Nonostante sia stato attivo nella ricerca di un lavoro, negli ultimi mesi, ossia dalla primavera del 2013 fino al dicembre scorso, sono stato attivo anche in un’altra attività la quale, anche se non proprio prioritaria, rubava una quota discreta del mio tempo quotidiano: la stesura di un paper, una pubblicazione scientifica.

Sono molto modesto, ad altri avrebbe fatto gonfiare il petto mentre al sottoscritto no… Ebbene, la pubblicazione è un estratto della mia tesi opportunamente rimaneggiato per essere pubblicato su una rivista scientifica internazionale. Quando lavoravo sulla tesi ricordo di momenti e di periodi di totale sconforto, di totale sfiducia nei risultati, mentre di quelle poche settimane di frenetica stesura dei risultati ma soprattutto della discussione dei risultati, ricordo lo sforzo mentale al quale mi sottoponevo per tirare fuori una spiegazione che fosse logica e supportata dai dati per provare a dare una spiegazione a quello che avevo riscontrato. Al termine del lavoro però non ero del tutto soddisfatto e aspettavo il momento in cui tizio o caio venissero da me a dirmi guarda che qui c’è un errore. Ad un certo punto, però, decisi che gli errori li avrei trovati io e quindi da settembre ho iniziato a rileggere la mia faticosa tesi alla ricerca di punti deboli. Qualcuno l’ho trovato, infatti. Non mi meraviglio di questo però, mi meraviglio del fatto che questi punti deboli siano abbastanza evidenti alla luce di ciò che sappiamo sulla chimica di determinate classi di molecole organiche (e un veloce controllo della bibliografia conferma quanto dico). Nella stesura della pubblicazione ho tenuto per me queste considerazioni, che spero poi un giorno di affrontare di nuovo con un piano sperimentale utile ad una indagine come Dio comanda.

Comunque sia, prima di Natale, abbiamo spedito questo paper ai revisori della rivista Food Research International con un titolo dal basso profilo: The effect of different protein:tannin ratios on the tartrate-holding capacity of wine model solutions. La speranza del sottoscritto è che si apra una ‘pista’ ulteriore nel campo enologico e che l’aspetto della stabilità tartarica dei vini venga opportunamente approfondito fino al microscopico interagire tra di loro delle molecole oggetto dello studio – proteine e tannini. In letteratura si trovano tantissimi studi in merito all’argomento, ma ben pochi di essi provano a ‘ingrandire’ la precipitazione tartarica come vorrei io. Poi chissà, potrei trovarmi io stesso un domani, a lavorare sulla cosa…

Attendo la seconda risposta dei revisori (la prima è giunta una settimana fa con due piccole modifiche da apportare, una cosa abbastanza positiva, direi). Attendiamo!

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