Il cambiamento interiore che sto vivendo in questi mesi sta diventando veramente interessante. Prima di tutto, mi trovo a pensare molto di più di quanto abbia mai fatto. La mia mente è in un quasi costante, ininterrotto, flusso di pensieri che rimbalzano da fede religiosa a certezze e implicazioni scientifiche. A tratti sento quello sconforto dalla delusione non appena ci rendiamo conto di averne subita una: tutta la tua vita passata in un ambiente che ti lascia credere alla magia della vita ultraterrena per poi ritrovarsi, quasi di colpo, con la consapevolezza che è estremamente improbabile che un’eventualità del genere possa mai verificarsi. Il lato positivo di tutta questa faccenda è che la vita diventa qualcosa di ancora più prezioso e meritevole di essere vissuto.

Ieri sera è stato nominato il nuovo Papa della Chiesa Cattolica. Non sono uno di quei giovani cresciuto negli oratori, non sono mai stato un entusiasta studente di religione, ho odiato il catechismo e la messa domenicale e inoltre non ho mai provato un sentimento di vero affetto verso il Papa, fosse esso Giovanni Paolo II o Benedetto XVI. Ciò non toglie tuttavia che rispetti la loro figura, per quanto tenda ad interpretarla in modo tutt’altro che mistico, come alcuni tendono a fare (è stato scelto dallo Spirito Santo sono le parole che più mi fanno sbuffare). Quando ieri sera guardavo i video della proclamazione di questo nuovo Papa, che ha scelto il nome di Francesco, mi sono interrogato sulle sensazioni che stavo provando in quegli istanti: un misto tra eccitazione e curiosità, la stessa cosa provata in quel lontano aprile del 2005 in occasione della proclamazione di Papa Benedetto XVI. Una volta che l’anziano cardinale entra nel campo visivo della telecamera non riesco – non ci sono riuscito neanche 8 anni fa – a pensare ‘ecco l’uomo scelto da Dio‘. So che Dio in questa faccenda non c’entra assolutamente niente. Anzi, dai termini sentiti in questi giorni precedenti il conclave, mi sembrava più un’elezione politica che una scelta divina. Eppure tutti ritengono la figura del Papa fin troppo importante. In fin dei conti parliamo solo di un uomo colto vestito di bianco. Ce ne saranno migliaia al mondo.

Tutto questo trasudante ‘materialismo’ –  la consapevolezza che ogni Papa viene scelto sulla base di spinte e tendenze semi-politiche provenienti dall’interno della Chiesa stessa – da un’aria molto meno solenne alla cerimonia di presentazione di un nuovo Papa. Sapere che la scelta del vicario di Cristo sia in realtà una messa in scena di stampo tradizionale, in un mondo sempre più ateo e sempre meno impressionabile, da l’impressione di un film mal recitato in cui il set è palesemente finto, le luci piazzate male, gli attori scarsi e il regista tremendo. Con quale coraggio possono i fedeli sentirsi trasportati dalla nomina di un uomo che di fatti richiama molto da vicino la nomina di un qualsiasi capo di stato?

Questo è ciò che ho pensato ieri sera guardando la proclamazione di Papa Francesco. C’è chi ha insultato il nuovo arrivato come l’ennesimo stronzo. Non mi accodo a costoro, perché gli insulti sono espressione di immaturità, e, pur non apprezzando la realtà di questa Chiesa e diffidando sempre più fortemente del credo in qualcosa di immateriale, rispetto l’uomo e, con esso, il suo ruolo.

Buon lavoro a lui, quindi…

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