L’ondata di freddo record che ha investito durante le ultime settimane gli Stati Uniti resterà per sempre nella memoria di chi ha vissuto quelle terribili ore forse come qualcosa che ci si poteva aspettare in un film di Roland Emmerich, più che dalla realtà. E invece l’incredibile è avvenuto e le temperature estreme che si sono raggiunte dovrebbero far suonare quel campanello d’allarme che, incessante, continua a tintinnare da un bel po’ di anni. Invece, sembra che l’interpretazione del fenomeno abbia fatto suonare altri campanelli, riportando all’attenzione della gente delle informazioni vecchie di decenni e smentite da montagne di dati scientifici.

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E’ stato davvero deludente leggere in giro che l’ondata di freddo estremo è stata interpretata come segno che il surriscaldamento globale sia in realtà una bufala. Come mai? vi chiederete. Semplicemente perché il meteo e il clima sono due cose totalmente distinte.

Meteorologia = branca della scienza dell’atmosfera che studia i fenomeni fisici responsabili del tempo atmosferico. Essa si basa sull’osservazione, sulla misurazione e sulla previsione dei fenomeni atmosferici – quali il vento, i fronti, le nubi – e delle variabili misurabili ad essi legati come ad esempio la temperatura dell’aria, l’umidità atmosferica, la pressione atmosferica, la radiazione solare e la velocità e direzione del vento.

Climatologia = la scienza che si occupa dello studio del clima ovvero, scientificamente parlando, delle “condizioni medie del clima durante un certo periodo di tempo”.

Lo studio della meteorologia consiste nell’analisi delle condizioni meteorologiche in un dato momento all’obiettivo di fare previsioni per l’immediato futuro. Non ha niente a che fare con la climatologia. Per cui, se domani si raggiungesse la straordinaria temperatura di -90°C non mi sognerei mai di affermare si tratti di raffreddamento del pianeta. Anche perché la Terra, con tutto il rispetto, è enorme. Se negli USA si toccano -50°C non vuol dire che la Terra sta entrando in una nuova era glaciale. Potremmo ipotizzarlo se, in un arco di tempo sufficientemente lungo, tipo 50-60 anni, le temperature medie globali scendessero rispetto alla media del presente. La realtà della panzana del raffreddamento globale è subito dimostrata dalle temperature raggiunte in queste settimane in Australia, continente che, lo dico per chi non dovesse saperlo, fa parte di questo stesso nostro pianeta:

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I fenomeni che si sono osservati in questi giorni rientrano tra quelli previsti tempo fa in merito ai cambiamenti climatici: si sarebbe assistito ad un aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, dai tornado, alle burrasche e via dicendo. Ed è inutile nascondersi, anche in Italia fenomeni che prima erano più unici che rari sembrano averci preso il gusto di devastare le nostre terre (trombe d’aria, ad esempio).

La velocità con la quale le cose stanno cambiando sta meravigliando anche me. Mi aspettavo cambiamenti, ma su archi di tempo decisamente più lunghi. Qualcosa che dovesse preoccupare più i miei figli e i miei nipoti. E invece nel giro di 10 anni o poco più è difficile anche aspettarsi un inverno come Dio comanda. Le quantità di energia in gioco in questi fenomeni sono davvero enormi.

E siamo solo all’inizio.

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