Non mi stancherò mai di ascoltare le parole di Richard Dawkins, uno degli accademici che più rispetto ed ammiro, sia per il lavoro svolto sia per la sua opera di strenua diffusione del pensiero razionale.

Posso dire, senza ombra di dubbio, che l’impatto di queste idee negli ultimi anni della mia vita mi ha cambiato molto. Ho avuto modo di dirlo in altre occasioni, la convinzione che non ci sia un dopo-la-morte mi aiuta a vivere meglio la mia vita.

Qualche sera fa, discutendo con alcune colleghe, ho tirato in ballo proprio questo discorso: di come, da scettico e, di fatti, ateo, viva la mia vita nella più totale tranquillità, senza sentirmi in nessun modo vincolato da ambiti di tipo religioso, seppur basando la mia condotta morale secondo regole ben precise. Regole che io ritengo giuste e che in buona parte la mia ‘educazione’ cristiana da bambino ha aiutato a integrare. Ma è difficile convincere le persone quando alla base manca la voglia di affrontare questi argomenti da un punto di vista razionale, ossia con logica quando non con scetticismo. Trovo strano che gente con un certo grado di istruzione, abituata ad essere per certi versi mai superficiale sugli argomenti di indagine che rappresentano il suo campo di studi, rifiuti di affrontare con lo stesso approccio argomenti di gran lunga più centrali nella loro vita. E non che non ci abbia provato a metterle con le spalle al muro, d’altronde ci vuole poco. Basta richiamare un po’ di Storia della Scienza per ottenere un silenzio significativo in risposta a certe tematiche. Le fallacie logiche del ragionamento dei credenti sono tali e tante che non bisogna aver letto Dawkins, Hitchens o chissà quale altro ateo per avere a disposizioni argomentazioni solide. Ecco quindi che alla risposta ‘ho bisogno di credere che dopo la vita c’è altro perché mi aiuta a vivere’, ho lasciato cadere il discorso: chiaramente mancava la voglia di affrontare per davvero il dibattito.

In tutto questo credo che ciò che sfugge alla gente sia la consapevolezza della bellezza della Storia che ci ha portato qui, su questo pianeta. Ciò che ci ha portati qui, anche la stessa serie di circostanze fortunose che ha orientato l’evoluzione nella direzione che ha portato a noi, ha un fascino di gran lunga più grande, un impatto emotivo di gran lunga più appagante di qualsiasi favola e religione possiamo mai inventarci. Dawkins ha coniato un’espressione molto efficace per esprimere al meglio ciò che cerco di dire: poetry of reality. Siamo solo una giovane specie in un oceano di incommensurabile immensità. Scompariremo senza lasciar traccia, così come tutte le specie prima di noi su questo pianeta e tutte le altre specie, su altri pianeti lontani.

Resta mia convinzione il fatto che, attualmente, viviamo ancora in una fase ‘primitiva’: crediamo ancora negli dei, così come facevano i romani e prima di loro le tante civiltà del mondo antico. L’unico passo in avanti è stato passare da una concezione politeista ad una monoteista. Abbiamo sfoltito la rosa, ma restiamo sempre creature adoranti entità inesistenti.

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