Non amo essere ripreso, non amo le foto… diciamo che in genere non mi piace mettere la mia faccia in evidenza. Complessi di inferiorità o meno, a volte però sono costretto a mettercela da qualche parte. Le fototessere per la carta d’identità, ad esempio, sono uno strazio. Per fortuna non servono ogni anno. Qualche volta ho pensato di aprire un canale youtube e avviare una sorta di videoblog, ma ci ho ripensato in 0,1 secondi: se mettere la mia faccia in una foto è per me drammatico, comparire in un video è fuori discussione.

E Facebook? Instagram? Twitter? Beh, su Facebook ci finiscono le foto che carica la mia ragazza… e devo accontentarla ovviamente. Su Instagram ci finiscono foto prive del mio volto. Prive del mio corpo, tranne qualche rara occasione. No, non ci sono foto indecenti, se è questo che state pensando. Generalmente non uso Instagram. Su Twitter ci finiscono foto di libri, il più delle volte. Fotografare una pagina significativa, isolarne le righe per metterne in risalto tratti dello scritto è un modo carino per condensare in pochi pixel qualcosa che non entra nei 140 caratteri concessi sul microblog aviano.

Il mio canale youtube è una lista di preferiti, like e poche cose così. Mai caricato un video.

Tuttavia la mia faccia su youtube c’è. Da qualche settimana, si, ma c’è.

Eccola.

Me

Il frame è scelto appositamente: labbra a culo di piccione, gli altri frame sono anche peggio. Ebbene, questo video è il risultato di un’intervista a cui ho dovuto prender parte in qualità di intervistato qualche mese fa. Con due mie colleghe infatti siamo saliti sul podio in una sorta di ‘contest’ di piccole dimensioni per idee imprenditoriali. Il nostro progetto riguardava la produzione di una nuova tipologia di bevanda a base di frutta. L’idea purtroppo non ha visto progressi negli ultimi mesi e al momento il progetto è bloccato per problemi di diversa natura. Qualche mese fa però eravamo ancora attivi e ci venne chiesto di rilasciare quest’intervista.

L’orrore del vedermi sullo schermo del computer è stata una delle vergogne più grandi mai provate.

A voi l’orrore.

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