Ogni tanto ritornano.

In questi giorni pre-natalizi sono preso dallo studio matto e disperato per un (altro!) esame che mi aspetta al varco giovedì prossimo, quello per l’abilitazione alla professione di tecnologo alimentare. Tra le tante cose (odiose) da studiare, però, non mi sono fatto mancare il tempo per le letture di piacere (e ne sto affrontando una davvero molto, molto soddisfacente, The Blind Watchmaker) e per i regali di Natale, cosa che ho iniziato a pianificare già ad ottobre.

Mia mamma, con mia grande sorpresa, vuole innovarsi. Ha capito le potenzialità dei dispositivi portatili quando le regalai, lo scorso Natale, il suo attuale smartphone Samsung. Le avrei regalato un iPhone ne avessi avuto la possibilità. Ma Apple fa prezzi davvero troppo alti per me.

Ecco, Apple.

Sono proprietario di un fantastico MacBook Air mid 2012. Siamo al 2015 quasi e la macchina non mi ha dato mai alcun tipo di problema, se escludiamo qualcosina di veramente poco importante. Il mio giudizio, quindi, è quasi banale nella sua semplicità: non cambierei mai il mio MacBook per qualsiasi altro tipo di computer e, quindi, ricomprerò un MacBook la prossima volta che ne avrò bisogno. Si, ma costa ‘na cifra! Si, ma vale una cifra. Davvero. L’esperienza che sto vivendo con questa macchina supera già di gran lunga i 6 anni col mio vecchio Toshiba (il mio primo portatile!). Sarei dovuto passare ad Apple anni fa. Nel 2007, magari, quando Jobs era ancora vivo.

Perché questi pensieri? Semplice. Come dicevo prima, mia mamma vuole innovarsi ed ha espresso il desiderio di avere, per Natale, un iPad. Se ne è innamorata semplicemente guardando le immagini su web. In realtà non ne ha mai preso uno in mano. Visto che ho dei soldi da parte vorrei farmi un regalo, mi ha detto tempo fa. Occasione giusta per un regalo alla mamma, quindi!

Ho acquistato il dispositivo due settimane fa dallo Store online senza stare a pensare ai soldi. Questi dispositivi, secondo me, hanno qualcosa di unico nel loro genere, qualcosa che non ritroverei né in Samsung, né in altri brand. E’ l’insieme a rendermi entusiasta, non tanto le singole parti. E, nonostante fossi scettico quando annunciarono l’iPad mini due anni fa, dopo una fase iniziale di incredulità, ho scoperto che iPad mini è un dispositivo straordinario in prestazioni, comodità, eleganza e funzionalità. Ho avuto modo di usarlo svariate volte negli anni e non posso che essere totalmente sicuro di questa cosa: gli iPad valgono quel che costano.

Il mondo si divide in diverse fazioni e tra i versus trovi anche iOS vs Android, una battaglia infinita su chi sia il miglior sistema operativo di sempre. Queste battaglie in realtà non mi interessano, quello che mi interessa è constatare, MacBook alla mano, che la mia attuale esperienza con un dispositivo Apple (iPod nano incluso) è strapositiva e che lo è ogni giorno. E questo è proprio ciò che Jobs voleva ottenere dai suoi prodotti.

Ripensando a Jobs, quindi, ho deciso di rileggere per la (ho perso il conto a dire il vero…) ennesima volta la biografia scritta da Isaacson qualche anno fa. Perché? Perché la storia di Jobs è una delle storie più straordinarie di cui abbia mai letto/sentito. All’epoca fu la molla che mi spinse definitivamente all’acquisto di un MacBook, perché un personaggio di quel calibro merita assolutamente un’occasione per dimostrare di aver avuto ragione. E aveva ragione, il buon Jobs: il mio MacBook incarna totalmente lo spirito che lui ha infilato a gomitate (a suon di battaglie) nei suoi prodotti. Uno può ritenere esagerata l’ossessione dei particolari che Jobs insisteva per avere in ogni prodotto Apple (e gli esempi sono tantissimi), ma l’insieme dei particolari è sbalorditivo. Ora che mia mamma scarterà per la prima volta il suo iPad potrò osservare direttamente nei suoi occhi lo stupore per la cura maniacale dei particolari dei prodotti Apple, dall’imbottitura della confezione al prodotto stesso. Lo stesso stupore (misto a commozione, devo ammetterlo) che probabilmente poteva leggersi negli occhi del sottoscritto all’unboxing del MacBook Air dal quale sto scrivendo adesso.

Non vedo l’ora.

Advertisements