Forse in Italia pochi ne sono a conoscenza, ma qualche giorno fa, negli US (per la precisione, nel Kentucky, addirittura nel Creation Museum di Petersburg), ha avuto luogo uno degli eventi più attesi delle ultime settimane: il confronto (l’ennesimo) tra un esponente del pensiero razionale e l’esponente del pensiero creazionista (ebbene si, avrei voluto dire irrazionale, ma mi sono trattenuto, forgive me). I nomi? Bill Nye – the ‘Science Man’ – e Ken Ham.

Non è certo una novità: scienziati e sostenitori del creazionismo si affrontano a colpi di provocazioni da decenni. Negli US però questo aspetto è particolarmente sentito, visto che una buona fetta della popolazione americana è affetta da creazionismo indotto. Non è una malattia, ma uno stile di vita, frutto dell’indottrinamento della chiesa americana. C’è gente che crede per davvero che il mondo sia stato creato in 6 giorni, che la Terra esista da 6mila anni, che 4mila anni fa ci fu un diluvio universale e che la Bibbia sia libro di Scienza Storica (o di Storia Scientifica, come vi pare). In Italia, per fortuna, il fenomeno è meno grave di quel che si può pensare, ma negli US sta assumendo carattere di piaga. Molta gente considera le due versioni della Storia ugualmente probabili, in barba alla montagna di evidenze scientifiche che puntano tutte in un’unica direzione. Molti americani vorrebbero che nelle scuole venisse diffuso il credo creazionista in parallelo all’insegnamento scientifico. Alcuni addirittura vorrebbero sostituire la teoria dell’evoluzione – a detta loro non supportata dai fatti – con il credo della creazione.

Ken Ham è uno di questi personaggi. Nel dibattitito, lungo due ore, che si è tenuto al Creation Museum (figuratevi che negli US questi individui possono approfittare anche di finanziamenti statali per costruire Musei antiscientifici), Ham non è stato in grado di andare oltre l’evergreen di tutti i creazionisti, il ‘there’s a book‘ (il riferimento è alla Genesi), secondo il quale tutte le risposte possono essere trovate nel libro che contiene la sacra verità sul nostro passato e sul passato del mondo, nonché dell’universo: la Bibbia.

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Ai posteri l’ardua sentenza. Ripensandoci non dovrei farmi problemi a definire irrazionale il modo di pensare di certi personaggi.

Non starò qui ad elencare i momenti in cui le affermazioni di Ham hanno strappato a me un sorriso compiaciuto ed ad altri delle sonore e grasse risate (vi giuro che il livello di ignoranza dogmatica è molto, molto elevato). Però c’è un aspetto riguardo a tutta la faccenda che mi fa tremare dall’orrore: Ken Ham sembra essere più un esponente di partito che un esponente della ragione umana, o di una versione di essa. Mi spiego. Negli US la politica e l’aspetto religioso vivono una strana mescolanza autoalimentata. Alla gente piace avere un politico che esprima al meglio i loro ideali, non solo politici, ma anche religiosi. Il candidato, in qualunque carica, sa che per racimolare voti deve accontentare i desideri degli elettori. Per questo semplice motivo è disposto a sbandierare una fede che in realtà – magari – non ha: magari il candidato non è il cattolico perfetto che vuol lasciare intendere di essere. Magari è addirittura ateo. Però sa che con questo ‘outing’ perderebbe voti. Quindi si maschera da credente. E spinge sui tasti che la gente vuole spingere: educazione religiosa, morale cattolica e via dicendo. A livello culturale, questa pressione religiosa sulla politica, provoca tensioni in merito all’aspetto scientifico. Si deve insegnare la teoria dell’evoluzione di Darwin o no? E’ la verità o no? Queste domande sono in tutta franchezza stupide, quanto è stupido chiedersi se chi gode di uno stipendio annuo milionario debba pagare le tasse. Ovvio che deve pagare le tasse. Ken Ham sembra proprio seguire un’agenda politica: sostenere fino al ridicolo una posizione che non si regge sulle proprie gambe.

