Non sono propriamente un appassionato di film. Non sono neanche un appassionato di musica. Un appassionato è per definizione colui che dedica più del semplice tempo ad un interesse: è colui che dedica la sua totale attenzione con una certa frequenza. Una volta dedicavo tantissimo del mio tempo allo studio. Ero un appassionato studioso, con i miei ritmi riuscivo ad imparare tanto e la cosa mi rendeva felicissimo. Oggi non sono più un appassionato studioso, non da quando ho capito che l’Università italiana ha la capacità di farti odiare ciò che dovresti in realtà amare. Ed è finita con me che studio a fatica, che sbuffo di fronte ad una mole di concetti mal collegati tra loro, che devo smontare e rimontare pezzo per pezzo in modo da poter arrivare a definire un senso ed estrarre – distillare – qualcosa di cui poter parlare agli esami.

Ecco, se proprio devo individuare una passione, quella è la lettura.

Non è stato amore a prima vista. Non ricordo neanche di preciso a quando risale. Forse non c’è stato un momento di svolta, forse è stato un processo per stadi, un processo graduale.

Il primo che ricordi fu ‘Quo Vadis’. Romanzo ambientato nella Roma di Nerone, storia che si intreccia alla fantasia. Storia potente, molto bella. Passavo parte delle mie giornate primaverili ed estive sforzandomi di concentrarmi su quella che chiaramente non era una storia per un ragazzino. La mia mente volava, non riusciva a concentrarsi sullo scritto. Facevo fatica ad usare gli occhi della mente e le pagine andavano via con una lentezza esasperante. Riuscii a finirlo, comunque. Non fu l’esperienza più eccitante della mia vita, ma terminai la lettura.

Stesso discorso con ‘L’Odissea’. Avevo questa fissa per gli Achei – forse frequentavo la prima media e credevo che lo scritto potesse in qualche modo trasportarmi in quell’epoca di grandi battaglie tra eroi, dei e gesta gloriose, con atmosfere di hollywoodiana magnificenza, tra grandi citazioni e personaggi che sarebbero rimasti impressi. Ma il testo ahimé era più contorto di quanto immaginassi e il Primo Canto dovette essere passato in rassegna più e più volte per poter suscitare qualche immagine nella mia testa. Mi aiutavo con due dizionari di italiano per comprendere il significato delle parole più…‘contorte’.

In seconda media trovai finalmente un libro alla mia portata. Il libro di narrativa. ‘La Storia di Tristano e Isotta’ di Mino Milani. Lessi quel simpatico libricino decine di volte, affascinato come non mai dalle ambientazioni medievali, dai combattimenti, dal protagonista e dalle sue mille sfortune, dall’amore fortissimo generatore di mille guai. Mia mamma mi trovava sempre con questo libro sotto il naso e un giorno la sentii dire a mio padre che bisognava comprarmi un altro libro, perché continuavo a leggere sempre la stessa storia.

Approfittai dell’occasione per scegliere un libro tutto per me. Le condizioni economiche non particolarmente felici della mia famiglia mi obbligarono ad optare per una versione economica del libro di Dumas ‘Robin Hood’. Fu una mezza delusione, all’epoca. Pensavo  che il racconto fosse più simile alla storia del film con Kevin Costner, ma mi sbagliavo: il carattere dei personaggi era totalmente diverso, c’erano personaggi dei quali non avevo mai sentito parlare e il clima in generale non era quello che mi ero atteso. Anche in quel caso mi trovai a leggere mentre la mia testa vagava di qua e di la tra le nuvole. Di quel libro ricordo molto poco a parte il finale: di certo non è stato uno dei miei libri preferiti.

