Ebbene si, quest’anno ricorre il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Avete presente quella simpatica storia infarcita di immagini colorate (pare) a pastello sui libri di storia con quei colori desaturati (che uno pensa ‘che tirchi, potevano colorarle meglio!’)…storia di altri tempi, insomma. Ecco, si, proprio quella. Per chi ha tempo e voglia youtube offre una serie di documentari niente male. E se siete proprio dei nullafacenti c’è sempre la letteratura a venirvi in soccorso.

Per ovvie ragioni temporali, a scuola la storia che si racconta è quella del giovanotto, del terrorista, Gavrilo Princip che una mattina si sveglia dalla parte sbagliata del letto, prende una pistola (nascosta sotto al cuscino), si guarda allo specchio e afferma: ‘Basta, oggi ammazzo qualcuno! Anzi, mo ammazzo proprio il Principe ereditario dell’Impero Austro-Ungarico. Così poi un domani mettono la mia faccia sui libri di scuola. Bella Gavrì!’. Ma prima ancora, la storia della maestra e ahimè della professoressa è la storia di un’Europa tensione1000 con le grandi nazioni al riarmo, con le loro mire espansionistiche, con la loro sete di imperialismo extracontinentale, con le loro paure, le loro intese e le loro alleanze. Insomma, pare facile e scontato che se tu ti riarmi e io per fare a gara mi riarmo a mia volta, poi serve solo l’occasione giusta per festeggiare coi fuochi d’artificio, anche per fare spazio negli arsenali. E quindi, tra crisi italo-turca, crisi marocchina e tedeschi che vogliono spaccare il mondo in due, ecco che spunta ‘sto poveraccio e risolve tutti i problemi dell’austro-ungarico mostro in decadenza che, come un obeso che sogna di essere un atleta olimpico, cerca di raggiungere la fama, la gloria e soprattutto i vantaggi di una vittoria facile approfittando dell’uccisione del principe ereditario. Come se nei 15 anni precedenti di alleanze economiche e militari tra i paesi d’Europa non ce ne fossero mai state. Come se la Serbia fosse un bocconcino semplice e basta. Per carità, magari sarebbe stato un bocconcino semplice, ma non lo fu. Il problema è che non fu solo una questione di bocconcini.

Insomma, quello che voglio dire è che insegnare che la Germania invase il Belgio sorvolando sulle atrocità e i crimini di guerra dei tedeschi sulla popolazione appena invasa, serve, diciamo, a poco. Io il piano Schlieffen me lo ricordo dalla quinta elementare. Mi sembrava geniale. E mi sembrava da grandi uomini combattere per l’indipendenza del Belgio, come affermarono gli inglesi quando mandarono quei 4 sbandati (scusate, quelle 5-6 divisioni) sul continente per tenere su di morale (ammesso ne fossero capaci, gli inglesi quando ci si mettono sono noiosi a morte) l’alleato francese. Che epoca! Vista dai libri di scuola la Prima Guerra Mondiale non è nient’altro che una storia, la storia di come il continente che aveva guidato e influenzato per secoli l’umanità si facesse la guerra perché c’erano troppi interessi contrastanti e quindi la guerra si fa, punto e basta. Ma fu veramente una cosa così semplice e logica?

Evidentemente no. Non è sempre semplice scavare nelle ragioni che spingono un paese ad entrare in guerra. Ci sono interessi economici dopotutto. E gli interessi economici non appartengono ad una élite, ma a diverse élite: quella dei banchieri e quella degli industriali, per esempio, che a volte possono non coincidere tra loro. E poi ci sono i rapporti commerciali tra diversi paesi, i prestiti monetari tra diversi paesi, gli aiuti sotto forma di investimenti. E poi ci sono le somiglianze culturali a fare da contorno. E le politiche interne. Insomma, qualsiasi fattore socio-politico-economico ha il suo peso. E’ questo che sfugge, sostanzialmente, quando si insegna la Storia a scuola. Lo so, ripeto, il tempo per dire tutte queste cose manca, ma non è giusto insegnare la storia come semplice insieme di eventi. Gli eventi sono il culmine delle situazioni, hanno dei moventi, delle spinte. Bisogna capire quali sono le spinte per giustificare gli eventi e quindi spiegare la Storia.

E’ fondamentalmente per questo motivo che ho deciso di acquistare, in occasione del mio compleanno, un libro sulla Prima Guerra Mondiale. In realtà è un regalo dei miei amici, ma visto che potevo scegliere quale acquisto fare, ho optato per questo mattoncino che mi sembrava niente male e che va sotto il titolo di ‘Il Grido dei Morti’ (‘The Pity of War: Explaining World War I ‘) di Niall Ferguson. Al momento la lettura è molto interessante ed è prevalentemente basata su analisi di tipo economico e considerazioni di carattere politico. E’ il tipo di indagine che dai numeri risale alle giustificazioni e di qui alla Storia. Quello che cercavo, insomma. Non nego che le difficoltà che sto incontrando non sono poche, visto il lessico alieno (tantissimi concetti e termini del campo economico, devo sempre aiutarmi con internet per seguire il filo del discorso), ma ne verrò fuori perché certe cose voglio capirle. Quindi nessun rimpianto. Internet è spaccato nel giudizio su questo libro e io non sarò colui che lo promuove o lo boccia, perché non ne ho le capacità. Ovviamente non mi fermerò a questa lettura, ci saranno altri libri da leggere. Sarà il confronto tra diversi libri che mi permetterà di maturare un giudizio preciso.

Vorrei tanto che le dimensioni e l’atrocità del primo conflitto mondiale fossero più presenti in tv. Fu una guerra che cambiò il mondo per sempre, fu il sacrificio di 9 milioni di soldati, fu la fine di tutto, ‘la caduta dei giganti’ come la definisce Follet. Fu orrore non meno della Seconda Guerra Mondiale. Andrebbe compresa, non sottovalutata in confronto agli orrori del secondo conflitto.

Quest’anno potrebbe rappresentare un’occasione buona per rivisitarla in modo approfondito. Speriamo!

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