Consigliare un libro non è mai semplice. Tuttavia, consigliare un libro specifico può essere più semplice. Sembra contraddittorio ciò che ho appena scritto, però pensateci: se doveste scegliere un libro per un vostro amico sareste sicuramente portati a consigliargli un titolo o un autore che a voi piace particolarmente. Se il vostro amico ha i vostri stessi identici gusti, allora è facile. Se il vostro amico è un appassionato degli scritti di Tolkien sapete in che area muovervi per consigliargli qualcosa di nuovo. Se però il vostro amico ha gusti diversi dai vostri rischiate di consigliargli il libro sbagliato. Io non do mai consigli (quasi mai) sulle letture, perché so che la lettura è qualcosa che nasce dall’interesse e senza quello…

Quindi, perché consigliarvi ‘Pane e bugie’? Semplice, perché è un consiglio mirato che prescinde dai gusti. Non godo di nessun tipo di parentela con l’autore, né ho interessi commerciali legati all’editore. Semplicemente, è un libro che va letto. Così come ‘Breve storia del Tempo’ di S. Hawking, ‘Pane e bugie’ è un libro che di diritto dovrebbe entrare a far parte della biblioteca privata di ognuna delle case italiane.
L’ho ripetuto più volte fino alla nausea, la qualità dell’informazione non è un tema da prendere sotto gamba, ma piuttosto un morbo virale che accresce la sua estensione man mano che passano gli anni. Qualche decennio fa era limitato dall’assenza di internet, ma oggi, col mondo interconnesso dal web, posso anche diffondere un falso allarme bomba in Nuova Zelanda usando semplicemente il computer di casa. Quando la gente abbocca, non si deve far altro che trovare il modo più semplice per far si che la panzana venga passata di bocca in bocca, come una catena di sant’Antonio. Funziona per tutto. Anche per gli scandali alimentari.
Anzi, soprattutto per quelli.

E’ questo il punto centrale di ‘Pane e bugie’. E’ fondamentalmente per questo che consiglio la lettura di questo libro a tutti coloro che consumano gli alimenti del supermercato col terrore di morire avvelenati da un momento all’altro e a tutti quelli (quegli altri) che vorrebbero tanto tornare a coltivare la terra per produrre ‘roba sana e naturale’. Si, anche ai vostri nonni (e a mio padre). Perché i tempi cambiano e bisogna stare al passo.
Districandosi tra le diverse tematiche oggetto della disinformazione mediatica di questo paese, Bressanini, l’autore di questo grandissimo libro, sottolinea il basso di fondo, costante in tutti i casi: vi è sempre una sconcertante mancanza di competenza, di fonti affidabili, di razionalità di pensiero e di onestà. Il settore agroalimentare pullula di gente che sarebbe disposta a deformare la realtà pur di farci credere che il biologico è migliore del prodotto agricolo convenzionale, in barba ai risultati scientifici che dicono non sia affatto vero (e se lo è, dipende dal caso specifico). La gente sarebbe disposta a fare due pesi e due misure quando si parla di organismi modificati, di prodotti a basso impatto ambientale. Poi, i giornalisti, dalla loro parte, ce la mettono tutta (volontariamente o meno) per creare falsi miti, per lanciare la notizia, per vendere (dis)informazione. La sensibilità del consumatore verso temi come il rispetto dell’ambiente, della biodiversità, della ‘naturalezza’ (qualsiasi cosa questo termine stia ad indicare) paradossalmente offre agli esperti di marketing un suolo fertile, molto fertile, nel quale seminare questo slogan o quell’altro, mirato a danneggiare un concorrente per il proprio tornaconto.
Signori, si tratta di raccontare la verità. Una volta in casa c’era una tv con 3 reti televisive. Oggi c’è una tv per ogni membro della famiglia e i canali sono centinaia. Una volta c’erano ben poche riviste e ben pochi giornali (la carta costava), mentre oggi le riviste sono tante, troppe (e i libri pure, ma quello è un altro discorso). Siamo bombardati da informazioni durante tutta la giornata, ma discernere il vero dal falso è diventato molto difficile. Per questo serve una metodica specifica per imparare a distinguere la verità dalle menzogne. Sugli OGM si dice di tutto, ma ben pochi di quelli che li osteggiano sanno di preciso qual’è l’oggetto del dibattimento. Ci si veste di discorsi ricchi di paroloni e tecnicismi privi di senso per mascherare becera ignoranza.
E’ una realtà triste, davvero.

‘Pane e bugie’ è un libro semplice e non provocatorio. E’ la dimostrazione semplice di come la divulgazione scientifica vada fatta, di come il pensiero razionale sia sufficiente in ogni caso per cercare le verità nascoste e di quanto la buona volontà, questa maledetta buona volontà, sia fondamentale se vogliamo vederci chiaro negli hot topics del campo alimentare.
Leggetelo!

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