Da questo punto in poi mi è difficile ricordare bene quali furono i libri che acquistai. Dopo aver visto ‘Jurassic Park’ in tv mi innamorai della storia e chiesi a mia madre di comprare il libro, ma dopo tanta attesa rimasi deluso, perché non riuscii mai ad acquistarlo (fino al 2004). ‘Jurassic Park’ di Spielberg ha avuto il grosso pregio di riaccendere in me quel fuoco sopito dell’amore per i dinosauri. L’interesse per il mondo preistorico ha sempre acceso la mia fantasia e, di fatti, possiamo dire che fu il primo vero stimolo alla lettura. All’età di 9 anni passavo interi pomeriggi sull’enciclopedia che i miei genitori mi comprarono per gli studi, continuamente ‘buttato’ anima e corpo sui quei pochi capitoli sul mondo preistorico. Ero talmente fissato che mia mamma si lamentava del fatto che passavo troppo tempo sull’enciclopedia. L’altra grossa lamentela dell’epoca era relativa alle mie ossessioni geografiche – passavo il mio tempo con gli occhi fissi su un atlante, affascinato praticamente da tutto quello che vi era rappresentato: quando vidi che Sud America e Africa avevano delle forme praticamente ‘complementari’ lo feci notare a mamma. Forse un tempo erano state unite quelle terre! Senza volerlo avevo avuto la stessa intuizione di Wegener sulla deriva dei continenti prima ancora di sapere cosa fosse.

E’ difficile coltivare una passione quando non si hanno soldi da poter spendere. Nel mio caso la mia passione per la lettura sfociò in un desiderio irrefrenabile di scrivere qualcosa da poter poi leggere. Con ben poca fantasia iniziai a scrivere storie sulla falsariga dei film hollywoodiani di successo della fine degli anni ’90 – asteroidi, dinosauri e viaggi nel tempo soprattutto – sperando di poter un giorno pubblicarli e leggerli comodamente a casa. Ero in un certo senso disperato. Volevo qualcosa da leggere per me, ma non c’era modo di comprarla!

Il via libera lo ottenni da solo quando nel 2004 mi trasferii a Riccione durante l’estate. Con i soldi delle mance riuscii a racimolare un mucchietto grande abbastanza da permettermi di acquistare di tanto in tanto musica e libri. Mi si apriva un mondo fantastico. Potevo girare a piacimento per le librerie scegliendo ciò che mi piaceva di più. Un’esperienza unica! Finalmente potevo comprare ‘Jurassic Park’, ‘Il Mondo Perduto’, ‘Il Signore degli Anelli’!

Gli scritti di Tolkien hanno influenzato l’oggetto delle mie passioni su carta in modo molto potente. L’immaginario di questo autore, che celebro da 8 anni senza mai stancarmi, è stato talmente vasto e rivoluzionario da creare un intero genere letterario – il fantasy. Fu un fulmine a ciel sereno: dopo ‘Harry Potter’, gli scritti di Tolkien erano quel tipo di lettura di ‘fuga’ dal mondo della realtà che mi serviva per essere più sereno e per staccare la spina da ciò che mi circondava. Se in passato la lettura me la imponevo – era una creatura che non si reggeva sulle sue gambe, diciamo la verità – da quel periodo in poi si è trattato di un mostro famelico inarrestabile. E’ stato come buttare benzina sul fuoco. Tutto il resto è stato oscurato: ogni momento libero era buono per leggere un passo de ‘Il Signore degli Anelli’, ogni momento era ottimo per immergermi in quel mondo e abbandonare il presente. La passione per questo tipo di lettura affievolì e fagocitò interamente la mia vecchia passione infantile di voler diventare un paleontologo: non leggevo più di scienza, leggevo solamente di fantasy, solamente di Tolkien. Fu una fase molto interessante.

Una fase che dura tutt’ora, seppur con minor foga. Ad oggi ho nella mia libreria decine e decine di libri che spaziano dalla letteratura scientifica, passando per la narrativa, fino alla letteratura storica e classica. Fantascienza, scienza, storia, fantasy, epica: sono questi i campi della mia passione… in attesa di ampliarla ovviamente!

L’amore per la lettura dovrebbe essere trasmesso così come dovrebbe essere trasmesso l’amore per la matematica: con la giusta calma e coi giusti tempi. Non sarei quello che sono oggi se non avessi letto ciò che ho letto. ‘Il libro è il miglior amico dell’uomo’ mi disse una volta la professoressa di italiano in prima media. E’ vero: il libro è sempre la, aspetta. E’ il simbolo della cultura, ci permette di vedere con la mente, di aprirla a nuovi mondi, a nuove scoperte, al passato, al presente e al futuro.

E’ forse la più grande conquista del mondo.

E’ la mia passione.

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