‘Credere’ è un verbo che sta assumendo un significato particolarmente importante in alcune aree del mondo. Parlo di quei paesi nei quali i ‘diverbi’ e i contrasti tra mondo scientifico e mondo religioso crescono sempre più con gli anni: la posta in gioco è il peso dell’uno piuttosto che dell’altro nell’istruzione della popolazione. In poche parole: è giusto che nelle scuole venga insegnato il creazionismo? Noi in Italia per fortuna abbiamo solamente il semi-problema dell’insegnamento della religione nelle scuole, ma in diversi stati degli Stati Uniti ad esempio, la domanda sul creazionismo sta conquistando sempre più il centro del dibattito tra Scienza e Fede.

La risposta alla domanda è semplice. Ovviamente il creazionismo, così come tutte le varie sottospecie di pseudoscienza, non ha neanche il diritto di andare in tv sotto l’aura di roba seria: tanto varrebbe trasmettere anche programmi sugli unicorni, non ci sarebbe differenza. Se non ha il diritto di essere trasmesso in tv, figuriamoci quale diritto potrebbe avere ad essere inserito nei programmi scolastici. Immaginate di accogliere vostro figlio in casa dopo una giornata di scuola e sentirgli dire che la maestra ha spiegato la storia dei centauri. Robe del genere potrebbero solo insegnarle ad Hogwarts. Eppure, il movimento creazionista, che basa la sua forza su affermazioni di equivalente valore, sta apparentemente crescendo in alcune aree del mondo.

Alla base di tutto ciò c’è ovviamente un consistente stato di ignoranza. Al di la della consapevolezza che alcuni esponenti del genere – non solo Ken Ham, del quale tanto si sta parlando nelle ultime settimane – hanno riguardo alla stupidità delle affermazioni che loro stessi continuamente rilasciano, è l’ignoranza della gente il punto di forza e di questa piaga.

Poi, alla base si aggiungono i particolari. Spesso sono proprio i particolari a fare la differenza. Se una maestra omettesse di dire alla classe che il racconto biblico della creazione è tutto meno che Storia, la gente potrebbe crescere con la convinzione che il pianeta Terra sia nato ieri grazie allo schioccare delle magiche dita di Dio (e purtroppo molte persone finiscono davvero per crederlo). Per dire. E’ in questo stretto vicolo che si infila gente come Ken Ham, il quale sa solo ripetere che, per scoprire la verità sul nostro passato, basta leggere un libro. Un numero sempre maggiore di persone non si rende conto che l’invito di Ham è una sorta di suicidio intellettuale e opta per il racconto biblico (un mito, niente di più) della creazione del mondo. A, dimenticavo: spero non vi siate persi lo spot per la serie tv in onda su Rete 4, ‘La Bibbia’, pubblicizzata spudoratamente come ‘la verità sulla nostra storia’: aiuto.

Io, non per vantarmi, mi ponevo domande essenziali in merito a diversi aspetti della Genesi già quando avevo 7 anni  e in definitiva non ho mai abbracciato il resoconto di quelle pagine. Ho preferito, con gli anni, abbracciare il racconto ben più lungo, ben più dettagliato, ben più affascinante che offre l’enorme mole di dati raccolta dalla scienza. Alla faccia di chi dice che all’epoca tu non c’eri quindi non puoi sapere come andò (tra gli altri Ken Ham e, con mio sommo orrore, mio padre).

Ovviamente poi, più si scava e più si lavora sui particolari. Qualcuno potrà pensare che arrivare a questi livelli sia eccessivo, tuttavia, come dicevo prima, sono convinto che i particolari fanno la differenza. Quindi, cosa dire della parola ‘credere’? Quando ci domandano: ‘credi nella Religione o nella Scienza?’, ‘credi nel creazionismo o nell’evoluzione?’, ‘credi al riscaldamento globale?’ la gente sbaglia l’impostazione della domanda stessa, perché l’atto del credere viene richiesto laddove mancano evidenze, prove, dimostrazioni, fatti, che dimostrino una cosa piuttosto che un’altra. Una persona può credere in Dio, ma non può credere/non credere nell’evoluzione, ad esempio. Sostanzialmente, la Scienza non è una Religione, come piace tanto ripetere ai fanatici. Essere ateo o agnostico non è appartenere ad una religione diversa, ma semplicemente prescindere dal concetto di fede in qualsiasi concetto/realtà non dimostrabile. Sembra un cavillo? In realtà non lo è. E’ un altro di quegli spiragli che aprono le porte al dibattito Scienza vs Creazionismo.

Lo so, qualche post fa mi sono detto favorevole ai dibattiti tra scienziati e creazionisti buffoni, ma affermare ‘io credo nell’evoluzione’ è di fatti dannoso: da l’idea di affidarsi ad un altro credo, quando in realtà si parla di fatti, niente di meno, supportati da una montagna di evidenze. Lo stesso dicasi quando si parla di climate change, ovvero di quello che da noi viene a volte erroneamente intitolato ‘surriscaldamento globale’: non c’è bisogno che la catastrofe cancelli la nostra civiltà per capire che il cambiamento del clima è reale e che i dati in nostro possesso non lasciano dubbi. Quindi è sbagliat(issi)o dire ‘credo nel cambiamento climatico’. Il cambiamento climatico, l’evoluzione, l’età della Terra, l’effetto Doppler, il decadimento radioattivo e via dicendo sono tutti quanti fatti. Fenomeni dimostrabili, quantificabili, soggetti a prevedibilità. Negare l’evidenza o metterla semplicemente in forse (usando la parola ‘credere’) pone la Scienza su un binario estraneo, quello del metafisico, delle favole, del fantasy. E questo non è assolutamente un bene, anzi è la morte del concetto di progresso della conoscenza.

Infiliamo Dio in troppe cose. E’ brutto da dire, ma lo penso davvero. Oramai Dio conta per quello che succede nel mondo come Zeus e l’Olimpo al completo nelle vicende degli Eroi dell’Iliade. Infiliamo Dio nelle faccende di cui capiamo poco con la stessa intensità con la quale lo inseriamo nelle tragedie. Credo che riusciremo a trovare sempre delle risposte alle domande che ci poniamo. Magari non nell’immediato, ma col tempo, verranno trovate spiegazioni a ciò che oggi ci sembra un mistero ed una ad una tutte le zone d’ombra, nelle quali infiliamo Dio, verranno esposte alla ‘luce’ della conoscenza. Ci sarà posto per Dio, arrivati a quel punto?

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