Walter Isaacson non sapeva quale storia era destinato a raccontare quando Steve Jobs gli chiese di persona di scrivere la sua biografia. Al termine della lettura ero entusiasta: non pensavo che la Apple fosse grande fino a quel punto. Non pensavo che Jobs fosse grande a quel punto. Ero all’improvviso conscio di essere vissuto in un’epoca in cui un grande uomo, una grande mente, si era affermato e aveva trasformato così tante cose con successo, senza che me ne fossi mai accorto.  Qual’è il grande pregio del lavoro di Isaacson?

Ebbene, quando ci si accinge a scrivere una biografia l’aspetto fondamentale da non perdere di vista è l’obiettività: in fondo si tratta di scrivere una storia e la storia non ammette ruoli di parte, in nessun caso. Temevo di imbattermi in un’eterna lode all’uomo Jobs, ma mi sono imbattuto in una perfettamente neutra ed equilibrata stesura riguardo ai pregi e ai difetti (tanti) del CEO Apple, tanto da rimanere in molti tratti spiazzato e incredulo. Sicuramente non si tratta di un libro fatto per consegnare la memoria di Jobs ai posteri; è piuttosto un resoconto completo e imparziale del come e del quando la Apple è nata e dei fondamentali perché della sua strategia di vendita e produzione. Nella storia di Steve si intrecciano le storie delle sue creazioni: non solo della Apple, ma anche della Pixar e della NeXT, del rapporto con la Disney e del continuo scontro contro la IBM e la Microsoft. E’ una storia che a tratti mostra il lato spietato della concorrenza industriale, ma che illumina per molti versi riguardo alla filosofia che anima una realtà produttiva. Steve voleva continuamente innovare ed era una persona testarda: due tratti che si sono intrecciati alla perfezione e che gli hanno permesso, con un po’ di fortuna, di realizzare ciò che lui voleva. E’stato un uomo aggressivo, a volte cattivo, spesso poco leale, ma ha ottenuto quello che voleva, nel modo che preferiva. Il suo grande traguardo è quello di aver fatto prevalere la qualità e l’estetica dei prodotti su tutto il resto, anche rischiando il fallimento. E a mio avviso una sua grande fortuna è stata quella di aver capito con largo anticipo le direzioni del settore dei computer, della musica, della telefonia e dell’editoria quando gli altri preferivano evitare di rischiare. In poche parole Steve è stato un pazzo vincente. Oggi i computer e i telefoni non sarebbero così se lui all’epoca non avesse osato rischiare tanto. Ecco, la biografia di Isaacson è sostanzialmente la biografia: ha tutto quanto serve per poter delineare la personalità del soggetto in tutte le sue minute sfaccettature. E’ il libro perfetto su Jobs.

Mi guardo intorno oggi e vedo che molte persone sono scettiche riguardo ad alcune delle modifiche a cui sicuramente andremo incontro tra pochi anni riguardo ai computer: mi riferisco alla scomparsa del lettore DVD. Il mio MacBook Air è privo di supporto ottico e la cosa non mi pesa affatto, ma tantissime persone che ancora oggi preferiscono guardare i DVD comodamente seduti in camera dovranno prima o poi farci l’abitudine. Il disco, come supporto di dati, scomparirà così come è scomparso tempo addietro il floppy disk (ah, è stata la Apple la prima ad eliminarlo dai suoi prodotti). Ancora oggi sentiamo il peso e la stranezza delle decisioni che Steve prendeva quando era leader dell’azienda che ha fondato. Lui incarnava la pazzia allo stato puro (o quella che ai nostri occhi sembra tale) come strategia vincente per essere sempre davanti agli altri.

E’ questo quello che emerge chiaramente dalla lettura della sua biografia: stay hungry, stay foolish è forse il miglior riassunto per indicare questo concetto. Steve è stato sempre affamato di successi e sempre pazzo; è caduto ma si è rialzato, più forte di prima. La sua vita è un esempio di come tutti quanti dovremmo vivere le nostre esistenze: forse in questo modo e solo così potremmo rendere questo mondo un posto migliore.

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