono meravigliato è perché, davvero, non mi aspettavo che si potesse arrivare a dire una cosa così stupida e irrazionale, in un momento così delicato. Pensavo che episodi del genere fossero imputabili sono ai talebani del cristianesimo. E invece a quanto pare sbagliavo! Gli italiani non li batte nessuno, nemmeno i buzzurri a stelle e strisce.

Mi chiedo se coloro che hanno scritto queste stupidate si siano fermati due minuti a pensare al senso delle parole scritte. L’implicazione, in entrambi i casi, è semplice: si scarica la responsabilità dell’accaduto su una particolare categoria di persone. In un paese cattolico, almeno all’apparenza, come il nostro, ha fatto scalpore la storia delle unioni civili di qualche mese fa. Qualsiasi paese che goda dell’appellativo di “civile” non aspetterebbe decenni per raggiungere un traguardo del genere, ma questo è il paese dei devoti a qualche santo (almeno all’apparenza), e certe cose non vengono accettate così facilmente. C’è un salto, però, dal semplice polemizzare al puntare il dito su una categoria di persone. In poche parole, con questi due post orrendi entrambi i gestori delle due pagine hanno fatto l’impossibile, portare l’Italia indietro di 1000 anni e più, in quel Medioevo in cui si incolpavano le donne per essere streghe, in cui gli arcangeli ammazzavano i draghi e via dicendo.

La reazione del mondo social mi ha però meravigliato, in positivo, questa volta. Sia i twitters che i facebookiani si sono sollevati quasi immediatamente, tra prese in giro ed espressioni costernate. L’Italia che prova a salvare la faccia.

Non ho cinguettato su Twitter, ma mi sono concesso una condivisione su Facebook, con un commento breve e avvelenato.

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Non si può non indignarsi.

Pochi minuti dopo è arrivata l’insospettabile replica, sotto forma di commento alla mia condivisione.

A: “Bisogna rispettare chi crede.. E poi vedi caro noi credenti potremmo dire lo stesso di voi..!!

Ero sbigottito. Sono stato accusato di mancanza di rispetto e di intolleranza, o qualcosa di similare. Non so cosa abbia fatto per meritarmi due calunnie in un solo commento. Ma, al di là di questo, è il commento nella sua totalità, la sua relazione alle mie parole a farmi lanciare l’allarme. Si, perché la gente, oltre a non saper leggere, preferisce tenere il cervello spento. Di fronte a tutto. Reclamare rispetto di fronte ad atteggiamenti del genere significa giustificare la qualsiasi cosa, purché sia sotto l’egida della religione, della fede o di quello che vi pare. Queste sono le stesse persone che giustificano i bombardamenti in Medio Oriente, che aizzano l’odio religioso, che vivono col calendario del 1100 D.C.. Eppure basta poco per capire il terribile atto di sciacallaggio dei gestori dei due profili in questione. Avere rispetto di chi usa determinati termini, aizzando l’odio e le tensioni sociali non merita rispetto, in nessun caso. Eppure c’è chi non la pensa così. C’è chi è convinto che, al di la delle accuse, bisogna rispettare i punti di vista degli altri. Mi dispiace, ma no, non di fronte a certe esternazioni. Non di fronte a certe scelte. Per cui si, questa gente è meno simpatica della peste.

Ho avuto la tentazione di lasciar stare il commento a sé, ma non sono il tipo che lascia perdere le provocazioni gratuite se può sparare qualche cartuccia. E infatti:

Io: “Non dirmi che pensi che il terremoto sia stato frutto di un intervento divino, almeno.

E qui è arrivata la seconda perla della mattinata:

A: “Questo no, forse hanno calcato un po’ la mano su questo concetto..ma voglio fare un osservazione.. Tu non vedi un po’ Dio in quella gente che tende una mano al prossimo colpito da questa sciagura?? Volontari che si prodigano (senza prendere 1€) distribuendo viveri e conforto?? Leggete un po’ tra le righe.. Forse tutto questo non ci fa’ capire che bisogna tornare un po’ con i piedi a terra, perché di recente si sta volando troppo alto;o se vogliamo troppo troppo basso!!

