…sembra quasi una reazione chimica. Io ammazzo tuo fratello, tu ammazzi il mio. Io bombardo casa tua, tu ti fai saltare in aria casa mia. Sono secoli che andiamo avanti così e da quando il mondo è diventato piccolo atti del genere si ripetono con una frequenza spaventosa, anche nella ‘civile’ Europa.

Per spiegare gli atti degli assassini che hanno attaccato il giornale satirico francese ‘Charle Hebdo’ si dovrebbero raccontare tante di quelle cose che non basterebbe un blog per riportarle tutte. Io per primo non conosco tutti gli elementi e sono pronto a scommettere che nessuno conosce tutti i particolari che hanno portato a quest’ingiustificato atto di violenza.

Quindi…si, io condanno coloro che uccidono in nome della religione, a prescindere alla religione stessa. Siano essi cattolici o altro. Tuttavia, sono sveglio (penso) a sufficienza da non incolpare l’Islam, perché se c’è una cosa che ho imparato è che quasi sempre gli scemi agiscono in nome di qualcuno o qualcosa senza avere l’appoggio di quel qualcuno o di quel qualcosa. In questo caso, si ammazzano 12 persone in nome della religione. In altri paesi – vedi l’Africa – questi sono atti all’ordine del giorno, con centinaia se non migliaia di morti. Noi forse non ce ne accorgiamo perché sono località sperdute, sinceramente poco importanti ai nostri occhi. Chi se ne frega se cristiani e musulmani si ammazzano in Africa. Chi se ne frega dell’Africa. Se succede in Francia però, tutto acquista una nuova valenza. Prima si condivide lo stato su Facebook, poi si lancia l’hashtag #JeSuisCharlie e poi si (dice di) condivide il dolore dei parenti delle vittime (?). In realtà lo stato su Facebook ha l’obiettivo di raccogliere likes, l’hashtag quello di fare tendenza e il dolore quello di dimostrarsi sensibili alle tragedie.

Tutti pronti a prendere le parti delle vittime, oh. Nessuno però a usare Google. Io invece l’ho usato, subito. E’ spuntata, tra le altre, questa immagine

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Ora provate a dirmi se siete indifferenti a questa vignetta satirica. Io lo sono, per lo stesso motivo per il quale mi è indifferente la satira sulla politica, sulla società e sulle altre religioni. Però voi, che vi dichiarate cristiani, che urlate contro l’islamico invasore, voi che sottolineate la vostra diversità in quanto cattolici, voi che avete a cuore (quando conviene) l’immagine di un Dio, di suo Figlio e dello Spirito Santo, siete indifferenti a questo simpatico disegno?

Il fatto è che (forse), voi non imbraccereste un AK47, non andreste in Francia ad ammazzare 12 persone. Questo vi fa onore. Il punto è che in questo mondo, c’è gente che lo farebbe e che lo ha fatto. E lo farà ancora, se ne sentirà il bisogno. Sto giustificando gli assassini? No, nel modo più assoluto. Però una motivazione alle loro azioni c’è ed è evidente: forse la satira di questo giornale è un tantino esagerata e certe teste calde non l’hanno più sopportata. In Francia ci saranno decine di migliaia di musulmani, ma vorrei capire in quanti hanno manifestato contro Charlie Hebdo e le sue vignette offensive. Nessuno, probabilmente. Forse perché sono persone civili, forse perché non comprano Charlie Hebdo e non conoscono queste vignette. E’ significativo il fatto che le comunità islamiche in Europa condannino il gesto: questo dovrebbe far riflettere.

Ma le mie sono parole al vento, ovviamente. Questi eventi saranno strumentalizzati, una nuova ondata di odio e di instabilità sociale ci travolgerà e non oso prevedere quali saranno le conseguenze, vicine e/o lontane. L’importante, per ora è twittare, condividere, “addolorarsi”. E impersonare Charlie. Anche se la verità è un’altra

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