Qualche settimana fa mi è capitato di aggiungere agli amici di Facebook un mio conoscente. Non avrei mai immaginato di dovermi sorbire, da quel momento in avanti, una lista lunghissima di immagini, post, commenti e condivisioni razziste o al limite del razzismo. Con orrore mi sono poi accorto del fatto che i ‘Mi piace’ e i commenti a questi interventi sono costanti e numerosi. Una delle prime volte, di fronte al catalogo del ‘come trattare un immigrato islamico’, ho ingenuamente commentato che generalizzare, fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato per definizione. Non lo avessi mai fatto: in meno di due ore ho ricevuto due risposte piccanti. Nella prima non ho capito bene cosa mi venisse chiesto, le (poche) idee erano confuse e basate su luoghi comuni, mentre nella seconda venivo definito ‘perbenista’.
La cosa mi ha irritato. Per metà giornata ho combattuto con me stesso: una parte di me urlava vendetta, pianificava una risposta umiliante, mentre un’altra parte di me non voleva dare la soddisfazione della risposta. Alla fine ho risposto, ma il tono è stato moderato. Mi aspettavo altre risposte al mio intervento, ma a quanto pare le (poche) idee erano già finite.
Di tutta la faccenda, mi ha spaventato constatare come post e condivisioni a sfondo razzista non siano prese per quello che sono, ossia dimostrazioni di intolleranza e di ignoranza.
Un altro esempio – uno dei tanti – è emerso oggi:

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La strumentalizzazione delle immagini dovrebbe essere un crimine. In questo caso, ci troviamo di fronte ad un atto di strumentalizzazione di un frame che può avere 1 milione di significati diversi. L’italiano ignorante invece legge l’immagine in una sola direzione, perché le altre non possono essere possibili. In questa foto l’immigrato che si gratta la pancia mentre l’italiano lavora: non ci può essere altro significato. E se ti azzardi ad obiettare che una foto non racconta tutto, allora vieni riempito di insulti.
Poi spuntano anche fotografie diverse, come questa

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Ma in questo caso no, gli extra comunitari si sono messi in posa per la foto e il bigotto italiano – ce n’è sempre uno! – che protegge questa gentaglia ha fatto la foto per dimostrare il falso e difendere questa gentaglia. Ovvio.

Sono decisamente stanco. Ne ho le p*lle piene. Io sono contro l’immigrazione clandestina, sono contro la delinquenza, ma per gli italiani non basta. Agli italiani piace quando parli male e istighi l’odio razziale. Un immigrato non può essere una brava persona a meno che non abbia la pelle bianca e venga dal Nord Europa, dall’America, dall’Australia. Cinesi, asiatici e africani invece sono tutti dei barbari. E se ti azzardi a dire che un immigrato di pelle scura può essere anche una brava persona, sei un perbenista. In questo Paese in cui tutti giustificano il loro odio, perché di questo stiamo parlando, ricorrendo agli aspetti religiosi – si, religiosi! Perché noi siamo cristiani e abbiamo le nostre chiese, loro sono musulmani e hanno le moschee! – si finisce con l’esasperare le tensioni sociali sulla base di una str*nzata: la religione. E poi, diciamocelo, a nessuno realmente interessa della religione, tutti fanno i loro porci comodi e la tirano in ballo solo quando fa comodo: le stesse persone che pubblicano il decalogo contro l’islamico, scrivendo che noi siamo cattolici e che loro ci stanno invadendo, cornificano le loro ragazze e le loro mogli in modo indecente; tutti quelli che danno a me del perbenista e si dichiarano cristiani non sanno neanche cosa sia la carità. C’è un’ipocrisia densa e fastidiosa nell’aria di questo paese: tutti pensano di poter dire la loro e tutti pensano di dire la cosa giusta.
Andate a spiegare ad un italiano che non è l’immigrato a rubare il lavoro ma il politico a non darlo al cittadino; andare a spiegare ad un italiano che la colpa non è dell’immigrato, ma di chi lo fa lavorare in nero perché costa zero; andate a spiegare all’italiano che gli immigrati fanno lavori che né io, né nessuno della mia età farebbe mai. Andate a spiegare all’italiano che pelle bianca non vuol dire automaticamente ‘brava persona’ e che il contrario non equivale a ‘delinquente’.

Questo paese sta retrocedendo culturalmente ad un ritmo spaventoso.

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