Ed ecco riassunta in poche righe tutta la voglia di tenere gli occhi chiusi di fronte all’evidenza e alla ragione. La gente vede Dio (ma giusto un po’) nei volontari che aiutano gli sciagurati. Eh no, mi dispiace. No, Dio non c’entra proprio niente. Qui siamo sul terreno instabile del credente del 21simo secolo, quello che tira in ballo robe che neanche conosce per autoconvincersi dell’esistenza di qualcosa che non può (e come potrebbe) dimostrare: il terreno dove è facile fare tanti, tanti gol.

Io: “Io nella gente che va in soccorso vedo…della gente che va in soccorso. La chiamo solidarietà, stando coi piedi per terra. Poi gli altri possono vedere quello che vogliono. La mia critica è rivolta a chi punta il dito verso le scelte politiche per influenzare la gente, facendo leva sulle sofferenze dei terremotati: se questo è essere cristiani siamo messi molto, molto bene.

E’ come la storia dell’uomo salvato dal chirurgo dopo una lunga e pericolosa operazione che, invece, ringrazia la Madonna per aver deviato il proiettile che lo avrebbe sicuramente ucciso: povero dottore. Anche perché, voglio dire, la Madonna poteva impegnarsi e deviare del tutto il proiettile, no? Ecco, qui è la stessa cosa. Dio avrebbe potuto evitare che il sisma colpisse zone abitate, no? In fondo lui è onnipotente. Ma ovviamente il terremoto c’è stato, perché in fondo la geologia se ne infischia delle superstizioni.

E’ l’oblio della ragione che prevarica qualsiasi spunto del buonsenso, qualsiasi scintilla di razionalità, quella capacità del nostro cervello di elaborare informazioni e sputare fuori un quadro della realtà più probabile di tanti altri possibili “quadri” o interpretazioni. E da qui tutto quanto segue, perché si arriva alle parole del vero fondamentalista:

A: “Su quello in cui non si scherza e’ la parola di Dio!!” [Italiano, riposa in pace]

No, non si scherza sulla parola di Dio, va presa come scienza infusa, come Verità Ultima e Baluardo di Giustizia. E’ qui che viene posto il sigillo finale allo stato di cecità mentale delle persone invase dalla religione, quelle che giustificano l’ingiustificabile, che chiedono rispetto quando non lo meritano affatto. Ed è qui che perdo definitivamente le staffe. Perché non devo mettere in dubbio la cosiddetta “parola di Dio”? Perché devo accettare ciò che è riportato in un libro scritto da sconosciuti in posti sconosciuti in un’epoca antica senza pormi il minimo dubbio? E dove è dimostrato che quella è la “parola di Dio”? Quindi, perché non ho il diritto a “scherzare” (dubitare) sulle “sacre” scritture? Molti, mi rendo conto, vivono in quello stato di simil adulazione verso qualcosa che molto probabilmente non esiste, per timore di offendere qualcuno ai piani alti, per guadagnarsi la ricompensa post mortem o, chi lo sa, per ingraziarsi i favori di qualche santo (il senso del monoteismo cattolico, con la sua schiera di angeli, arcangeli e santi mi sfugge). In più vivono la loro vita ignorando completamente il contenuto delle sacre scritture,  difendendolo però a spada tratta in casi come questo, quando con frasi banali ma ad effetto cercano di colmare la loro ignoranza.

A molti il mio modo di vedere le cose infastidisce: lo so anche se non mi viene detto in faccia. Non posso farci nulla, purtroppo, ma di fronte all’incoerenza del cattolico di oggi non riesco ad essere indifferente. Qual’è la necessità di fingere? Cosa si vuole dimostrare?

Stare coi piedi a terra non vuol dire essere umili e accettare passivamente quanto ci viene detto. Anzi, tutto l’opposto: vuol dire continuare a porsi domande, perché questo indica che siamo consapevoli della nostra ignoranza. Leggere, indagare, studiare, ricercare, testare, sperimentare, questo è l’essenza dello stare coi piedi per terra. Se proprio vogliamo dirlo, chi non sta coi piedi a terra è colui che pensa di avere le risposte a tutto: in questo caso chi crede che ci sia Dio dietro tutto quanto successo, perché è convinto di questo e nulla gli farà cambiare idea.

Oblio.

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