In questi giorni così strani, ricchi di tensione alternata a periodi di apatia e periodi di semi-disperazione sto trovando veramente poco tempo da dedicare a me stesso. Cosa intendo? Semplicemente, faccio poco caso alle sensazioni che mi investono, che mi influenzano, che caratterizzano le mie giornate. E’ come se vivessi un pò fuori dal mio corpo.

Sono 8 anni che vivo nel posto che sto per abbandonare – per sempre. Anni fa guardavo con terrore a questo momento. Speravo che l’ora dell’addio venisse in qualche modo posticipata il più possibile, perché ero più che convinto che la separazione sarebbe stata dolorosa. A questo posto ho legato 8 anni di ricordi. Ricordi di tutti i tipi. Questo posto è stato casa 10 mesi all’anno per 8 anni. 80 mesi qui dentro. Un’eternità per uno studente universitario. Credo di essere lo studente che ha passato più tempo qui dentro nella storia della struttura – eccetto uno. Tutto lascerebbe pensare che andando via di qua debba piangere come un bambino. Ma c’è qualcosa che non va, ultimamente.

Con ultimamente intendo gli ultimi due anni. Qualcosa è cambiato. Per farla breve, come all’epoca mi stancai di casa, due anni fa ho iniziato a sentire il peso degli anni qui dentro. Troppa differenza di età coi nuovi arrivati, troppi impegni, troppe preoccupazioni per il mio futuro, troppa stanchezza. Voglia di cambiare aria, voglia di cambiare vita, voglia di uscire dalla rete di vincoli che mi obbligano ad affrontare la gente – spesso la più stupida gente – per risolvere problemi complessi senza l’appoggio di una figura responsabile e di riferimento. Insomma, un insieme di cambiamenti che col tempo hanno massacrato la mia voglia di stare qui, nel posto che fino a 3 anni fa potevo tranquillamente chiamare casa.

E’ tempo di cambiare. Lo dico con speranza per il futuro. Un importante capitolo della mia vita si chiude e un altro si apre, a breve.

La cosa bella, e inaspettata per me, è che lo dico senza rimpiangere di lasciare questo posto.

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