Ho già scritto in merito al libro di Timur Vermes più di un anno fa, di come abbia apprezzato lo sforzo dell’autore nell’atto della ricostruzione storica del personaggio (con qualche scricchiolio qui e la, ma nulla di fondamentalmente inaccettabile, visto che di metafora stiamo parlando) e dell’inevitabile inquietudine per un romanzo che parte col piglio di una commedia per terminare in modo decisamente inquietante.

E si, c’era da aspettarsi che un successo della portata che ‘Lui è tornato’ ha riscosso nel 2013 portasse alla realizzazione di un adattamento cinematografico, anche alla luce delle ‘fluttuazioni’ politiche che di tanto in tanto ci fanno guardare alla vecchia Europa con un pizzico di inquietudine per il futuro.

Il film di Wnendt si spinge più in la di quanto non faccia il libro diventando, se possibile, ancora più inquietante e spaventoso. Il film quindi da un maggior senso di chiusura alla storia originale, troncata proprio nel momento in cui il testo sembrava prendere il volo: il lettore può facilmente tratteggiare le pieghe del futuro di Lui è tornato, mentre lo spettatore gode di un più sostanzioso assaggio. La rivelazione, spaventosa per me, che Hitler in fondo è parte di noi farà ridere qualcuno, ma non è affatto un’esagerazione, purtroppo. Chi ha una reputazione di se (troppo) alta affermerà di condannare il Nazismo,  ma raramente si porrà la domanda (che io invece “amo” pormi tutte le volte che ne ho l’occasione) cosa avresti fatto tu da cittadino tedesco negli anni ’30? E se lo farà darà una risposta insincera, forse per mettersi la coscienza a posto. Chiedersi cosa avremmo scelto noi se fossimo vissuti in Germania negli anni ’30 deve essere il punto di partenza per una riflessione seria su ciò che siamo oggi come europei e ciò che potremmo scegliere per il nostro futuro. Altrimenti si finisce con il pensare che Hitler sia un personaggio in bianco e nero che ha fatto del male ad un tot di persone e che ora è morto e basta, punto.

Ciò che ‘Lui è tornato’ vuole trasmettere, attraverso le interviste ai tedeschi è che forse Hitler non se n’è mai andato: è rimasto, sopito, nella cultura europea, come un virus in incubazione, pronto a scatenare la malattia appena le condizioni lo consentono. Non a caso l’Hitler del film è la caricatura del personaggio, mentre gli intervistati sono coloro che incarnano parte dello spirito estremista. Le parole disarmanti di molti intervistati devono quindi far pensare sul serio e con fredda razionalità al morale delle masse. Viviamo in un’epoca in cui lo strumento per eccellenza nella diffusione delle idee, internet, gode di una libertà che mai nessuno strumento di propaganda del passato ha avuto. La moltiplicazione di meme a volte pericolosi, accompagnata dalla passiva accettazione di tutto quanto riportato crea un substrato più che fertile per la diffusione di disinformazione (l’anticultura per eccellenza) e bugie, l’acuirsi dell’odio, la paura per il diverso e la paura per il futuro.

Lui-è-tornato-film

Il rischio per noi è un futuro di pace e di convivenza civile. Un misto di paura ed ignoranza potrebbero aprire le porte ad un nuovo capitolo oscuro della nostra storia.

Serve concentrazione e impegno per il futuro, ora. Tocca a noi.

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