Proprio quando avevo deciso di imbarcarmi nella grande avventura – la lettura della serie di libri intitolata History of Middle-Earth, per gli studiosi e gli appassionati di Tolkien, semplicemente HoME, non pensavo di arrivare ad una battuta d’arresto così repentina e inaspettata. Dopo 6 giorni (scarsi), durante i quali ho letteralmente mangiato il vol. 4, The Shaping of Middle-Earth, Amazon mi ha chiuso le porte in faccia: il volume 5 e tutti gli altri della serie pubblicata dalla Harper Collins sono out of stock e al momento non disponibili.

Pensavo di battere il ferro finché caldo: di questo passo avrei terminato la HoME entro maggio per poi dedicarmi ad una lenta e super attenta lettura dell’opera per meglio definire il quadro delle dinamiche, l’evoluzione dei concetti, della storia, della geografia e delle culture e lingue che rendono il mondo di Tolkien, a tratti, così particolareggiato da sembrare a conti fatti reale. Mi sono accontentato di ordinare il quinto volume, The Lost Road in attesa di una email di notifica dell’invio del libro. Ora come ora, vedo molto improbabile l’acquisto del libro in tempi brevi. Sono stato costretto, quindi, ad optare per una lettura che rimando da più di due anni, ossia The God Delusion.

Brevemente, però, devo ammettere che la lettura di The Shaping of Middle-Earth è stata bella e appagante. Mi sono accorto di come, stranamente, le mie uniche letture del volume 1 e 2 della HoME siano state superficiali e, per questo motivo, deludenti. Non ricordo neanche in che anno misi mano ai Racconti Ritrovati e ai Racconti Perduti: ho un vago ricordo delle mie letture serali, non appaganti come mi aspettavo. I Racconti, infatti, partono da un presupposto totalmente diverso e sono molto distanti da quello che divenne poi il corpus di leggende che oggi leggiamo ne Il Silmarillion: si narra di un certo Eriol che giunge, dopo lunghe peregrinazioni per mare, su un’isola, Tol Eressëa. Il nome dell’isola risulterà familiare a chi ha letto Il Signore degli Anelli, tuttavia il contenuto dei Racconti sembra solo un lontano parente delle storie presentate ne Il Silmarillion. La ragione è sostanzialmente storica, visto che i libri della HoME riportano, nel giusto ordine, tutti i racconti scritti da Tolkien (in qualsiasi forma, spesso anche in versi). La storia della Terra di Mezzo, in questo lungo, lento e costante processo di evoluzione, partiva dall’idea di questo Eriol che arriva sull’isola delle fate e viene ospitato dagli Gnomi Väire e Lindo, i quali (tra gli altri personaggi che compaiono) gli narrano i racconti della creazione del mondo, delle guerre tra gli Dei, della venuta dei Figli di Ilúvatar, dei Silmarilli, e del travaglio dei Noldoli nelle Terre Esterne. La cosa interessante di tutto ciò è constatare come in mezzo ad una matrice spesso molto diversa rispetto alle forme più tarde della storia, spuntano elementi portanti che vennero modificati pochissimo o che si mantennero addirittura immutati. La lettura della HoME, quindi, diventa lo studio dell’opera di Tolkien, studio che si può condurre con un piglio più accademico o semplicemente da lettore curioso (questo è il mio caso). E’ impressionante come molti dei cambiamenti all’idea iniziale abbiano aperto scenari nuovi e del tutto diversi che hanno arricchito ulteriormente l’opera del Professore. Ora, The Shaping of Middle-Earth, offre una grande quantità di spunti di riflessione e non sarei capace di farne un discorso ampio, però la lettura di questo libro mi ha aperto gli occhi sull’importanza del lavoro condotto da Christopher Tolkien. Ora sono convinto più che mai che valga la pena di leggere la HoME. Il risultato? In parallelo al quarto volume ho ripreso in mano il primo volume dei Racconti (ora sono al secondo)! Sotto questa nuova luce i Racconti mi sembrano acquisire una nuova importanza e, soprattutto, un notevole interesse. Si, perché alla prima (delle sole due!) letture dei Racconti la delusione era tanta. Mi aspettavo due volumi di tutt’altro tipo. Credevo fossero ‘approfondimenti’ delle storie presentate ne Il Silmarillion. Cosa che tra l’altro i Racconti sono, il problema è che questa non è una caratteristica generale. Tutte le storie sono state soggette ad un’ampia opera di riscrittura e correzione: nomi, dinamiche, dinastie, ruoli si sono cambiati e scambiati diverse volte. Alla fine i Racconti solo solo un bozzetto ideologico di quello che sarebbe venuto dopo. All’epoca non attribuii una grande importanza a quelle storie, un errore che un vero fan degli scritti di Tolkien non dovrebbe fare.

Il quarto volume, la cui lettura è terminata qualche giorno fa, è lo stato dell’arte all’epoca di scrittura de Lo Hobbit. Vi sono riportati lo Sketch of the Mythology, un riassunto molto succinto sulle concezioni della mitologia e della Prima Era, con notevoli passi in avanti rispetto alle storie dei Racconti, il Qenta Noldorinwa in due versioni, nucleo esteso dello Sketch che aggiunge molti più particolari, il saggio Ambarkanta (che volevo leggere da secoli) sulla forma del mondo e The Annals (Annali) di Valinor e del Beleriand. L’Ambarkanta e gli Annals permettono di avere un’idea dello spazio e del tempo, aspetti fondamentali, per me, per avere un mondo e una storia credibile e particolareggiata. Sono due saggi fondamentali che non deludono le aspettative.

Insomma, giudicare il libro vuol dire giudicare il lavoro di Christopher. Il risultato mi sembra scontato.

Approfittate di questo periodo di rinnovato interesse verso Tolkien (grazie ai film di Jackson) e correte a comprare la HoME: ne vale decisamente la pena.

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