Questa immagine è stampata nella mia mente da quando ero un bambino. Le due cime (simpaticamente arrotondate) sono quelle del Monte Pierno e del Monte Santa Croce, rispettivamente a sinistra e a destra. 1238 metri sul livello del mare il primo e 1407 metri l’altro. Nella mia famiglia queste terre sono genericamente chiamate ‘montagne’. ‘Andiamo in montagna’ è quell’espressione che più spesso accompagna i discorsi di mio padre durante l’estate.

I villaggi e le varie contrade, immersi nei boschi dagli 800 metri di altitudine in su, sono freschi in estate e freddi in inverno. Molti dei miei ricordi infantili sono legati a quelle zone, a quei villaggi. Diversi miei parenti da parte di padre sono nati e cresciuti in quei boschi e in quelle contrade e qualcuno ancora in estate ama passarci qualche giorno in vacanza. Si tratta di quegli zii di mio padre che sono emigrati in Svizzera 30-40 anni fa per cercar lavoro e che oramai sono cittadini della Confederazione Elvetica. Ricchi (a sufficienza), ma ancora legati a quei posti, questi prozii mi hanno visto crescere. Oggi i contatti sono più rari che in passato, però quando ci si ritrova è sempre interessante vedere come la mentalità dell’estero sia diversa da quella degli italiani, specialmente di quelli del Sud, castigati dalla disoccupazione e dalla ghigliottina della miseria (si ha l’impressione che prima o poi calerà sul collo di tutti noi, grazie a questa crisi infinita). Qualche giorno fa ho avuto il piacere di incontrare uno di questi prozii con tanto di famiglia al seguito. Fa piacere vedere come ci sia sempre della gente che guarda a me e mia sorella come ragazzi seri e maturi, in diretta contrapposizione con quello che pensano i parenti più prossimi. Ci si fida maggiormente dei giudizi positivi che di quelli negativi, ma non certo per comodità personale: piuttosto per statistica.

Questi posti per me sono più che parenti lontani e complimenti: sono la natura in gran parte incontaminata che mi piacerebbe tanto esplorare. Sono l’unico modo che ho per toccare con mano e guardare coi miei occhi un bosco, fosse composti di aceri, abeti o castagni. Amo guardare la luce diffondere in tutto quel verde, amo respirare l’aria umida del bosco al mattino; impazzisco di felicità guardando uno scoiattolo e, perché no, anche un gregge di pecore al pascolo. Il motivo di tanta meraviglia è presto detto: sono cresciuto con l’idea che un bosco, un monte, un prato erboso siano decisamente più belli di una distesa di cemento. Ho passato i miei primi 20 anni in un paesino mediterraneo come tanti, circondato da campi di cereali e uliveti, freddo in inverno e arso dal sole e dalla siccità d’estate. A volte mi pare di calare gli occhi sul deserto africano. E’ talmente triste vedere che il verde è quasi bandito dalla realtà di questi posti che mi vien voglia di emigrare da qualche parte sulle Alpi. Dietro casa – la mia nuova casa – c’è un giardino, o meglio quello che secondo i progetti dovrebbe essere un giardino: alberelli di conifere disseminati alla rinfusa quasi su uno sfondo giallo; erba selvatica che cerca disperatamente di mantenersi verde in assenza di acqua durante le bollenti giornate estive. Ci si affaccia su quel panorama e ci si chiede perché non si spende qualcosa per curare quello spazio verde che verde purtroppo non è. Poi si pensa alla mentalità di queste zone, al primo pensiero che anima la giornata dei ‘paesani’: lavoro per i padri di famiglia e figa per i giovani.

Nessuno si interessa del resto.

A nessuno interessa dell’ambiente.

Niente e nessuno pensa a noi come tassello: tutti pensano che siamo la punta di diamante.

Tutti pensano che durerà per sempre.

Basta girare le spalle al giardino di casa e guardare verso sud ovest. Il Monte Vulture si innalza in tutti i suoi 1326 metri. Sembra un colosso ammantato di verde, con le sue cime appuntite. L’agricoltura gli ha mangiato i piedi, l’edilizia gli ha cementato le ginocchia. Ogni volta che lo guardo penso a quanto fosse grande il bosco che univa lui ai monti di Pierno e Santa Croce, un vero e proprio polmone che vegetava nei pressi del vecchio vulcano…

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