Riprendendo il discorso di qualche settimana fa sui libri, eccomi qui fresco di lettura del libro di Walter Lord ‘A Night to Remember’, la storia delle ultime tragiche ore del transatlantico più famoso di tutti i tempi, il Titanic.

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Mi ci sono volute poche ore per terminare questa intensa lettura. La prosa di Walter è pregna di particolari, ma scorre via facilmente e il libro risulta piacevole. L’unica mancanza, che il sottoscritto sottolinea per via della sua stessa ignoranza – quindi qualcosa di estremamente soggettivo – è relativa all’assenza di immagini che riportino la sovrastruttura della nave, specialmente dei ponti superiori, dove il grosso della storia si concentra. Ho dovuto correre ai ripari spulciando i progetti originali online. Questo veniale appunto è, davvero, l’unico neo che ha reso la lettura un po’ discontinua. Il grande pregio di questo libro, infatti, è quello di essere talmente coinvolgente da non permetterti di mollarlo. Questo spiega come mai ci ho messo meno di due giorni per leggerlo tutto.

‘A Night to Remember’ è un’opera fondamentale per gli stessi storici, essendo il primo approfondimento sulla vicenda del Titanic dopo le due inchieste (quella americana e quella inglese) che si tennero poche settimane dopo la tragedia per chiarire cause e responsabilità dell’accaduto. Il Titanic ha assunto una marea di significati, oramai è entrato nell’immaginario collettivo come metafora per indicare concetti più disparati e dal punto di vista storico viene visto un po’ come la fine di un’era (questo in retrospettiva, all’epoca nessuno ci avrebbe giurato, credo). Lo shock dell’accaduto fu talmente forte, coadiuvato come fu dagli organi di stampa in una delle prime dimostrazioni di quanto potente sia lo questo strumento, che l’intera concezione del mondo occidentale e della tecnologia ne venne seriamente intaccata. Dopo il Titanic, nessuno parlò più di navi inaffondabili; dopo il Titanic, nessuna nave poté più lasciare i porti senza un adeguato numero di scialuppe; in generale, dopo il 1912 le disposizioni per i vascelli in mare divennero molto più rigide, aumentato com’era lo scetticismo sull’affidabilità degli stessi. Insomma, dopo una grande tragedia seguirono grandissime rivoluzioni, come sempre accade.

Eppure il Titanic per molte persone, soprattutto per coloro che lo studiano o che intendono studiarlo, significa qualcosa di più profondo e meno banale, qualcosa che a volte è risulta impossibile descrivere.

Sbaglia chi dice che il legame sentimentale con la tragedia sia solo dovuto all’isteria di massa generata dal Di Caprio del film di James Cameron e che in realtà la gente pensa al Titanic perché pensa ai protagonisti (fittizi) del film. Basta chiedere agli storici, come Don Lynch, o agli altri esperti come Ken Marshcall (per citarne due dei più famosi, tra gli americani), che iniziarono la loro carriera decenni prima che Cameron volgesse il suo sguardo sul relitto. Si, accade spessissimo che un film o un libro permettano alla gente comune di venire a conoscenza di eventi prima poco o per niente conosciuti, ma questo è un bene. A me è accaduto lo stesso, tante volte. E personalmente, quando mi ritrovo a pensare questa vicenda, provo un senso misto di intrigo, tristezza, impotenza, fatalità e qualcosa di paurosamente (e inspiegabilmente) affine alla nostalgia. Ma il film di Cameron non c’entra assolutamente niente.

