E’ stato bello poter concludere la giornata di ieri affermando che, dopotutto, le mie prime impressioni dopo aver visto il trailer di ‘The Martian’ in primavera erano del tutto sbagliate. Ridley Scott ha realizzato un bel film, visivamente coinvolgente (anche in 2D), ben calibrato, a tratti divertente, realistico più di tanti altri film ambientati nello spazio e con delle belle tematiche.

Avevo letto il libro di Andy Weir questa estate e il mio giudizio era entusiastico. Il film è un adattamento all’altezza e ripropone in modo fedele il clima del libro. Sono ampiamente soddisfatto e non vedo l’ora di poter rivedere Matt Damon alle prese con la sfiga di essere abbandonato su Marte e di doverci sopravvivere più a lungo possibile.

Il titolo italiano, Sopravvissuto, unitamente al trailer spoileroso (meno di altri, ma ragazzi, dai, si poteva pubblicizzare meglio) mi aveva fatto scappare la pazienza quando, in primavera incappai in questo titolo del quale non sapevo assolutamente nulla. Ebbene si, sarà anche spoiler, ma il fatto è che c’è molto in questa storia che il semplice esito finale.

Il tema che più chiaramente emerge dal film di Scott e sopratutto dall’opera di Weir è la capacità dell’uomo di inquadrare la vita come una lunga serie di problemi più o meno connessi tra di loro che bisogna affrontare di volta in volta. Watney nel film non fa altro che trovare soluzioni a problemi apparentemente insormontabili grazie alla sua cultura scientifica. Associazioni di idee, intuizioni logiche, metodo scientifico: in un solo concetto è la razionalità che solo una formazione scientifica può conferire a permettere la sopravvivenza di Watney. Questo lampante ottimismo, criticato da qualcuno, ha il pregio di non prendere mai il predominio sul villain, Marte. L’uomo resta confinato nel suo potere di risolvere il circoscritto, in un ambiente immenso, ostico alla vita praticamente in ogni aspetto. Watney se la spassa su Marte? Assolutamente no. La sua sopravvivenza è legata alla sua capacità di sfruttare gli strumenti che l’ingegneria gli mette a disposizione nel modo più parsimonioso possibile nella speranza che la sopravvivenza si prolunghi il tempo sufficiente a poter essere salvato. E’ vero, Watney coltiva patate su Marte, produce chilocalorie che gli servono al metabolismo basale, produce acqua che fa condensare per le sue coltivazioni, produce ossigeno, ascolta musica, dorme e registra le sue attività, ma questa apparente normalità contrasta fortemente con la realtà della situazione, quella che è al di fuori dell’HAB e che non aspetta altro che distruggere filo che tiene il protagonista in vita.

Questo trionfo dell’intelletto umano è quindi puntato alla sopravvivenza, invece che al dominio. Fosse stata scritta nei primi anni del ‘900, questa storia avrebbe visto Mark Watney sottomettere Madre Natura grazie al potere della Scienza, creando serre infinite e per una colonia di cittadini inglesi pronti ad allargare i domini di sua Maestà Edoardo VII. Fortunatamente abbiamo fatto passi in avanti rispetto alla Belle Epoque, ma il nostro futuro è buio. Resta una speranza che il nostro intelletto e i nostri strumenti possano regalarci un futuro sereno, dopo aver superato le sfide che ci aspettano.

Per questo vedo The Martian come più una storia sulle sfide dell’uomo che un’arrogante affermazione di potere.

Per concludere, volendo comparare questo film con gli altri due film a tema spaziale che sono stati prodotti negli ultimi due anni, vale a dire Gravity e Interstellar, do il mio voto di preferenza proprio a questo The Martian, capace di stupire e strappare un sorriso, proponendo nel frattempo un contesto scientifico credibile (eredità del solido libro di partenza) e una storia plausibile, mai esagerata (l’elemento fanta è ridotto all’osso, ma grazie al cielo possiamo appellarci a quel po’ di sospensione dell’incredulità per chiudere un occhio) e mai noiosa.

Ridley Scott non mi ha deluso.

p.s.: non l’ho mai detto ad alta voce, ma speravo un po’ che Interstellar fosse il Jurassic Park della meccanica quantistica, il titolo che spinge tanta gente verso un tema contro-intuitivo, difficile se non impossibile da comprendere, ricco di sorprese e così antitetico alla realtà che vediamo coi nostri occhi. Purtroppo Interstellar è risultato indigesto a molta gente. Questo The Martian pur non trattando temi così complessi, contiene della scienza interessante e presenta soluzioni tecnologiche tutt’altro che fuori dai programmi di sviluppo e realizzazione della NASA. Se fossi professore di Scienze, pertanto, preferirei proiettare alla classe The Martian piuttosto che Interstellar. Ma questo lo dico solo perché ho visto The Martian.

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