I miei gusti in quanto a musica da film sono cambiati notevolmente negli ultimi anni. Fino al 2010 circa, infatti, tenevo Hans Zimmer in alta considerazione, arrivando a lodare lavori che altre persone chiaramente disprezzavano. Ero convinto Zimmer fosse un campione della genialità e che i suoi lavori fossero in ogni caso grandiosi fin quando non decisi di vederci meglio nella faccenda. Grazie ad una (lunga) serie di letture su siti specializzati come filmtracks e l’italianissimo forum colonnesonore.net ho iniziato a confrontare il mio giudizio, tutt’altro che tecnico, con il giudizio di stampo prettamente tecnico che degli esperti del settore.

Ovviamente non saprei neanche descrivere perché lavori con Angeli e Demoni, Sherlock Holmes – Gioco di Ombre e lo stesso lavoro sulla trilogia The Dark Knight potessero, chi più chi meno, attirare il mio interesse, considerando il confronto impietoso che si può fare con i grandi della musica del passato e con alcuni talentuosi autori di oggi.

Da quando il mio giudizio ha subito la rivoluzione tipica dell’enlightment, quell’illuminazione improvvisa che ti apre gli occhi (le orecchie, in questo caso) e fa quadrare tutto alla perfezione, ho spesso affermato che Zimmer non sia altro che un incapace. A volte ho esagerato, lo ammetto. Ciò non toglie, però, che il mio giudizio nei riguardi dei suoi lavori resti molto negativo, sopratutto quando si parla dei lavori degli ultimi 7-8 anni.

Tra le delusioni massime, Interstellar.

Interstellar non ha la capacità di adattare la musica alle immagini e questo difetto mostruoso spicca in maniera criminale nel 90% del film. Già questa constatazione mi basta per cestinare tutto il lavoro musicale proposto e avallato dal regista, ancor prima di passare al vaglio altri fattori. Non capisco, sinceramente, che cosa la musica aggiunga alle immagini se non qualche spunto, intuibile anche ad un ascolto separato. Cioé, qualche spunto c’è, ma si limita ad esserci. E’ caratteristico dei lavori di Zimmer introdurre spunti minimali (un solo strumento, 5 note se va bene), senza svilupparli lungo l’arco narrativo: alla fine ti ritrovi con due o tre inventive mischiate ad un 90% di ambient music (o noise, rumore, in questi casi) che non ti lasciano niente in memoria. Questo approccio potrà a volte funzionare nella pellicola, ma un ascolto separato del lavoro perde totalmente di senso. Cosa resta del lavoro di Interstellar a parte l’aggiunta della ritmica quasi onnipresente nella parte del film dedicata alla missione nello spazio? Un pianoforte sfruttato in maniera orrenda e sezioni in cui una singola nota viene tirata e stirata fino a saturare l’ambiente con un risultato tutt’altro che apprezzabile. L’unico spunto degno di nota, l’unica traccia nella quale un impatto musicale degno di nota si sente e può restare impresso è la traccia ‘Mountains’, che si stacca dal resto per il fatto di essere una specie di crescendo. ‘Mountains’ a mio avviso racchiude il meglio che si possa sentire in Interstellar.

Il tema che permea tutto il film, ossia la gravità e quindi il tempo (l’Einstein più elementare senza le sue equazioni), è uno di quegli input sensati che Zimmer inserisce sottoforma di continuo ticchettio spesso a fianco all’organo, un duo finalizzato al crescendo della tensione. C’è per caso una struttura, un dialogo musicale di qualche tipo che evolve durante il film o durante l’ascolto separato? Nel modo più assoluto, no. L’asticella resta allo stesso livello dall’inizio alla fine. Come tanti altri lavori di Zimmer, il massimo della creatività lo si ascolta nelle prime 5 tracce, il resto è una ripetizione delle stesse identiche idee, soffocate sotto uno strato spesso di ambient music, senza contaminazioni musicali aggiuntive, senza variazioni di senso, senza un’idea. Eppure l’impatto emozionale del film è di un certo peso, quindi la musica dovrebbe aiutare a sostenere i momenti di sofferenza dei protagonisti, dovrebbe dare peso alle sequenze in cui il conflitto interiore spinge i personaggi, dovrebbe essere riconoscibile ad un ascolto separato. Murph, ad esempio, vista la sua importanza, dovrebbe avere un suo tema, e questo tema dovrebbe evolvere durante tutto il film, così come evolve il personaggio dal primo al secondo atto. Niente di tutto questo si trova nel lavoro di Zimmer, come se il personaggio fosse meno importante di tutto quanto si veda nella pellicola. Per carità è vero che le intenzioni del regista fossero quelle di rappresentare il più possibile fedelmente (ci sarà riuscito? In molti dicono di no, Krauss per primo) gli effetti della gravità in un viaggio interstellare nei pressi di un buco nero, ma qui stiamo parlando di un personaggio intorno al quale ruota l’intero film (anche se tutti ricordano solo Matthew McConaughey) e la cui importanza letteralmente si intreccia a quella del tempo. L’uso di una palette musicale così ristretta non ti permette di differenziare situazioni e personaggi, neanche se lo volessi. In conclusione, quindi, c’è un pigrizia (o incapacità?) nella scrittura e una derivata mediocrità che è impossibile non notare. La prova del 9 è facile: basta ascoltare con attenzione questo lavoro per una sola volta, senza aver visto il film e poi annotare quali passaggi sono rimasti in mente e quali no. Dubito uno qualunque di noi possa riempire una lista più lunga di 5 punti. E sarebbe già tanto.

Quindi, in conclusione, Interstellar non è un album che terrei nel mio iPod perché l’unico modo per ottimizzare l’utilizzo della memoria sarebbe quello di scorporare dall’album 2-3 tracce, al massimo. Ho appena lasciato intendere che questo lavoro non ha una mente dietro, non ha una struttura, è come una sorta di raccolta di straccetti musicali di uno stesso, lungo, interminabile assolo, è vero. Tuttavia non è mia abitudine smembrare quello che dovrebbe essere un lavoro organico, il cui ascolto spezzettato ha poco senso. Le cause della natura così strana di questo, come di altri lavori del ‘maestro’ teutonico, stando a quanto riportato nella recensione dedicata da filmtracks, sarebbe il vizietto di Zimmer di comporre temi e musica ancor prima di aver visto il film. La cosa avrebbe molto senso, perché le musiche per Interstellar sembrano, nella stragrande maggioranza dei casi, incollate alla pellicola con lo sputo. Ma soprattutto la mancanza di complessità musicale è segnale inequivocabile di mancanza di fantasia o, molto più semplicemente, mancanza di concezione di quella che sarebbe stata la pellicola finale, i suoi personaggi, e l’impatto della sua storia.

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