Ultimamente mi sto ‘interessando’ alle questioni legate al dibattito scienza vs religione, ma soprattutto sto passando dei pomeriggi divertenti a leggere quello che afferma l’ala più estremista dei believers (sto parlando dei creazionisti, specialmente quelli americani). In questo, Facebook aiuta perché, come dice un video su Youtube, la domanda da porsi è Perché i creazionisti fanno ridere? Può sembrare arroganza la mia, o quella delle persone che la pensano come me, ma sinceramente di fronte a gente così ignorante non si può far altro che ridere. In fondo, siamo tutti intelligenti, l’unica cosa che distingue le persone è il loro interesse verso la comprensione, che sia la comprensione del mondo, dell’economia, della politica, del cervello umano o di altro. Quelli che si interessano solitamente avviano, come dire, una campagna di ricerca ampia a sufficienza da fornire un quadro completo. La diretta conseguenza, molto semplice, è l’acquisizione di uno spirito critico sempre più razionale che valorizza il lato scientifico a discapito delle favole e del sovrannaturale che da piccoli ci viene – chi più, chi meno – inculcato da genitori ed educatori.

Detto questo, il simpaticissimo Ken Ham ne ha detta un’altra delle sue. Dopo aver invitato Bill Nye nel suo museo per il dibattito, di cui ho parlato qui, e dopo aver annunciato di voler iniziare la costruzione di un’arca, come quella di Noé (si, non ridete, per favore, è roba seria. Milioni di dollari buttati così), qualche giorno fa mi ha fatto ghignare in modo sinistro per alcune sue affermazioni in merito ad un famoso fossile… Che personaggio, Ken. Un personaggio che secondo me ce la mette tutta per rendersi credibile ma che non riesce proprio a convincere… nessuno. A quanto pare dal 2006 questo tipo ce l’ha a morte con… Tiktaalik roseae. Chi è Tiktaalik roseae? E’ lui:

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Ma perché Ken ce l’ha con una specie estinta da più di 350 milioni di anni? Cos’ha Tiktaalik roseae che infastidisce tanto Ken?

Tikaalik is again being popularized through the new PBS series “Your Inner Fish.” it’s really a desperate con job on the part of evolutionists who can’t defend their evolutionary fictional story.

Ah, ecco. Ancora con la storia della scienza storica, eh? Ebbene si. Ma c’è di più, anzi di peggio! Ken infatti è totalmente convinto che questo povero ‘animaletto’ non può essere un esempio di forma di transizione perché è estinto. Per Ken, infatti, le forme di transizione, per essere tali, devono essere tra di noi. Per convincere Ken, insomma, dovete pregare che Tiktaalik roseae (che ora chiameremo simpaticamente Tik) compaia adesso nel vostro giardino a godersi il sole (o la serata, come volete). Questo implica che se Tik non è in questo momento a casa vostra, lui e tutti gli altri esseri viventi estinti prima e/o dopo di lui non possono essere considerate forme di transizione di un bel niente. In conclusione, per Ken non esistono forme di transizione. Ma manco a pagarle. Quindi l’evoluzione non rappresenta, come da lui sostenuto, un modello sostenibile per spiegare il nostro passato.

D’altronde… there’s a book, no? Certo, Ken. Ti manca l’abc delle argomentazioni che stai sfidando. Ma per Ken la vita è facile. Per lui guardiamo tutti quanti lo stesso mondo, quindi tutti quanti lo stesso fossile. Tik è reale per me quanto lo è per lui. Certo, avrebbe deriso me se gli avessi detto nel 1998 che prima o poi avremmo trovato sepolto da qualche parte una forma di transizione come Tik (perché, questo gli rode, la teoria della selezione naturale ha il grande pregio di permettere previsioni: lui non sa come controbattere a questa verità e si limita a negarla). Avrebbe affermato che le forme di transizione non esistono. Ma – bingo! – Tik è stato ritrovato e descritto e Ken insiste nel dire che comunque la veda io, quello è un semplice pesce.

