L’Italia è il paese delle meraviglie.

Per una volta prendiamo seriamente in considerazione questa frase dal punto di vista negativo. Capisco sempre più a fondo la posizione dell’Europa che conta – Germani, Inghilterra, Francia – riguardo al nostro paese e sono pronto ormai a condividerla. L’ultima meraviglia prodotta dal nostro paese è datata 23 ottobre 2012, per quanto io la consideri solo l’apice di un meraviglioso processo iniziato qualche anno fa e culminato nella straordinaria decisione di ieri:  alcuni dei membri della commissione Grandi Rischi sono stati condannati a sei anni di reclusione e in più devo pagare una montagna di soldi per le spese processuali e altra roba.

Ora, fermiamoci tutti. Perché queste persone sono state processate? E perché sono state dichiarate colpevoli? La risposta a queste domande è una: perché questi scienziati hanno diffuso false informazioni sulla probabilità di un sisma forte che poi è successo per davvero e ha fatto – come sappiamo – molti danni. A freddo uno pensa ‘Beh, giusto’.

E invece no, cazzo.

E’ dannatamente stupido.

Se queste persone fossero andate in giro dicendo che la probabilità di un forte sisma era alta, quali sarebbero state le conseguenze? Di probabilità, infatti, si tratta. Avrebbero allertato decine di migliaia di persone che avrebbero passato le giornate successive nella più totale inquietudine… dove? Fuori dalle loro case? Vivendo d’amore? Passando il loro tempo all’interno di tendopoli ancora inesistenti? Insomma, avere una popolazione in allerta riduce veramente il numero di vittime?

Un sisma è un evento intrinsecamente violento. A chilometri di profondità vengono liberate quantità enormi di energia, che raggiungono la superficie in un tempo molto breve. Non possiamo contare su sistemi di allarme validi – in Giappone c’è un sistema di rapida informazione che manda in automatico un messaggio di allarme alla popolazione e che arriva con un discreto anticipo solo alle popolazioni che vivono lontane dall’epicentro – e non possiamo prevedere i terremoti. Possiamo al massimo stimare, in modo molto ‘rudimentale’, il rischio di un sisma. E qui si torna al discorso di prima: si ottiene una probabilità relativa ad un evento circoscrivibile ad un’area di determinata estensione. E’ un pò come il principio di indeterminazione: man mano che si allarga l’area a rischio aumenta la probabilità che l’evento si manifesti. Resta però un problema: la probabilità non da informazioni sulla casistica nella quale ci troviamo. Per questo si chiama probabilità; altrimenti si chiamerebbe certezza. Se pincopallo gioca con un fucile carico e viene calcolato che c’è il 90% delle probabilità che si uccida, non vuol dire che si ucciderà in quello specifico caso. Magari lo specifico evento ricade in quel 10% di probabilità in cui lui si salva. Per la stima di un rischio di questo tipo è quasi la stessa cosa. Esiste la probabilità che un sisma fortissimo apra la terra sulla quale poggio in questo momento i piedi, distruggendo tutto? Ovvio che c’è la probabilità. Per esteso, c’è la certezza che un evento del genere accadrà. Il problema è stabilire il quando. Io che so che prima o poi un sisma aprirà in due la mia zona di residenza non vivo nelle tendopoli, né vivo nell’inquietudine. Lo so, ma non sto ad aspettare. Può accadere durante la mia vita o in futuro, non posso dirlo con certezza.

Su questo si basa principalmente la ‘previsione’ sismica. Prevedere i sismi è impossibile. Si può al massimo stabilire una stima di rischio che – per come la vedo io – vuol dire tutto e vuol dire niente. Cosa sarebbe successo quindi se questi scienziati fossero andati in giro sbandierando che un sisma apocalittico avrebbe scosso la città? Non sarebbe cambiato niente. La città sarebbe stata distrutta comunque e i morti non sarebbero stati di meno, perché una città all’erta o una città tranquilla sono la stessa identica cosa per un terremoto. Le onde sismiche non si preoccupano di farti ballare che tu sia pesante o leggero. Colpiscono senza darti il tempo di alzarti dal letto e se sei condannato alla morte non c’è scampo. L’unico scampo è quello di vivere nelle tendopoli prima che il sisma colpisca. L’unica certezza di sopravvivere è quella di vivere da terremotato per sempre. Magari quel 6 aprile 2009 ricadeva nella percentuale di probabilità che il sisma non sarebbe successo, ma tu avresti continuato a vivere nelle tendopoli perché il 6 aprile sarebbe stato un giorno come tutti gli altri, caratterizzato dal terrore del sisma, in attesa del terremoto.

Vedete, è un discorso che non porta da nessuna parte. Condannare quei 6 scienziati è stata la mossa più stupida che si potesse fare. La voglia di giustizia della povera popolazione aquilana non deve ricadere sulle spalle di queste persone. Deve ricadere su chi ha costruito le abitazioni senza criteri antisismici e su chi permette che in un paese ad elevato rischio sismico non ci sia una sola abitazione capace di resistere ad una scossa tellurica di media intensità.

Vedete, questa decisione sancisce il definitivo trionfo dell’ignoranza in Italia. Spinge la ricerca in un angolino buio, limita il dibattito e la comunicazione con la popolazione e genera altra ignoranza. E’ più o meno l’effetto che aveva l’inquisizione nei tempi bui dei secoli scorsi.

Con una sentenza siamo tornati indietro di secoli.

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