Ritorno su un argomento (forse) futile, perché ascoltando un pò di musica mi sono tornati alla mente, vividi, quei momenti di tristezza e offese subite da chi, a differenza mia, ascoltava altri generi musicali da quelli che caratterizzavano i miei momenti liberi, fino a qualche anno fa.

In questi giorni ho spulciato un pò le pagine vecchie di questo blog. Si scoprono tante cose… Per esempio ho scoperto – riscoperto… di fatti l’ho sempre saputo – che la stragrande maggioranza degli interventi sul blog erano scritti in modo affrettato e per questo riportano strafalcioni, frasi senza senso e pensieri ‘scomposti’. Ma la cosa che più mi ha terrorizzato – ancora, sapevo di queste cose, ma vederle coi propri occhi è un’altra cosa – è stato constatare quanto fossi diverso. Oggi non mi considero migliore di ieri, certo. Mi considero diverso, però. E’ un pò come l’evoluzione: si cambia sotto la spinta di ben precisi stimoli, in una direzione piuttosto che in un’altra, ma non esiste niente che possa classificare oggettivamente il passato come condizione migliore del presente e viceversa. Anni fa ascoltavo musica che oggi anche io – paradossalmente – faccio fatica a comprendere. Ieri dance-techno, oggi rock (di tutti i tipi). Questo cambiamento è arrivato tardi ed è stato lento, molto lento.

Non consideratemi un esperto di musica. Non lo sono, così come non sono cinefilo, pur adorando il cinema, così come non sono un genio pur avendo amato per molto tempo lo studio. La’musica’ evolve, così come le esigenze dell’individuo. E, come dicevo prima, evolve a seconda dei gusti del soggetto. La musica può essere anche ‘letta’ come veicolo di informazioni. La musica che ascoltano molti giovani oggi, specialmente gli adolescenti, è l’equivalente di quello che ascoltavo io quando avevo 16-17 anni, ad esempio. Sembra uno schema fisso, ad una certa età corrisponde un determinato genere musicale. Le eccezioni sono da ricercare nei tipi particolarmente sensibili, in quelli particolarmente intelligenti e in quelli educati in famiglie dalla cultura musicale elevata. Io non sono capitato in nessuna di queste categorie, quindi ho dedicato la mia attenzione a quei generi che mi aiutavano – così credevo – ad essere accettato dagli altri. Spesso affermavo che la musica ‘deve divertirmi, aiutare a svagarmi’, ragion per cui bocciavo qualsiasi canzone romantica mi capitasse sotto tiro. Ero attratto verso sonorità violente perché in quell’ambiente sonoro mi trovavo a mio agio. Credo che molti ragazzi possano dire la stessa cosa. Poi, personalmente ho avuto anche la ‘fortuna’ di trovarmi in un’epoca d’oro per la dance Made in Italy e così sono cresciuto collezionando compilation invece che studiando la musica in tutte le sue espressioni.

Il risultato quindi, è un arco di 10 anni circa di vuoto musicale, un vero e proprio gorgo dove affondano le mie memorie. Tutto questo, ci tengo a ripeterlo, è il risultato di una serie di circostanze tutt’altro che particolari. L’importante è averlo capito ed aver avuto il coraggio di sondare il panorama musicale alla ricerca di valide opzioni.

Tuttavia stento a comprendere quelle persone che trattano la musica come fosse una squadra di calcio, uno schieramento politico, una gang di ‘picciotti’, piuttosto che come forma artistica. La musica è armonia in tutte le sue manifestazioni. E, cosa importante, può non trasmettere niente in alcuni e trasmettere tutto in altre persone. Oggi ascolto rock perché trasmette ciò di cui ho bisogno: armonia ed energia, con uno stampo particolare: mi muovo dal gothic metal al rockabilly trovando un’impareggiabile capacità di cambiare e mutare, come un organismo plasmato dagli eoni del tempo sotto la spinta di fenomeni a volte lenti a volte veloci e violenti. Ieri trovavo nella dance quello che cercavo. Magari domani mi do alla musica classica, perché il rock non caratterizza più ciò di cui ho bisogno.

Quanto si cambia col tempo…

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