Arrivo con estremo ritardo: pigrizia e altri impegni non mi hanno permesso in questi giorni di scrivere un post degno di tale nome su Charles Darwin. Il 12 febbraio infatti si festeggia, da decenni, il suo compleanno. O perlomeno, se ne fa menzione, vista la straordinaria importanza del lavoro di quest’uomo di scienza nel diciannovesimo secolo.

Sono anni (per la precisione 5) che ho acquistato il libro per il quale è divenuto famoso, L’Origine delle Specie; ora, forse, sono in procinto di terminarne la lettura, dopo così tanto tempo.

Il libro di Darwin non va preso alla leggera; non è un mattone nel vero senso della parola, però a tratti può sembrare pesante e noioso. In quei tratti in cui l’autore si dilunga in descrizioni di ‘fatti’, come li chiama lui, o in esempi tratti dalla sua diretta esperienza, consiglio sempre – come faccio io – di concentrare l’attenzione allo spirito scientifico che animava la ricerca del giovane Charles, la minuzia di particolari osservati, la sistematica perfezione con la quale un problema veniva presentato, discusso e infine risolto. Ne vien fuori un personaggio a dir poco sbalorditivo. Lo scienziato perfetto.

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