Molti di voi l’avranno già visto al cinema nei giorni scorsi; io l’ho visto per carità dello Spirito Santo e per insistenza di un mio amico a malapena ieri sera. In 2D ovviamente, perché non volevo farmi spillare 9 euro per un film che di 3D aveva decisamente poco. Di cosa parlo? Di The Avengers ovviamente!

Il cammino programmato dalla Marvel negli anni passati arriva alla sua punta di diamante, l’assemblaggio in un unico team di tutti i personaggi che dal 2008 in poi sono stati introdotti nell’universo cinematografico dei supereroi: Iron Man, Hulk, Capitan America, Thor, Occhio di Falco e Vedova Nera, chiamati ad unirsi contro un nemico universale e imbattibile per la debole umanità. Le premesse del film erano ottime. Veniva annunciato spettacolo e spettacolare è stato. L’errore che i più possono aver compiuto – io tra questi – è quello di pensare che ci fosse solo spettacolo e che la trama fosse piegata allo sfoggio arrogante di inquadrature e animazioni digitali da mozzafiato. Ora, questo non si è visto. L’aspetto più sorprendente di questo film infatti, sta nel correttissimo bilanciamento dell’azione, mai eccessiva. Non sto dicendo che il regista si è trattenut, ma semplicemente che inserito l’adrenalina solo dove effettivamente serviva, riuscendo ad impacchettare un film riuscito sotto l’aspetto narrativo.

Non sto qui a raccontarvi la trama. Basti solo dire che ognuno dei protagonisti ha il suo spazio. Capitan America e Iron Man sono gli eroi che compaiono per il maggiore lasso di tempo, è vero, ma le cose più interessanti vengono dalla storia di Vedova Nera, di Occhio di Falco e… da Bruce Banner. Avevo letto in giro che avremmo amato Hulk dopo aver visto questo film ed è vero. Un Hulk così non si era mai visto: merito di Mark Ruffalo, degno rimpiazzo di Edward Norton. Vorrei dire poi qualcosa del villain di questo film: Loki. Il fratello di Thor ritorna più cattivo che mai, con un’ottima motivazione e questa volta con una forza degna di essere temuta. Rispetto al suo ruolo in Thor, ruolo che non corrisponde al vero e proprio villain, qui Loki agisce per vendetta e voglia di dominio, lato che era del tutto assente in Thor e che solidifica qui le sue maldestre azioni. Agisce con astuzia, cercando il modo più semplice per eliminare la minaccia che rischia di mandare all’aria i suoi piani e sfrutta tutto il suo ingegno per raggiungere il suo scopo. Le sue beghe personali col fratello asgardiano e il suo odio verso la Terra, rea in parte di aver provocato la sua caduta in disgrazia, rappresentano il movente di tutta la faccenda. Il suo obiettivo? Un elemento comparso in The First Avenger, il Tesseract, cubo dallo straordinario potere, energia pura che nelle mani sbagliate può rappresentare una gravissima minaccia. Gli elementi disseminati in Thor e in The First Avenger rappresentano quindi la base fertile della trama di questo film. Il regista si prende tempo e dopo il preludio iniziale decide di mostrarci perché il progetto Vendicatori non può funzionare. Il sogno di Nick Fury è solamente un sogno, non ha le basi logiche per poter essere realizzato e il regista insiste su questo punto, scavando nei solchi che dividono le estremamente diverse personalità dei protagonisti e portandoli a picchiarsi per più di un quarto d’ora. Il Divide et impera messo in atto da Loki è efficace e rischia di portare al danno irrimediabile proprio nel momento in cui ognuno dei Vendicatori si accorge di avere una motivazione seria e profonda per unire le sue forze a quelle degli altri in un unico, disperato, atto di difesa. Non per lo Shield, ma per vendetta, per la Terra.

Arrivati allo scontro finale si è già visto tutto: dalla forza bruta di Hulk al potere di Thor, dalle acrobazie di Vedova Nera, alla precisione di Occhio di Falco, dalle pazzie eroiche di Iron Man fino allo sforzo sincero ed efficace di Capitan America: restano venti minuti buoni in cui questi eroi si oppongono all’invasione con tutte le forze a loro disposizione, fino alla fine.

Per tirare le somme, non ho visto una netta prevalenza di un personaggio sugli altri. Per quanto le battute di Stark siano divertenti e disseminate lungo tutto il film e a lui si devono tra le più adrenaliniche scene fracassone, Capitan America resta il leader della formazione (ignorantello si, ma cosa ci volete fare? I geni sono altri). Interpretazioni che, per lo standard di cui si parla, sono largamente sufficienti. Colonna sonora poco presente, seppur di qualità (ho avuto modo di ascoltare il lavoro di Alan Silvestri due settimane fa ed è ottimo, credetemi); effetti speciali fantastici, ma questo è lo standard oramai.

Se non lo avete ancora visto e temete un risultato alla Michael Bay, ricredetevi: The Avengers è svariate volte migliore di Transformers (per citarne uno). Riesce ad essere più credibile persino rispetto al pezzo forte di Dark of the Moon, ossia sull’invasione (ve ne accorgerete guardando il film). La Marvel ha fatto centro e gli incassi del film lo confermano: con l’operazione The Avengers è riuscita a portare al cinema il più grande e riuscito assemblaggio di supereroi mai visto.

Annunci