Di Dan Brown ho apprezzato abbastanza il primo libro che lessi anni fa, La Verità del Ghiaccio. Lo acquistai al supermercato per pochi soldi (6 euro), in versione tascabile, più per l’immagine in copertina (un fossile di ammonite impresso nel ghiaccio) che per fiducia nell’autore. Brown all’epoca faceva parlare di se ancora molto per i pasticci de Il Codice da Vinci, libro che suscitò polemiche in tutto il mondo. Fu proprio grazie alle polemiche che il Codice venne letto – quindi venduto – così tanto. Se non fosse per l’aiuto dato da coloro che si proponevano di ostacolarne il successo, Il Codice da Vinci non se lo ricorderebbe nessuno oggi. E invece, spinto da quel successo, Brown ha sfornato un altro titolo, Il Simbolo Perduto. E tra qualche giorno in libreria troveremo anche l’altro libro, l’ultimo, intitolato Inferno.

Personalmente, dopo aver apprezzato La Verità del Ghiaccio, ho trovato Il Codice da Vinci noioso. Lungo, improbabile, con personaggi noiosi. Robert Langdon non mi ha stupito affatto. Angeli e Demoni, la cui lettura mi era stata consigliata, l’ho trovato decisamente più interessante e con un ritmo diverso. Non è un altro pianeta rispetto al Codice, però si fa piacere, diciamo. Ho evitato come la peste Il Simbolo Perduto, visto che è un librone enorme e… ancora una volta, il protagonista è Robert Langdon. Ciò che trovo fastidioso un po’ è che si sfrutti lo stesso personaggio in storie tutte uguali. Parliamoci chiaro: l’impostazione narrativa di Dan Brown, da La Verità nel Ghiaccio in poi (non ho letto Crypto) è sempre quella. E’ identica in ogni libro. E dopo 3 libri stanca.

Ecco perché stamattina mi è passata la voglia di leggere Inferno. Si, perché leggere il prologo e il primo capitolo rilasciati in anteprima qui, non incuriosiscono. Ancora una volta si parte con un atto estremo, un omicidio/suicidio e ancora una volta – sono pronto a scommettere – si proseguirà attraverso un guazzabuglio di colpi di scena fino al mediocre finale. Capitoli corti – sono pronto a scommettere anche su questo- struttura che si ripete, protagonista superintelligente e comprimaria femminile verso la quale il nostro Professor Langdon sentirà qualcosa di ‘attrattivo’. Speravo in qualcosa di diverso, davvero, ma queste prime pagine mi hanno fatto capire subito che si tratta dell’ultima versione aggiornata del thriller in stile Brown.

Buona lettura a chi ama questo autore.

Io continuo a preferirgli Schatzing.

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