Nel 1994 avevo 8 anni. Quell’estate la ricordo in modo confuso oramai, perché col passare del tempo i ricordi si fanno confusi e si scambia un’estate con un’altra. Penso sia una cosa normale. Di tutti i ricordi che mi restano e che sicuramente risalgono a quell’anno, ce n’è uno in particolare che difficilmente verrà cancellato: quel pomeriggio in cui Italia e Nigeria si affrontarono per gli ottavi di finale del Mondiale USA ’94. Lo ricordo perché eravamo tutti riuniti a casa dei nonni, perché per strada quel pomeriggio non c’era un’auto che girasse, nessuno fiatava. Tutti erano con la porta aperta, il caldo era afoso. Io ero fuori di fronte casa di nonno, non c’era pericolo passassero auto. Dentro casa l’atmosfera era cupa: l’Italia stava perdendo e tutti quanti erano col broncio. Sbuffi e commenti negativi. Erano tutti convinti saremmo usciti dal Mondiale. L’arbitro stava lavorando nettamente a nostro sfavore e ogni fallo avversario sembrava un’ingiustizia da punire col rosso. Ricordo bene le urla e i commenti. Soffrivano tutti con la squadra. All’espulsione stupida di Zola, perdemmo quel po’ di speranze rimaste. Era chiaro che l’arbitro voleva sbatterci fuori dalla competizione.

Poi, a 3 minuti dalla fine, Baggio segnò un gran gol. In quel momento ero fuori di casa, proprio di fronte alla porta. Feci un salto spaventoso. Tutti urlarono all’unisono. Ma non solo tutti dentro casa di nonna. Tutti nel quartiere. Tutti nel paese. Un unico, enorme, urlo liberatorio. Non ricordo bene cosa successe dopo, ma probabile che mi diedero da bere un bicchiere d’acqua. Il cuore mi stava uscendo dalla bocca, tanto lo spavento. A quel punto l’atmosfera era cambiata, del tutto. C’era una flebile speranza, ma più che un passivo seguire gli eventi della partita, ora mia mamma, mio zio, mio padre, mio nonno, erano appiccicati con sguardo attivo alla tv, non c’era più quello sbuffare sconsolato di qualche minuto prima. La speranza cominciava a fare capolino per davvero.

Poi cosa successe? Non lo ricordo bene. Mamma mi diceva che avevamo segnato alla fine e che non eravamo più fuori dal mondiale, ma dovevamo vincere perché sennò si andava ai rigori. Non sapevo neanche cosa fossero i rigori.

Accadde che ad un certo punto uno dei difensori nigeriani atterrò uno dei nostri. Lo ricordo distintamente, perché pensai che per la botta il poverino doveva essersi fatto male. Rigore per l’Italia. Rigore? Si, rigore. Vediamo cos’è il rigore, allora! Semplicemente un tiro libero: il tizio della nazionale mette il pallone sul puntino bianco in mezzo al campo, diritto di fronte al portiere. L’arbitro fischia e prova a fare gol. A quel punto non so perché smisi di guardare la tv. Guardavo, con un certo distacco, i miei parenti, mio padre in particolare. Forse volevo evitare di spaventarmi di nuovo, come successo poco prima. E infatti, ricordo che saltarono tutti in piedi urlando ‘Guoooooolll!!!’, coi pugni al cielo. Spavento evitato.

Non è l’ultimo ricordo che ho di quel pomeriggio. A partita finita uscii di casa e c’era una sfilata di bandiere su via Verdi. Tutti si stavano riversando per le strade, c’erano ragazzi in bici con bandieroni enormi, urla, cori, trombe, canti, risa. Isterismo di massa. Forse ci si sfogava dopo la tensione della partita. Erano tutti quanti felici, in modo oserei dire osceno. Li iniziai a capire l’importanza che aveva il calcio nella vita di molte persone.

Il cammino dell’Italia si faceva a quel punto interessante, quindi continuai a vedere anche le altre partite, ma i ricordi sono confusi. So una cosa: USA ’94 fu per me il fattore scatenante l’interesse per il calcio. Prima di quell’estate non avevo interesse a prendere a calci una palla, lo facevo raramente e con poca voglia. Poi però le emozioni suscitate dalle prodezze dei giocatori della Nazionale mi trasformò in un ragazzo voglioso di mettersi alla prova, di fare gol, di far vedere quanto era forte e veloce. Quella stessa estate iniziai a prendere a calci il pallone (Super Santos, per prendere a calci un pallone di cuoio dovetti aspettare il 1998) e di li fu un continuo.

Il 1994 per me è soprattutto questo. Ci furono anche altri episodi che mi cambiarono (non ultimo quel pensierino che mi girava per la testa, dinosauri, evoluzione, passato, fossili e via dicendo: nacque tutto in quel periodo), ma questo oserei dire che fu il principale. Riguardando gli highlights di quella partita al cardiopalma non posso che provare un senso di nostalgia verso un periodo della mia vita privo di preoccupazioni.

La vita era diversa negli anni ’90.

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