Sono stato in pausa. Con me stesso.

Il blog è stato lasciato in uno stato di abbandono, così come io ero (quasi del tutto) in uno stato di abbandono.

Il fatto è che la vita non è semplice. No, non lo è affatto.

C’è gente che questo non lo ha ancora capito e mi dispiace. C’è gente che lo sa, anche, ed affronta la cosa ogni giorno, con coraggio, prendendo tutto il bene che c’è per tenersi su di morale.

Viviamo in un’epoca sfortunata. Siamo una generazione sfortunata, purtroppo. Questo è fuori di ogni dubbio: noi giovani di oggi dobbiamo trovare il modo di superare le difficoltà che la vita pone a tutti in più ad ulteriori difficoltà, dettate dal contesto in cui viviamo.

Ultimamente sono stato davvero molto male. Ho perduto interesse quasi per tutto, ho trascurato me stesso (più del solito), ho stravolto le mie priorità, ho dato per scontato tante cose.

Ho sbagliato su tutta la linea.

Me ne sono reso conto in ritardo, ma me ne sono reso conto, comunque. Non è mai troppo tardi in questo momento non è un’espressione che mi soddisfa, per niente, devo essere sincero. In questi giorni ho perduto tanto, forse troppo. Ho perduto qualcosa che non pensavo di poter mai perdere e questo mi fa male.

Come spesso accade, ti accorgi troppo tardi dei tuoi errori e ne paghi lo scotto.

La domanda che mi sto ponendo in questo momento è: arrivato a questo punto, cosa voglio veramente?

Cosa voglio veramente… implica un ritorno a 4 anni fa, anche 5 se vogliamo. Un breve viaggio nel tempo. Cinque anni fa le cose erano diverse, io per primo ero diverso. A stento mi riconoscerei. Bene, al tempo non sapevo bene cosa fare dopo la laurea. L’unica cosa sicura era che non sarei tornato a vivere dai miei. Era l’unica, sacrosanta, cosa alla quale avrei detto di no.

È da qui che sono ripartito in questi ultimi giorni. Si è appena conclusa una parentesi che tenevo molto a cuore, inaspettatamente quasi (almeno per me: sono stato in pausa, dopo tutto). Questo impone un riordino delle idee, delle prospettive future, dei desideri. Ma soprattutto delle idee.

È necessario per me trovare un’altra fonte di serenità, visto che la fonte precedente ha deciso di “tagliare i fili” e di “lasciarmi a piedi”. Forse non è il momento ancora per tornare a pensare ad una vita di coppia. È il momento di mandare tutto a quel paese e provare qualcosa di nuovo, di veramente nuovo. Ecco perché devo tornare a 4, 5 anni fa.

Senza dare nulla per certo (lezione imparata, non capiterà mai più), so in che direzione andare. Ho paura, tanta. Ma sono determinato e per quanto dura devo farlo. Per me, per cancellare questo periodo. Se non lo sfondo io il portone, il portone resta chiuso, questo è certo.

In questi giorni ho ascoltato di tutto: dalle lavate di capo, che mi hanno scosso, alle parole banali, che mi sono scivolate addosso. Ringrazio sempre tutti quelli che mi dedicano del tempo, anche quelli che mi sgridano. A volte la gente mi vede infantile, troppo emotivo. La realtà è che ci tengo alle cose che mi stanno a cuore. E odio la sofferenza.

Volevo arrivare alla felicità troppo in fretta in questi anni. Forse dopotutto la verità è questa. Come se debba ancora lavorare sodo prima di conquistarmela.

Chissà cosa mi aspetta.

Ho imparato in fretta in queste 3 settimane appena trascorse. Vivendo il dolore mi sono posto domande che mai mi sarei sognato di pormi. La speranza che è questo “imparare vivendo” serva sul serio.

Il tempo me lo dirà.

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