Ho scoperto solo pochi minuti fa un’applicazione a dir poco geniale che mi porterà via (già lo so) ore e ore di tempo, alla ricerca di un punteggio sempre più alto. L’applicazione è molto carina, semplice e accattivante e si chiama Atomas.

Come si intuisce, il gioco è molto semplice e consiste nel creare una reazione a catena, sintetizzando atomi via via più pesanti partendo da atomi ‘fondamentali’, ossia Idrogeno, Elio e Litio. Stando alle più recenti teorie in merito alla storia dell’universo, 380mila anni dopo il Big Bang il nostro universo era un posto decisamente molto meno caldo degli inizi, anche se la temperatura si attestava con tutta probabilità intorno ai 3000°C. Ecco, quando si raggiunse una temperatura sufficientemente bassa, gli elettroni iniziarono ad avere la possibilità energetica di ‘legarsi’ ai protoni, portando alla formazione dei primi atomi. Atomi semplici, quindi: Idrogeno, Elio, Litio. Il Litio venne prodotto in quantità molto inferiori, tanto da essere un elemento raro se consideriamo la sua abbondanza relativa. Altre piccole percentuali di Deuterio e Trizio completarono il quadro del nostro giovane universo. In quel periodo, quando i fotoni finalmente acquisirono la possibilità di viaggiare nel cosmo, non più intralciati dagli elettroni vaganti (relegati intorno ai rispettivi nuclei atomici), il cosmo divenne un posto ‘trasparente’ alla radiazione elettromagnetica. Oggi possiamo osservarne il residuo nel cosiddetto ‘eco’ del Big Bang, così come rappresentato dallo strumento WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe):

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Questa è la foto più antica che abbiamo del nostro universo. E’ di difficile comprensione? Sicuramente. Basti pensare che quelle aree, opportunamente colorate per sottolinearne le differenze in temperatura (che sono nell’ordine di frazioni molto piccole di grado centigrado) rappresentano le zone dell’universo dove la materia andava accumulandosi, dando vita alle prime galassie (zone blu) e zone che restavano relativamente sgombre (dal verde fino al rosso). Come? “Semplice”: la radiazione elettromagnetica che attraversava le nubi di gas, queste culle di ammassi stellari in formazione, subiva una minima perdita di energia che la differenziava dalla radiazione che attraversava le zone del cosmo meno ricche di gas, o del tutto sprovviste. Zone che vediamo colorate in verde, giallo e rosso, quindi, sono zone dalle quali ci arriva radiazione più energetica, quindi meno intralciata dagli effetti gravitazionali. E’ un’immagine visibile ad occhio nudo? No, purtroppo. Questa immagine è la radiazione cosmica di fondo al microonde (e no, non la trovate al supermercato, se ci state pensando). Solo usando specifici apparecchi capaci di ‘vedere’ le microonde si può ricostruire, dopo lunghe e ripetute osservazioni, un’immagine di questo tipo.

Atomas, pertanto, è un gioco che parte da li, più o meno, da un universo in cui non ci sono ancora stelle e pianeti, ma solo gas, pochi gas: Idrogeno ed Elio prevalentemente. Atomas vuole che l’utente ‘assembli’ gli elementi via via più pesanti. Certo, non in un modo scientificamente accettabile, ma ciò che conta è il concetto: dal semplice si arriva al complesso, dagli elementi leggeri si passa a quelli pesanti. Sotto gli occhi del giocatore, quindi, l’universo diventa via via sempre più ‘pesante’. Bravo chi riesce ad arrivare ad elementi preziosi come Oro e Platino, a quanto pare.

Per il momento il massimo che ho raggiunto è stato FluoroAtomas è un gioco che richiede strategia, tattica, tanto tempo e tanta batteria. Lo amo già, nonostante ci stia giocando da meno di un’ora.

 

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