Quando il triplice fischio dell’arbitro ha decretato la fine del match Costa Rica-Italia, seconda partita degli Azzurri al mondiale brasiliano, non ho tradito emozioni di alcun tipo. A dirla tutta, Nìnon provavo alcuna emozione. Ero indifferente. Ho seguito 3/4 quasi della partita su Twitter perché non ero a casa, ma in ogni caso gli aggiornamenti dal social network ricalcavano le mie previsioni su quella che, sapevo, sarebbe stata la nostra partita. Si, lo sapevo perché l’Italia la seconda partita la gioca sempre male. Non ho ancora ben capito se abbiamo sottovalutato l’avversario, se siamo stati fortemente penalizzati dal caldo (si giocava all’una del pomeriggio, orario bestia) o se proprio più di tanto contro il/la Costa Rica (maschile o femminile?) non potevamo dare (attenzione: non è una questione di riuscire, ma di potere). Fatto sta che abbiamo giocato come l’Albania, con tutto il rispetto per gli albanesi. E’ dal 1998 che non vinciamo la seconda partita di un girone mondiale. Quella volta vincemmo facile contro il Camerun, dopo aver pareggiato la prima col Cile di Salas e Zamorano; nel 2002 ci fu imposta la sconfitta per 1-2 contro la Croazia (ci annullarono 2 gol…regolari) mentre nel 2006 pareggiammo contro gli USA in 10 contro 11; il 2010 poi fu l’anno della più bella figura dell’Italia ad un campionato mondiale e pareggiammo 1-1 contro la Nuova Zelanda. Quest’anno è andata peggio. Ma vabbé. Ripeto, lo sapevo che andava a finire così. Lo sapevo anche perché la nostra nazionale è campionessa dei social network, è sotto i riflettori di una stampa da quattro soldi che oggi ti esalta e domani ti insulta. I giornalisti, pur di vendere, sono capaci di farti passare per oro il numero di passaggi fatti dall’Italia contro l’Inghilterra, rubando il nome di quello stile battezzato ‘tiqui taka’, sono capaci di farti pensare che nonostante la squadra abbia camminato ai 2 km/h (in media!) contro l’Inghilterra sia stata quella che ha ‘corso’ di più dopo la sola Germania; sono gli stessi che perseguitano Balotelli, anche in bagno, perché lui fa notizia e quindi si deve scrivere su di lui a prescindere e sono gli stessi che si inventano quei titoloni ad effetto che neanche Tolkien nei suoi racconti. Ma cosa resta di tutte queste parole? Spesso, niente. Come questa volta, dopo la sconfitta contro il/la Costa Rica. Che magari non ci ha schiacciato nella nostra area di rigore ma ha saputo farci gol e ha saputo all’occorrenza metterci in difficoltà. Correre ai ripari giustificando la prestazione mediocre della squadra è inutile. Fino alla vigilia della sconfitta i giornalisti esaltavano la furbizia di chi ha scelto per la preparazione e per il soggiorno della squadra località appositamente più calde. Addirittura si derideva la Spagna che invece aveva scelto una località più fresca e confortevole, penalizzando le prestazioni in campo. Ora che invece abbiamo capito che 4 giorni a 40°C non ti abituano per niente al clima brasiliano (servono settimane se non mesi), si tira fuori di nuovo la scusa del caldo. Va bene, concordo, giochiamo ad orari indecenti. Ma abbiate almeno il coraggio di riconoscere i meriti degli avversari quando vi umiliano.

Ora ci manca una partita, dentro o fuori. Come ha affermato un mio amico, mai ‘na gioia, oh. Mai una volta che arriviamo alla terza partita tranquilli per la qualificazione, mai una volta che approfittiamo del calendario per mettere un punto fermo sulla nostra candidatura alla vittoria finale. Mai una volta che ci facciamo il culo oggi per godere domani. E ora ci tocca giocare contro l’Uruguay, reduce da una bella vittoria contro la tramortita Inghilterra grazie ad una doppietta del quasi-fuori-dall’infortunio Suarez, uno che quando è in forma ahia-so-dolori. Ma non vi preoccupate, anche con un pareggio siamo qualificati, dicono i giornalisti. Il punto non è il pareggio. L’Uruguay infatti non giocherà per il pareggio, ma per vincere. Però io già me li vedo i nostri che dopo un eventuale gol di vantaggio si chiudono in difesa cercando di proteggere il risultato. A quel punto da buon italiano auspico una doppietta di Suarez e un gol di Cavani per ribadire il concetto ‘Italia se non vuoi fare più gol, vai a casa’. Suarez lo ha già detto in modo chiaro.

Assunto #1: ‘L’Italia ha carenze difensive’. Esattamente. La nostra difesa, Barzagli a parte, è inguardabile.

Assunto #2: ‘L’Italia è stanca’. Esatto, ancora. Una squadra che non corre è per definizione stanca o, peggio, non interessata a correre.

Assunto #3: ‘Approfittiamone’. Giusto. Io avrei detto lo stesso.

4 anni fa, contro la Slovacchia, avremmo dovuto tirare fuori il carattere, ma non lo abbiamo fatto. 3 partite, 2 punti, una sconfitta ignobile e l’ultimo posto nel girone più facile del torneo. Umiliati. Li non c’erano scusanti. Ma neanche quest’anno ci saranno scusanti nel caso in cui non tiriamo fuori le p*lle e li facciamo neri. E al diavolo il caldo

Siamo l’Italia. Vantiamo 4 Campionati del Mondo di Calcio, non possiamo passeggiare per il campo. I nostri giocatori, che piaccia o no, devono onorare la maglia e questo vuol dire che dovranno dare il 210% per raggiungere la vittoria e ipotecare il passaggio del turno.

Tirate fuori le p*lle.

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