Quest’anno si preannuncia meno sicuro e più oscuro dell’appena trascorso 2015. Soprattutto dal punto di vista personale. Molte delle certezze che avevo per me lo scorso anno sono evaporate, alcune delle probabilità che mettevo in conto sono sfumate all’improvviso e al posto loro posto ora c’è un bel buco nero di incertezza che non fa altro che ingrandirsi di settimana in settimana. Tutto ciò grazie al Paese nel quale viviamo e alle prospettive future, che chiamare pessime è un eufemismo.

Una delle certezze che mi restano, almeno per ora, riguarda la lettura. Non è la più importante, badate, ma ha comunque un suo peso. Quest’anno con molta probabilità mi dedicherò in maniera più massiccia alla Storia e in modo meno ossessivo alle Scienze Naturali e alla Biologia. Dopo aver terminato l’anno con la lettura di The Hunger Games, un po’ sopravvalutato e fiacchino (aspetto di vedere il film, ma dubito sia migliore del libro), ho iniziato il 2016 con un libricino interessante e provocatore firmato da Sergio Valzania e Franco Cardini: La Scintilla – Da Tripoli a Sarajevo: Come l’Italia provocò la Prima Guerra Mondialela scintilla.jpg

Si può essere patriottici quanto si vuole ma l’analisi storica non può permettersi visioni di parte e/o tentativi di autodifesa e celebrazione. Ecco quindi che i due autori si buttano a capofitto nel groviglio balcanico cercando di estrapolarne qualcosa di diverso dal solito, riconducendolo ad un evento ispiratore sul quale far pendere il grosso delle responsabilità. L’ipotesi, accattivante, ma non del tutto nuova, se ci si ferma un po’ a pensare, è quella di aggravare la figura del nostro amato Belpaese, all’epoca giovane “potenza” di neoformazione, nell’ambito delle responsabilità per lo scoppio di un conflitto che decretò la finis Europae. Posizione condivisibile che non deve scandalizzare se si pensa alla nota ambiguità del nostro paese in politica estera durante quegli anni. Non ho mai pensato alla nostra giovine Italia come un paese canaglia – ho sempre visto la Serbia di quegli anni sotto questa luce – ma devo ammettere che La Scintilla non si risparmia nel raccontare quanto canaglia – davvero – fosse quell’Italia maldestra e arrogante, le cui finanze dipendevano dal credito inglese e tedesco, che mirava ad accaparrarsi un posto al sole senza farsi troppi scrupoli per le previste conseguenze che le sue azioni innescava. A riprova di questa mia nuova posizione ho dovuto rivedere anche la figura storica di Giolitti. Approfondimenti su questo personaggio sono a questo punto più che necessari e la ricerca di un testo idoneo partirà quanto prima. La Scintilla quindi conclude le sue 250 pagine dipingendo un quadro sostanzialmente diverso rispetto a quello proposto e riproposto in salsa patriottica nelle scuole di questo paese (almeno, nelle scuole frequentate dal sottoscritto). Viene difficile anche puntare il dito contro la Germania, ritenuta la sola responsabile dello scoppio del conflitto e ancor di più viene difficile non provare pena per le sorti dell’Impero Austro-Ungarico, da tutti visto come un relitto pronto a collassare, ma in fondo esperimento plurinazionale che si avviava, per la prima volta nella Storia, verso ciò che oggi abbiamo raggiunto come Comunità Europea. Per concludere, una lettura intrigante, un ottimo approfondimento sulle dinamiche e le conseguenze delle due guerre balcaniche. Acquisto consigliato, il libro si fa leggere con piacere e facilità, senza essere noioso e superficiale.

A seguire a ruota – lettura già programmata – A Night to Remember, di Walter Lord. Stupidamente, ho sempre scansato questo libro dagli acquisti di Amazon ritenendolo poco interessante. Non capisco ancora come sia possibile, ma ho sempre scambiato Walter Lord con Stanley Lord che fu una importante figura implicata nel disastro di cui A Night to Remember racconta. Sto parlando del RMS Titanic.a night to remember.jpg

Una volta capito che Walter Lord altro non è stato che un autore e giornalista, mi è saltato in mente immediatamente Mark Bowden, autore del best-seller Black Hawk Down: il resoconto dettagliato basato sulle testimonianze di parte o tutti i personaggi implicati in un evento. Solo in quel momento Water Lord ha assunto la sua importanza. Lo ammetto con vergogna. A Night to Remember è un libro del 1955, ma poco importa. Certo, ci saranno alcuni aspetti che dovrò valutare con cura durante la lettura, in particolare la dinamica dell’affondamento, ma la vera ricchezza di questo libro, secondo me, sta nei particolari riportati dai diversi testimoni. Parto con aspettative decisamente elevate e spero che questo libro soddisfi la mia curiosità.

Programmati e sicuramente nelle intenzioni sono i libri e le letture, rispettivamente, di Richard J. Evans, storico e accademico inglese autore di quella che possiamo chiamare Third Reich Trilogy, tre libri all’apparenza scintillanti di-luce-propria sulla storia della Germania dalla sua nascita al suo (secondo) crollo nel 1945: The Coming of the Third Reich, The Third Reich in Power, The Third Reich at War. Riservo, per ora, il posto d’onore come massimo narratore della Germania nazista a Joachim Fest, ma negli ultimi mesi ho messo in discussione il mio scetticismo mentale verso la letteratura incentrata su quegli anni, pertanto ho deciso di aprirmi ad altri autori. Evans sarà il primo ma credo che a ruota seguirà Sir Ian Kershaw e la sua biografia su Hitler. Il problema dei libri di Evans è che è difficile trovarli in libreria. Non solo, è difficile trovarli tutti e tre in italiano. Pertanto è altamente probabile che la mia scelta ricadrà sul testo in lingua inglese. La spesa si preannuncia importante, ma credo che valga la pena, sulla base dei giudizi letti online e sui giudizi di un amico che ha avuto modo di leggere tutte e tre le opere.

Se i miei piani vanno tutti a buon fine, cosa che spero vivamente accada, per la fine di questo 2016 avrò letto qualcosa come 3mila pagine di Storia, quindi circa 8 pagine di storia al giorno. Poca roba.

Nonostante questo dominio della Storia essa, però, non sarà il solo argomento di cui leggerò: farò in modo, ovviamente, di leggere qualcuno dei titoli che sono da mesi a fare la muffa nella mia wishlist di Amazon e la scelta per ora sembra cadere su due di loro in particolare: Breaking the Spell, di Daniel C. Bennet e God is not Great di Christopher Hitchens. Pur avendo messo la parola fine agli aspetti inerenti la fede, mi interessa approfondire il punto di vista di personaggi più (Hitchens) o meno (Bennet) estremi nell’approccio alla questione. Assaggerò (figurativamente) anche Sam Harris nel prossimo futuro, ma è meglio andarci piano e coi piedi di piombo: i libri sono tanti e di tempo ce n’è in abbondanza.

Almeno la lettura è una certezza.

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