Come ho avuto modo di accennare qualche giorno fa, quando il richiamo della Terra di Mezzo si fa sentire, trovo molto difficile resistere. Ho deciso di acquistare la nuova versione Bompiani de ‘Lo Hobbit’ e sono qui ora per tirare le somme di questo lavoro.

Molto in breve, questa edizione è consigliabile a tutti quanti i lettori del Professore. Confrontandola con l’edizione Gli Adelphi i vantaggi sono riassumibili in 3 voci: qualità della stampa (copertina, impaginazione, carattere), traduzione rivista in alcuni punti (e più in linea con quella della versione annotata del 2004 – chissà se un giorno l’avrò tra le mani!) e illustrazioni di Alan Lee. Penso che parlare di svantaggi sia eccessivo, visto che considero questa edizione superiore o al massimo analoga alla versione Gli Adelphi. Quindi se parliamo delle cose che di peso sono state inserite anche in questa versione, una menzione va alle mappe: due per la precisione, una per Eriador e una per le Terre Selvagge tra le Montagne Nebbiose ed Erebor con il grosso svantaggio di essere state divise entrambe su due facciate. L’unico neo veramente fastidioso per un fan puntiglioso è la scelta del termine ‘Boscotetro’ in luogo del più diffuso ‘Bosco Atro’.

Tirando le somme, quindi, un’edizione da avere assolutamente se si tratta di scegliere una delle edizioni di questo racconto e non si vuole approfondire la faccenda con gli approfondimenti presentati nella versione annotata. Una signora versione tascabile ad un prezzo decisamente accessibile, con un formato comodissimo (bordi arrotondati e, ripeto, qualità della stampa eccellente). A rendere il libro veramente bello, poi, le illustrazioni di Alan Lee: illustrazioni a colori e illustrazioni in bianco e nero che arricchiscono visivamente il libro in maniera molto similare a quanto visto con l’ultima versione de ‘I Figli di Hùrin’ di qualche anno fa (per avere un riferimento di tali immagini basta che sfogliate la versione de Lo Hobbit illustrata da Lee nel 2004: il risultato è fondamentalmente lo stesso). Forse qualcuno le giudicherà un po’ piccole per essere delle illustrazioni, ma vi assicuro che non stiamo parlando di francobolli e che nelle illustrazioni a colori a pagina intera, seppur i margini siano importanti, si raggiunge la giusta eleganza di presentazione. Senza entrare nel dettaglio della traduzione, molti delle scelte che rendono la versione Gli Adelphi poco caruccia (‘rimpinzimonio’, ‘Uomini Neri’, ‘Pungiglione’, ‘Forraspaccata’ e via dicendo) qui non compaiono, così come non comparivano con la revisione del 2004. Ci sono delle piccole differenze rispetto all’ultima edizione Bompiani, ma differenze minime. Sostanzialmente sistemare queste parole nel testo permette di avere una maggiore coerenza terminologica tra questo racconto, Il Silmarillion e Il Signore degli Anelli, almeno per quanto concerne i termini specifici di cui parlavo sopra.

Che dire quindi della mappa? Quella che correda l’edizione tascabile Gli Adelphi era fin troppo diversa da quella che si trova invece alla fine delle ultime edizioni de Il Signore degli Anelli della Bompiani. Avrei preferito una revisione della stessa mappa. Invece niente revisione e inoltre la divisione di ognuna delle due mappe su due facciate rende difficile anche trovare le località geografiche poste tra una pagina e l’altra (trattandosi di una edizione tascabile si capisce subito qual’è il problema). Al di la di questo che è l’unico vero neo che mi sento di segnalare, per il resto è la solita vecchia mappa. Potrei dire che questo aspetto è stato trattato con superficialità, considerando che ‘Boscotetro’ del racconto è ancora ‘Bosco Atro’ nella mappa: una divergenza che passa inosservata se non si hanno gli occhi di un falco, ma che ai fan più accaniti ed ‘estremisti’ magari non andrà giu.

La Bompiani ha impacchettato una bella edizione tascabile di questo classico del fantasy. Ripeto, se dovete acquistare questo libro per la prima volta non fatevi ingannare del prezzo (sicuramente inferiore oramai) della versione in copertina rossa de Gli Adelphi. Il contenuto è sostanzialmente lo stesso, ma le scelte fatte in questa versione rendono il racconto decisamente migliore.

Se proprio volete, poi, c’è sempre la versione in lingua originale, che di questi problemi, ovviamente, non ne ha!

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