Il libro di Lord enfatizza il mio interesse. Alcuni dei particolari chiave di quella notte si sono rivelati infondati o parzialmente non veri, prima di tutto. I particolari della dinamica dell’affondamento della nave infatti sono ben diversi da quelli che la ricerca scientifica degli ultimi decenni ha chiarito, ma questo è essenzialmente dovuto alla scelta di Lord di consultare le fonti più attendibili all’epoca della stesura del libro, ossia le due inchieste, le testimonianze dei sopravvissuti e le opere da essi pubblicate. Il lettore deve quindi approcciare la lettura di questo libricino con la consapevolezza del fatto che, classico com’è nella letteratura sull’argomento, riporta di tutto, meno che la verità finale e completa della vicenda. Lo stesso Lord, alla fine, lo ammette, candidamente. Quindi, perché leggere un libro scritto quasi 70 anni fa e che non dice molto di più di quello che dicono tante altre opere successive? Per il semplice fatto che Lord ci scaglia sulla nave. Il suo punto di vista non è quello freddo e statico di chi sorvola la vicenda, ma quello dinamico e terreno di chi corre lungo i ponti della nave, con chi resta sbalordito nel vedere un bagaglio galleggiare solitario in un corridoio del ponte F, con chi preferisce continuare a giocare a carte nei saloni di prima classe pochi minuti dopo l’impatto, con chi combatte per mantenere la nave a galla, con chi si sacrifica per salvare i più deboli, con chi lavora strenuamente per abbassare le scialuppe mentre l’acqua scavalca i ponti e ti viene incontro… Il vero valore di questo libro sta nel tipo di esperienza che descrive.

Per le stesse medesime ragioni decisi di leggere, prima di Natale, la testimonianza del Colonnello Archibald Gracie. Sapevo perfettamente che Gracie affermò che la nave affondò con i ponti integri, ma volli leggere comunque la sua esperienza perché mi fido della sua sincerità. Le informazioni che ne ho tratto e le implicazioni della sua storia sono state a dir poco illuminanti. Lord ha fatto lo stesso, anzi di più. Ha collezionato tutte le testimonianze possibili, le ha ordinate nel giusto modo, le ha condensate e le ha presentate al mondo: non c’è niente di suo, è tutto materiale di prima scelta.

Pertanto si, è un libro che va letto, se non altro per il valore storico che ha.

E’ il punto di partenza per approfondire la vicenda.

Cosa c’è dopo? Ah, c’è il mondo. Penso proprio che, tempo libero permettendo, in modo lento e metodico la prossima mossa sia quella di leggere il contenuto delle due inchieste. Ne conservo copia fedele e penso sarà il prossimo passo che compirò. Non è facile riportare quali sorprese può destare la lettura di documenti di questa tipologia. Proprio stamattina ne ho avuto prova, in modo incredibile, visionando un video di una simulazione computerizzata dell’urto con l’iceberg realizzata dai ragazzi al lavoro sul progetto Titanic Honor & Glory (al quale penso dedicherò in futuro un intervento, vista la qualità del lavoro che stanno portando avanti).

In breve, dopo aver presentato le loro ragioni e le loro evidenze documentali, i ragazzi, assieme al contributo di Parks Stephenson, un esperto navale, tirano le loro conclusioni tracciando una teoria interessante che ci obbligherebbe a rivedere totalmente la dinamica dell’urto con l’iceberg. Gli ultimissimi minuti del video riassumono questa nuova intrigante teoria in una simulazione computerizzata. Ora, visto che di tutti i contributi chiamati in causa manca quello del timoniere Hitchens (sopravvissuto nella scialuppa numero 6), sarebbe interessante leggere cosa disse in merito all’episodio di fronte alla Corte. Ma, considerando che una dichiarazione a supporto di questa nuova ipotesi sarebbe stata presa in considerazione già al tempo, dubito che la testimonianza di Hitchens sarà concorde con quella dei personaggi tirati in causa da Stephenson e i ragazzi. Quindi, per concludere: potrebbe trattarsi di un altro mistero impossibile da risolvere.

C’è molto ancora da capire sul Titanic: è scioccante il grado di non contrasto di così tante testimonianze.

Tuttavia, l’argomento è interessante anche grazie a questa sua peculiarità del mistero. E per questo credo che non si smetterà mai di parlare del Titanic.

 

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