Al di la dell’umore nero che caratterizza questa mattina, vorrei brevemente commentare la notizia che gli studenti delle scuole superiori del mio paese hanno manifestato il loro dissenso per i tagli all’istruzione scolastica a quanto pare indetti da Renzi in questi giorni.

Non mi meraviglio più delle porcate della politica italiana, davvero. Non ho neanche fatto caso alla notizia di questi ulteriori tagli. Mi ha fatto ridere, però, leggere che gli studenti delle scuole superiori del mio paese si sono uniti al dissenso nazionale per i tagli all’istruzione, con un corteo arricchito da striscioni.

Non parlo per le altre località, parlo per il mio paese. E posso assicurare che questa manifestazione, venduta dai giornali come dissenso contro i tagli all’istruzione, in realtà era mirata a saltare un giorno di scuola. La verità quindi è molto più banale e molto meno nobile di quanto appaia.

La mia esperienza è stata lunga e significativa, conosco bene quali siano le intenzioni degli studenti in questi casi, conosco il livello culturale e la voglia di studiare che anima la stragrande maggioranza dei ragazzi della scuola dell’obbligo. Vi posso assicurare che, al di la dell’aspetto numerico di partecipazione alla manifestazione, non c’è altro che la gioia di saltare una giornata di scuola. Testare l’ipotesi è inutile: se un domani la scuola venisse chiusa senza motivo, non un ragazzo lamenterebbe la mancanza di istruzione. Nel mio paesello funziona così. Non so come funzioni altrove.

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