The battle is not ultimately about evidence–Liz Mitchell and the evolutionists are looking at the same fossil. It’s not the fossil that’s different–it’s the worldview one has (and the starting point it is built from–God’s Word or man’s word) the determines how one interprets this fossil in regard to the past. But looking at the fossil, one can see it won’t directly fit into an evolutionary worldview–but it does fit directly into a worldview based on the Bible, as it is a particular type of fish for which we have similar types of living examples (e.g. Coelacanth ).

Vabbé, Ken, cosa vuoi che ti dica la gente. Praticamente, Ken etichetta tutti i dati – nel loro insieme – che rendono Tik unico nella storia della Terra per ridurlo ad un semplice pesce. Un pesce diverso dagli altri magari, ma pur sempre un semplice e banale pesce. Dalle mie parti questo si chiama arrampicarsi sugli specchi. E’ un’evidente ‘silver-climbing’.

Provo pena per queste persone e non perché mi senta superiore, ma perché precludono alla loro mente e di conseguenza alla loro vita, al loro tempo, di godere delle innumerevoli domande che ci possiamo porre riguardo al nostro passato. Non è tanto il gusto del dibattito, è proprio la curiosità di capire come andò, se la storia può ripetersi altrove, con quali meccanismi; inoltre, siamo spinti dalla voglia di capire qual’è il nostro posto nel mondo naturale, cosa ci differenzia dalle altre forme di vita. Le risposte che da Ken non sono – propriamente – delle risposte alle domande che ci poniamo. Come dicevo tempo fa, sono buchi di ignoranza che queste persone cercano di coprire. Non so perché, ci si affanna a inserire Dio ovunque sia possibile. Qualche secolo fa si pensava che la Terra fosse piatta e posta al centro dell’Universo. C’era una spiegazione per questo. Oggi ridiamo di quelle persone. E sicuramente tra 200 anni rideranno di noi, così come oggi ridiamo di persone come Ken, che non ha risposte alle domande che ci facciamo, ma vuol dare l’impressione di avere tra le mani la verità assoluta.

Ma il problema di Tik è relativamente importante, in fin dei conti. In tutta onestà, chi se ne frega, realmente, se Ken pensa che Tik sia un pesce? Come dice Alan Grant in Jurassic Park, Ok, i dinosauri sono importanti, ma non sono tanto importanti!  Tik è estinto e Ken è un’insignificante individuo di una specie animale che presto si estinguerà dal pianeta, tutto qua. Di lui preoccupa invece il fatto che la stessa mentalità antiscientifica viene usata come strumento per svincolare da qualsiasi colpa l’uomo da problemi seri, come il cambiamento climatico. Ken è tra quelli che afferma che nessun cambiamento è in atto e diffonde la sua parola così come diffonde le panzane sulla scienza storica nel suo lucido museo creazionista: con convinzione.

Bill Nye dice di rispettare la convinzione di Ham sulle cose che dice. Personalmente, ritengo che sia curioso essere ottusi fin al punto dimostrato da Ham e, di riflesso, da tutti i suoi seguaci. Per carità, rimane un problema americano, a noi italiani interessa non, praticamente: questa faida se la sbroglieranno loro. Però non bisogna distogliere lo sguardo: ritengo sia importante tendere un orecchio quando eventi di questo tipo prendono la piega che ha preso il dibattito Ham/Nye. Questo perché vuol dire che il problema è sentito, che il contrasto c’è, per quanto in proporzioni ridotte. E, vista e considerata la posta in gioco, implicazioni politiche e riflessi sul sistema scolastico e – tra qualche generazione – le implicazioni economiche e tecnologiche (un punto su cui Nye ha picchiato più volte durante il dibattito di febbraio), forse sarebbe il caso di moltiplicare gli sforzi in tema educativo, promuovere il pensiero razionale in qualche modo, partendo dalla stessa famiglia.

Per cui, come si vede, è una questione ben più ampia di un semplice fossile in una roccia. E’ una questione che interessa soprattutto il nostro futuro e quello dei nostri figli.

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