Qualche giorno fa mi è capitato di sentir uscire dalla bocca di un mio amico una serie di parole che non avrei mai immaginato di poter udire (dalla sua bocca perlomeno): ‘Sono in crisi con il mio credo’. Oh oh, problemi di religione. Beh, lui ci è arrivato dopo. In ritardo, ma ci è arrivato.

Se non lo avete capito, io questa crisi la affronto da un bel po’ di tempo. Sono anni. Non si quanti. Il dubbio si è infilato nella mia mente e non riesco a trovare il modo di risolvere il problema una volta per tutte. Potrei dire ipocritamente ‘io credo’ come fanno tanti e tanti. Non dico di non credere, ma non dico neanche di essere credente ‘puro’. Complicato e a tratti contraddittorio, questo discorso potrebbe portare da nessuna parte.

Lo studio della teologia negli anni scorsi (3 esami dei quali il secondo è stato di gran lunga il più illuminante) mi ha istruito un po’ in materia. Inutile dire che oggi non ricordo che poco di ciò che imparai all’epoca, però una cosa mi è rimasta impressa. Una sorta di conclusione personale, un pensiero che ho appuntato in mente e ho tenuto per me, al di la della sua correttezza: la Chiesa cristiana, come tutte le altre chiese, è fatta di uomini. Siamo esseri imperfetti, cadiamo spesso in quello che si chiama ‘peccato’ e pertanto non saremo mai capaci di dar vita a quella comunità – chiesa – a cui aspira il modello cristiano. Il segno più evidente di ciò sta nell’ipocrisia della Chiesa di oggi, per non parlare degli orrori di quella del passato. Non si può dichiarare quella che viene passata come ‘verità’, basata sulla carità e sulla cura del prossimo per poi dare l’esempio dell’esatto contrario. Preferisco a questo punto dichiararmi non credente e condurre una vita di ‘rettitudine’, cioè applicare quegli insegnamenti che rendono la mia vita uguale a quella di un cristiano senza però andare a messa, senza stare a sentire le prediche di un rappresentante di un sistema che si è arricchito nel tempo di ipocrisia.

Sarò polemico? Sto facendo di tutta l’erba un fascio? No, affatto. Conosco qualche prete e posso affermare che nella maggioranza dei casi si tratta di persone veramente umili che sono pronte ad ascoltarti e a darti utili consigli, che si tratti di problemi di vita o problemi più profondi, come questi di cui sto parlando in questo caso. E’ ai piani alti che non vedo, non sento ciò che vorrei sentire. Forse l’unico vero uomo che trasmetteva il senso della cristianità era Papa Giovanni Paolo II, l’uomo a cui tutti si erano affezionati. Un esempio di rettitudine e santità, il vero modello di come un cristiano dovrebbe essere. Un’utopia incarnata. Non saremo mai come lui. Viviamo in un mondo fin troppo meschino per permettercelo.

I problemi col credo sono i problemi generati da una guida inconsistente in un mondo sbagliato. E’ come avere una guida che ti fa perdere in un bosco: ti senti disorientato inizialmente, poi capisci che i consigli della guida sono pochi e incoerenti: che sono ciò che avresti voluto sentire, ma che c’è qualcosa che non va. Inizi a farti delle domande e alla fine ci caschi: in fondo potrebbe essere tutto un complotto, un indottrinamento nel quale siamo caduti per non essere dei liberi pensatori, per infilarci in qualche buco dal quale non uscire più. Oh si, si arriva a pensare questo.E si inizia a guardare a tutti i credenti ‘dichiarati’, li si osserva ben bene e ci si rende conto di una mostruosa verità: il loro atteggiamento ‘in terra’ è finalizzato ad ottenere la vita nel regno dei cieli dopo la morte.

A quel punto capisci che forse è meglio dissociarsi da tutto questo e vivere nel modo che si ritiene più opportuno, seguendo la tua umanità (quella c’è sicuramente) al di là di ciò che potrà esserci o non esserci dopo la morte.

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