Il periodo di crisi nera che stiamo vivendo un pò ovunque a livello globale passerà alla storia sicuramente come la ‘Seconda Depressione’. Un pò trattasi di depressione economica, un pò trattasi di depressione umana, personale. Insomma, come non deprimersi in questo clima di incertezza? Per riassumere la situazione mia in questo preciso istante, direi che sono come un povero disperso tra le dune di un deserto: ogni direzione è sterile quanto l’ambiente stesso.

Un neolaureato che non ha aspettative di lavoro e carriera in un paese sviluppato è pari – in quanto a gravità – allo scandalo Watergate. O forse esagero? Non lo so. Ecco, io sono in una situazione di totale abbandono: l’università non si può permettere un contratto, le aziende non offrono lavoro a persone come me, gli stage disponibili si contano sulle punte delle dita di una mano e la vita costa tanto.

Siccome le mie previsioni – purtroppo, perché sono un pessimista nato – si rivelano essere il più delle volte azzeccate, ecco che terminati gli studi non ho niente da fare, da nessuna parte. Quelle poche porte che mi si aprono sono improponibili, in quanto mi mettono di fronte a delle scelte troppo rischiose. Robe del tipo ‘che ne dici di andare in Tunisia per due anni?’ sento che devono essere bocciate, a prescindere dalle possibilità che aprono. Qualcuno dirà: allora sei tu che fai lo schizzinoso! No, non faccio lo schizzinoso, ma mi faccio delle precise domande. Se c’è qualcuno che cerca gente da mandare li, in quello specifico paese e la cosa è arrivata fino a me, è evidente che nessuno vuole prendersi il rischio di vivere in un paese come quello. Neanche per soli due anni. E poi, parliamoci chiaro, se devo espatriare preferisco andare in un paese sviluppato, certo non in Tunisia. A questo punto preferisco andare a cercare fortuna in Australia.

L’unica cosa che mi trattiene è il legame stretto, profondo, solido e sincero che ho instaurato con la mia dolce metà. Da un anno e 5 mesi sto vivendo una favola e non voglio sacrificare il mio futuro sentimentale per fare carriera da qualche altra parte del mondo. E’ una questione di priorità. Fossi solo partirei domani. Andando via in queste condizioni però, guadagnerei soldi ma perderei tutto il resto. E non voglio assolutamente.

La situazione è quindi estremamente delicata. Ci si guarda intorno, si supplica la gente per avere consigli e idee e alla fine quando si tirano le somme, il risultato non è affatto conciliante. E’ inquietante. O provo a cercare qualcosa da queste parti rischiando di non prendere mai il volo (= lavoro sicuro a tempo indeterminato), oppure provo a lasciare la mia vita qui per costruirmene un’altra altrove. In ogni caso qualcosa la devo pur perdere. E l’università? C’era la possibilità di fare un dottorato di ricerca, addirittura con borsa di studio! Ebbene, quella che sembrava una porta aperta si sta rivelando sempre più una porta blindata che è impossibile sfondare. Ecco cosa ne pensano alcuni dei miei amici:

Amico 1 ‘Se è pagato e ti senti di farlo, non perdere occasione. E’ un lavoro sicuro per 3 anni poi puoi cercare lavoro altrove’

Amico 2 ‘Se te lo offrono non fare la cazzata di non accettarlo, magari ti si aprono porte in università!’

Amico 3 ‘Il dottorato ti permette di stringere rapporti anche nel mondo dell’industria, la cosa potrebbe tornarti utile in futuro!’

Amico 4 ‘Se ti pagano facci un pensierino. Però entri nel mondo del lavoro con altri 3 anni di ritardo. E non ti aspettare che in Italia quei 3 anni valgano a qualcosa: è come presentare un curriculum senza dottorato. Anche all’estero il dottorato italiano non viene considerato. Se proprio vuoi farlo, fallo all’estero e poi torni in Italia. Forse così viene considerato maggiormente. Da parte mia, se vuoi un consiglio, ti dico di andare in Australia ora che sei in tempo: ti fai un anno li e poi decidi cosa fare, se tornare qui o restare li. Lo fanno tutti, è un’esperienza che avrei fatto anche io se ne avessi avuto l’occasione’

Ora, a fronte di 3 pareri favorevoli su 4 uno dovrebbe dire ‘beh, è il caso di fare il dottorato’. Il parere #4 però viene da uno che il dottorato lo ha fatto. E dice molte cose vere, per cui ha un peso totalmente diverso dagli altri pareri. Che confusione.

In tutto ciò la mia già confusa mente si confonde maggiormente quando sul piatto della bilancia ci metto anche i sentimenti e la mia storia. L’ago della bilancia pende verso il ‘resta in Italia e costruisciti un futuro con le tue mani’. Questo però non vuol dire che ci riuscirò, nonostante gli sforzi che questo richiederà.

Ecco, penso che questa sia la somma della mia situazione attuale. Un 110 magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari che non riesce a trovare uno stage in un paese che dovrebbe garantire un futuro ai suoi cittadini.

Di cosa ci meravigliamo se poi la gente scappa via dall’Italia?

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