Esprimere un giudizio su un libro non è mai facile. Può sembrare facile, ma assicuro che non è così, neanche nel caso di Federico Moccia o dei peggiori racconti sui vampiri degli ultimi anni. Quando poi si tratta di discutere di un libro che mostra di avere delle solidissime basi scientifiche e che gioca con queste conoscenze per ricreare scenari futuri plausibili (in molti casi altamente plausibili), si rischia di sforare e di sparare cavolate.

Non mi soffermerò molto quindi nel giudicare ‘Il Quinto Giorno’ di F. Schatzing. Mi limito a dire quali sono gli aspetti che lo rendono un gran bel libro e quali sono gli aspetti (pochi) che potrebbero scoraggiarne la lettura. ‘Il Quinto Giorno’ è un libro pensato: l’intreccio è enorme, i personaggi tanti, i luoghi implicati toccano diversi punti del globo. La curiosità aumenta di pagina in pagina. Si passa dalle pagine rilassate e riflessive alle pagine frenetiche, passando per catastrofi eccezionali e momenti intimi in cui è facile rispecchiarsi (e riconoscersi). L’autore dimostra un’incredibile conoscenza dei temi scientifico-culturali sfiorati, toccati e approfonditi, lasciando basito il lettore in balia della domanda ‘Ma questo tizio quanto ha studiato per scrivere questa storia?’. Non c’è da meravigliarsi che la mole di materiale raccolto per ‘Il Quinto Giorno’ sia tornata utile per la stesura del successivo ‘Il Mondo d’Acqua’. Quando si apre questo libro, quindi, si dev’essere dell’idea che si leggerà molto di scienza in temi semplici, intuitivi, quasi da divulgazione. Visto il contenuto del romanzo, era d’obbligo un approccio a prova di idiota per spiegare le complicate dinamiche che interesseranno i protagonisti nella lotta per la salvezza della civiltà umana. La bandiera dell’autore, per buona parte della narrazione, è quella del ‘smettetela di cercare gli alieni nello spazio e cercateli nelle acque’: la sua affascinante teoria, alla base di tutti i magnifici eventi narrati nel romanzo, è proprio quella basata sulla scarsissima conoscenza degli abissi marini, un luogo conosciuto di meno della Luna o di Marte. Il mistero che avvolge gli abissi oceanici apre voragini che possono essere riempite in modo magistrale, come Schatzing fa in questo romanzo. L’abilità nel districarsi tra concetti, dinamiche, equilibri e conoscenze scientifiche variegate è la base per la descrizione di una minaccia talmente plausibile da essere a tratti persino spaventosa. Il grande successo di ‘Il Quinto Giorno’ sta proprio negli incubi che potrebbe generare nelle persone più impressionabili. Memorabili le 40 pagine in cui viene descritto lo tsunami più spettacolare e catastrofico mai immaginato (altro che ‘2012’ di Emmerich: li viene da ridere per la stupidità degli eventi), importantissime le ultime decine di pagine, a metà strada tra sogno e realtà, sensazionale la parte più intensa della narrazione tra scoperte sconcertanti ed eventi da capogiro. Tutto quello che Schatzing racconta sembra tarato su dimensioni enormi: animali enormi, catastrofi enormi, problemi enormi, ambienti enormi, misteri enormi. I personaggi sono caratterizzati con una minuzia di particolari a tratti disarmante; ognuno di loro vive e sente sulla sua pelle le conseguenze del comportamento della civiltà occidentale nei confronti della natura. Ancorando in un modo o nell’altro i personaggi al loro passato, spesso immergendoci in ricordi o in intere pagine di introspezione sulla storia di ognuno di loro, l’autore spinge il lettore ad affezionarsi un po’ ad ognuna delle pedine del gioco, motivandone scelte e comportamenti e aiutando in modo importante, così facendo, la plausibilità e il realismo delle situazioni. Se si è alla ricerca di un libro che scivola via veloce ma che porta a pensare molto, che aiuta ad imparare verità prima mai supposte, allora ‘Il Quinto Giorno’ è il romanzo ideale. Per certi versi Schatzing mi sembra tanto il nuovo Crichton.

Vi meraviglierà se  dico che questo romanzo non ha punti deboli di sorta. Quando lo si prende in mano ci si spaventa: ‘Oddio, più di 1000 pagine’. Però ci si accorge, dopo le prime decine di pagine, che la narrazione scorre via velocemente e che quelle 1000 pagine (se si è interessati all’argomento – non dico tanto – ma anche solo marginalmente) scorreranno via come le 400 pagine di un romanzo ordinario. Di fatti la lunghezza del romanzo è stata l’unica caratteristica criticata (in base alle opinioni lette sul web). Non si può pretendere che una storia tanto ambiziosa per numero di caratteri, materia e argomenti, possa essere sviluppata in modo convincente nello spazio di 500 pagine. A mio modesto parere 1000 pagine è la lunghezza che rende giustizia al lavoro dell’autore. Qualcuno avanzerà delle critiche riguardo alla prolissità di alcuni passaggi. E’ vero, il libro può sembrare prolisso. Però in ogni fase statica viene introdotta una quantità di informazioni, di concetti, di aspetti socio-culturali che è difficile elencare per intero. Insomma, anche le parti più prolisse sono fondamentali per comprendere l’anima del libro, ma capisco che a molta gente i punti morti piacciono decisamente poco.

‘Il Quinto Giorno’ è un libro ricco. Dopo l’ultima pagina si esce frastornati e si pensa ai mari con una nuova prospettiva. Schatzing riesce in un’impresa decisamente complicata, ossia quella di far scaturire dalla paura per l’ignoto, il rispetto, portando la consapevolezza della realtà ad un livello mai visto prima.

Advertisements