Ken Ham non ha uno stralcio di prove a suo favore. Ha dalla sua un libro che nella traduzione inglese racconta una storia che è stata disprovata scientificamente centinaia di migliaia di volte. Tutti al mondo sanno che il racconto della creazione è uno dei miti sulla creazione del mondo. Ogni religione, ogni credo, ha il suo mito della creazione. Come si fa ad affermare in tutta sicurezza che il mito presentato nella Bibbia sia il vero passato, mentre gli altri sono invece falsi e inaffidabili? La mancanza di conferme scientifiche, di evidenze, di dati a favore basta da sola a rigettare una storia improbabile per abbracciare una storia molto più affascinante, complicata e realistica raccontata da secoli di indagine scientifica.

Se volete divertirvi sul serio, qui sotto c’è il filmato completo del dibattito. Purtroppo non ci sono sottotitoli in italiano.

Cosa ne pensano gli atei di tutto ciò? Si partiva qualche settimana fa con un certo scetticismo, ma a quanto pare the Science Guy ha convinto un pò tutti, nel senso che la sua performance è risultata all’altezza. Un giudizio più approfondito potete trovarlo qui. Semmai, sono le discussioni inerenti alla domanda ‘vale la pena accettare queste sfide?’ a lasciarmi un pò perplesso.

H. Silvermann si chiede ‘To Debate or Not to Debate?’. La domanda ovviamente è lecita, ma io non ho una risposta precisa. Nel senso, un dibattito come quello tra Nye e Ham molto probabilmente non ha cambiato le idee di nessuno, in nessun senso. Dubito che il dogmatico creazionista che crede ciecamente nell’esistenza di un Dio che non si è mai mostrato, ma che secondo la storia di un libro scritto da perfetti sconosciuti secoli fa esiste, si sia fatto intimorire dai numerosi esempi portati all’attenzione da Nye, e dubito che gli atei si siano fatti convincere a leggere quello stesso libro accettandone i contenuti per fede (magari lo hanno letto decine di volte e proprio per la loro conoscenza approfondita degli aspetti storico-culturali che hanno portato alla sua stesura lo rigettano). Quindi un dibattito di questo tipo è sostanzialmente inutile. Non concordo con Silvermann e gli altri che affermano che dibattiti come questo facciano pubblicità ai creazionisti, aumentandone la credibilità. Ham ha infilato una cavolata dopo l’altra durante i suoi interventi, tanto da non soddisfare neanche gli adepti alla sua stessa setta: ha ripetuto più volte che il passato non può essere svelato se non usando la Bibbia, perché l’uomo all’epoca non esisteva, quindi non può oggi tirare le conclusioni su eventi che accaddero migliaia di anni fa. In questo ovviamente lui ignora il fatto che la Bibbia è stata scritta da uomini e che il problema si pone anche dando credito alla Bibbia. Ovviamente è una posizione talmente stupida ed infantile che basta guardarsi intorno per trovare una risposta al problema, ma non è questo il mondo dei creazionisti. Guardate il dibattito e ve ne renderete conto: la povertà degli interventi di Ham è suggellata dalla varietà delle evidenze che porta all’attenzione degli ascoltatori: un libro che poteva essere scritto in altro modo, ma nel quale contenuto lui crede fermamente. Ham arriva addirittura ad affermare che niente potrà mai fargli cambiare idea. Il risultato di questa figuraccia in diretta tv? Presto detto: soddisfazione da parte dell’avversario e insoddisfazione da parte dei creazionisti. Non basta citare due o tre scienziati che affermano di essere creazionisti per questo motivo o per quello (spesso questi personaggi tirano in ballo argomenti per i quali non ci sono ancora risposte da parte della scienza, capirai che novità) per mettere in difficoltà chi invece tara il suo ragionamento su un livello totalmente diverso. Nye ci ha provato, in modo fin troppo pacato, a trasmettere questa verità, ma dubito che qualcuno abbia colto il messaggio. Per cui, secondo me, dibattiti di questo tipo sono inutili: non apportano vantaggi, né tanto meno ‘danneggiano’ l’autorevolezza del mondo scientifico, dando credito al modello creazionista.

Per cui, cosa dire, pensavo meglio. Credevo che in un modo o nell’altro con un creazionista si potesse in qualche modo trovare punti in comune. Non è così. Non è assolutamente così.

Amen.

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