In questi giorni di tiepida e breve estate ho trovato comunque il tempo di leggere a sufficienza due romanzi. Uno di questi, L’Uomo di Marte ha soddisfatto appieno le mie aspettative, mentre il secondo (e attualmente ultimo) romanzo invece mi ha deluso più o meno grandemente: sto parlando di Timeline di Michael Crichton.

Insomma, mi aspettavo un altro grande romanzo, un altro indimenticabile viaggio tra scienza e avventura e invece mi sono trovato impastoiato tra cliché e una storia bucherellata qua e la. I personaggi non coinvolgono quasi per niente e il finale sembra buttato via. Insomma, se proprio devo salvare qualcosa di buono da questo libro, beh, salverei le intenzioni dell’autore. Scrivere una storia che metta assieme la Storia con la meccanica quantistica (e l’equazione non può non portare che ai viaggi del tempo) è ostico e può capitare (per dire) di dover affrontare le stranezze del mondo quantico (ahia). Dopotutto, una mente quale quella di Niels Bohr (non l’ultimo arrivato) affermò nel 1927 che chi non resta sbalordito dalla meccanica quantistica evidentemente non la capisce. E ancora, il fisico Richard Feynman nel 1967 disse che nessuno capisce la meccanica quantistica. Insomma, se la conosci la eviti, se non la eviti la conosci. Crichton imbocca quindi una strada impervia mettendo in atto ciò che nei suoi (pochi) libri letti dal sottoscritto gli è venuto meglio, ossia miscelare abilmente tecnologia, sapere scientifico, cultura, morale e fantasia. Il problema è che in questo caso la miscela non è omogenea e il sapore non soddisfa.

Sin da subito si nota un certo ripetersi di situazioni già trovate altrove (Jurassic Park), secondo quello che sembra essere uno schema molto rigido: l’evento scatenante, l’indagine da parte di una scheggia impazzita, l’irrequietezza di una società di alta tecnologia, il contatto tra finanziatori appassionati e scienziati, e il patatrack. Ho provato sin dalle prime pagine un certo fastidio nel vedere tradotte le stesse identiche situazioni del mio amato Jurassic Park. La narrazione prosegue secondo il solito schema già vistro in altri casi, ma a mancare questa volta è una vera motivazione, un qualcosa che renda credibile ciò che viene narrato. Per non rovinare la lettura ai casuali appassionati che leggeranno queste righe, mi limito a dire che la storia fa un pò acqua, da un pò tutte le parti, anche quando non si tratta di montare su un castello concettuale per spiegare il viaggio nel tempo (che, in fin dei conti non è un viaggio nel tempo). Potrei chiudere un occhio, anche se non lo faccio, sulle incongruenze relative allo spiegone scientifico e alle contraddizioni che emergono l’approccio dell’autore, ma la superficialità che si evidenzia nell’intreccio stesso mi ha lasciato basito. Crichton pare essersi documentato a dovere sullo stile di vita medievale, inserisce molti particolari che permettono di dipingere uno scenario molto diverso da quello che studiamo a scuola (e questo è il punto forte del libro), ma pare essersi dimenticato che una storia è solida quando ha una spina dorsale dura, cosa che questo libro non ha. Le motivazioni alla base del meccanismo narrativo infatti sono banali e fanno letteralmente corrugare la fronte: non sono credibili. La InGen di questo libro si chiama ITC ma le manca il fiuto per il denaro che faceva sembrare la InGen un futuro colosso mondiale dell’intrattenimento e questo fa crollare tutto il castello motivazionale che è alla base del romanzo.

Per concludere, Timeline è uno di quei libri che non rileggerò. Crichton fallisce nella parte scientifica e fantascientifica, la storia non è originale, gli sviluppi sono prevedibili e il finale è orrendamente breve e dimenticabile.

Insomma, non è un libro che consiglierei.

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