Ci sono libri che difficilmente riesci a giudicare. Sono quei libri che quando li chiudi e provi a pensare cosa ne pensi, ti rendi conto che vanno al di la di ciò che… riesci appunto a giudicare. Quei libri nei quali l’autore dipinge una trama ad elevatissimo contenuto, nei quali le informazioni vengono condensate ma allo stesso tempo analizzate, girate e rigirate, commentate da tutti i punti di vista possibili. Il lettore interessato non riesce a farsi un’idea del dove sia il difetto del libro, perché è frastornato da tante informazioni, da una marea di riferimenti, da motivi ricorrenti che emergono a distanza di centinaia di pagine e da schemi comportamentali o psicologici che emergono in maniera improvvisa.

Qualche mese fa, infatti, ho deciso di rileggere quell’opera omnia che è ‘Hitler’ di Joachim Fest, un libro che avevo desiderato per un po’, prima di comprarlo qualche anno fa. Perché rileggerlo? Perché nelle sue quasi 950 pagine di scritto, questo libro rappresenta un must per qualsiasi lettore interessato/appassionato al “fenomeno Hitler”. Come dissi già tempo fa, dopo aver terminato la prima lettura, non so giudicare questo libro a tutto tondo. L’unica cosa che posso fare è annaspare per l’incredulità. Più volte, durante la seconda lettura, mi sono fermato a chiedermi come possa un singolo essere umano mettere assieme così tanta letteratura da creare un così particolareggiato quadro del personaggio, del contesto storico, politico, economico e sociale. Mi rendo conto che è prerogativa di ogni singolo storico, ma Fest in questo libro va ben oltre qualsiasi opera di ricostruzione storica.

Ogni fase della vita del futuro Führer viene esaminata al microscopio, dalla sua infanzia (per quanto incompleta e oscura a tratti essa sia) al periodo di Linz e Vienna, per poi passare alla guerra e al centralissimo periodo post bellico, nella Baviera di von Kahr e della rivoluzione rossa. Ogni elemento, anche il più piccolo e minuto particolare, che ha permesso al personaggio di costruire la figura di se stesso, paritempo cancellando tutto ciò che voleva nascondere di se (il suo passato in primis, in buona parte cancellato e per la restante parte modificato con uno scopo ben preciso) viene riportato, descritto, analizzato, contestualizzato. Ne emerge di forza un racconto talmente definito nei particolari da giustificare le fittissime 950 pagine di scritto (senza figure e in un carattere decisamente striminzito nell’edizione tascabile Garzanti…). A dar spessore all’opera la sua stessa struttura, dedicata per i 2/3 agli anni di formazione e ascesa del potere, fase di gran lunga più importante rispetto agli anni finali, fin troppo noti, fin troppo chiacchierati e discussi. Fest si pone l’obiettivo di dare una spiegazione al ‘fenomeno Hitler’, quel mistero che ha spinto dagli anni ’60 in poi gli storici a chiedersi come sia stato possibile per uno stato civile e progredito come la Germania dar vita ad un rigurgito anti-culturale, anti-morale, criminale e spietato come il nazismo. Ne emergono i fattori più disparati, legati alla Germania ma non solo, all’Europa post bellica e agli equilibri mondiali. Riassumere la cosa risulta impossibile, tanto che Fest non riesce a dir tutto in meno di 900 pagine.

E’ la ricchezza di questo libro a lasciarmi, per la seconda volta, esterrefatto. E’ troppo, troppo significativo tra le opere sull’argomento per non essere letto. Ed è un monito, come tutti i libri di storia: in esso possiamo trovare flebili parallelismi col presente, inquietanti similitudini con la nostra società e, magari, le nostre stesse, personali, debolezze.

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