Sono passati mesi dall’ultima volta che ho scritto qualcosa per il blog, segno del fatto che sono troppo preoccupato o troppo preso. La realtà è che sono sia preso che preoccupato per il mio futuro. Ma di questo forse è meglio parlare qualche altra volta.

Sono stato particolarmente attivo nella lettura di libri in questo periodo e lo sarò per un po’ di tempo ancora. Per il mio compleanno, infatti, ho ricevuto il più bel regalo possibile, un buono sconto su Amazon. Amo questo tipo di regali, mi permette di fare gli acquisti che voglio, quando voglio. I frutti del regalo, neanche a dirlo, sono stati due libri che avevo sotto mira da un bel po’ di mesi: Origins di DeGrasse Tyson e The Story of Earth di Hazen. Il libro di Hazen l’ho letteramente mangiato in meno di una settimana, mentre Origins sarà la vittima sacrificale del prossimo turno.

Al temine di The Story of Earth, Hazen prende in considerazione il futuro del nostro pianeta partendo da quanto abbiamo imparato studiandone il passato violento. Viviamo su un pianeta dinamico. E’ il dinamismo di questo pale blue dot nello spazio a garantire la vita stessa, pertanto non possiamo prescindere da tutto quanto annesso alle complesse interazioni della biosfera: mutamenti climatici rapidi e imponenti e deriva dei continenti sono tra i principali fattori capaci di spazzar via la vita in tempi geologici relativamente brevi. Si pensi agli sconvolgimenti ambientali che ebbero luogo 251 milioni di anni fa, in corrispondenza della fine del periodo Permiano, ad esempio. Più del 90% della vita annientato in un periodo molto breve, dai mari e dalle terre. Noi siamo una sola specie dei tanti milioni di specie che sono nate su questo pianeta. Abbiamo sviluppato tecnologie che ci permettono di prevedere ed eventualmente attenuare gli effetti nocivi di alcuni disastri, ma non abbiamo – e non avremo mai – la completa immunità. Siamo esposti a pericoli immensi come lo sono state tutte le specie viventi che ci hanno preceduto. Il quadro che dipinge Hazen durante le ultime pagine del suo straordinario libro (a proposito, se ne avete l’occasione, leggetelo), non è un quadro nuovo: sono più o meno le stesse cose che sappiamo (o dovremmo sapere) tutti. Però leggerle mi ha comunque trasmesso un pò di angoscia, sopratutto alla luce degli evidenti cambiamenti climatici che ci stanno interessando in modo sempre più preoccupante negli ultimi decenni. La domanda che mi pongo, quindi, è saremo in grado di superare le difficoltà che ci aspettano e andare avanti? Una cosa è certa: il mondo non sarà quello di oggi. Ci saranno cambiamenti epocali e le conseguenze sono imprevedibili. Tutti i cambiamenti, però, richiedono sacrifici.

Con questi angosciosi pensieri in testa, questa sera vado a guardarmi un disaster movie senza grandi pretese, San Andreas. Ho sempre immaginato il Big One come l’evento più terrificante che possa mai avvenire, in una zona densamente popolata, in riva all’oceano. La California si presta a questo tipo di film in modo oserei dire perfetto. Proveremo a vedere se, a differenza di 2012, questo nuovo disaster movie saprà colpire nel modo giusto…

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