Aprile 1912 – Aprile 2012: cento anni dall’affondamento del Titanic, la (allora) più grande e lussuosa nave mai costruita dall’uomo, un evento che è diventato Storia per il suo immenso impatto sulla società dell’epoca, per l’entità enorme della tragedia, per la grande perdita di vite umane. Spesso mi chiedo come mai un evento avvenuto così tanto tempo fa sia rimasto quasi indelebile nella mente delle persone che hanno vissuto quegli anni e come mai sia così interessante per coloro che sono nati dopo. Credo, tutto sommato, che la tragedia colpisca perché è un simbolo. Storicamente parlando, con l’affondamento del Titanic affondava un’intera epoca, quella della Belle Epoque: quel decennio di scoperte e di avanguardie, quel periodo di solare ammirazione per il presente e di solari speranze verso il futuro, quel momento in cui l’umanità  credeva di poter sottoporre al suo volere anche le forze della Natura. Immaginandoci membri della società dell’epoca, una notizia come quella della costruzione della nave inaffondabile desterebbe in noi sicuramente un sentimento di orgoglio e un senso di supremazia sul mondo. Saremmo sfiorati da pensieri del tipo ‘beati coloro che ci navigheranno’, ma non saremo mai sfiorati dal pensiero che possa affondare. Un evento come quello che poi accadde era fuori da ogni ragionevole credibilità e non per arroganza quanto (quasi) per logica: come poteva affondare una nave così grandiosa, così all’avanguardia, la punta di diamante dell’ingegneria navale, il simbolo del progresso tecnologico umano… il simbolo di quell’epoca? Era stupido anche da pensare che il Titanic potesse essere a rischio in mare. Forse solo i membri dell’equipaggio e i suoi costruttori avevano qualche dubbio riguardo al termine ‘inaffondabile’. Partendo da queste premesse, è ovvio che la notizia dell’affondamento, durante il viaggio inaugurale, della nave inaffondabile sconvolgesse… praticamente tutto.

Sono passati 100 anni da quell’imprevedibile evento. In 100 anni due inchieste, centinaia di testimonianze, scoperte incredibili, nuove teorie, decine di libri e diversi film: hanno portato il Titanic nella cultura popolare. Io sono uno di quelli che ha ‘vissuto’ la tragedia attraverso la cinepresa di James Cameron nel 1997, con il celebre film Titanic, vincitore di 11 Premi Oscar. Per molto tempo sono stato legato al film, agli eventi che mostra e al come li mostra, al suo grado di veridicità storica, alla drammaticità delle sue scene. I detrattori di Cameron ovviamente hanno per anni sminuito la sua versione dei fatti, avanzando critiche, talvolta aspre, sul modo in cui il regista ha presentato l’affondamento. Nuove teorie circa la dinamica degli eventi hanno preso piede negli ultimi 15 anni, alcune più valide di altre. Non sapremo mai tutta la verità sul Titanic, questo è vero, però oggi possiamo dire con sicurezza che non tutto ciò che il cinema mostra corrisponde al vero. Quindi non possiamo prendere il film per raccontare come andarono realmente le cose.

Mi scuseranno i fanatici del film, ma possiamo limitarci al massimo a lodare gli sforzi del regista di realizzare un film il più fedele possibile; non possiamo dire che Titanic sia storicamente corretto in tutto. Il film mostra tantissimi particolari, ma non mostra le cose con precisione. Volete sapere qual’è lo stato dell’arte riguardo all’affondamento della nave inaffondabile? Vi consiglio la visione dell’ultimo documentario di James Cameron, Titanic – The Final Word with James Cameron, trasmesso il mese scorso su National Geographic Channel. Non ve ne pentirete: il regista mette in discussione persino il suo lavoro del 1997 ammettendo tutti gli errori commessi.

Di estremo interesse per me, ad esempio, è la dinamica dell’affondamento. Appena avrò l’occasione di leggere per intero i testi delle inchieste del 1912 riguardo alla tragedia avrò un quadro decisamente chiaro di tutte le testimonianze, ma per quanto riguarda ciò che so oggi, posso affermare che il modo in cui la nave cinematografica affonda non è sicuramente il modo in cui la vera nave è scivolata negli abissi, cento anni fa. Ci sono molte imprecisioni che rendono l’affondamento cameroniano più drammatico e spettacolare rispetto a quello che – quasi sicuramente – fu. Al momento attuale una versione affidabile basata su modelli avanzatissimi è quella ottenuta dalla collaborazione di diversi esperti navali, di storici e di ingegneri nel team capitanato dallo stesso James Cameron:

I particolari che differenziano questa ricostruzione da quella che vediamo nel film sono tanti. Quelli che saltano all’occhio subito sono l’angolo di rottura della nave – in corrispondenza del quale si ha il massimo stress della struttura e quindi la rottura della nave – e il fatto che lo scafo pendesse verso babordo in modo tutt’altro che superficiale (8°-9°). La poppa si inabissa poi in modo decisamente diverso rispetto alla ricostruzione degli anni ’90 e, soprattutto, lo fa in modo decisamente più veloce. Per arrivare a questo risultato il team di Cameron ha sfruttato un modello decisamente inedito, in grado di seguire l’avanzamento dell’acqua all’interno di ogni compartimento della nave: ne è emersa una dinamica decisamente diversa, sicuramente più affidabile rispetto a quella degli anni precedenti.

Consiglio la visione di questo ultimo documentario di James Cameron (ha affermato che non ne farà più sul Titanic) a tutti gli interessati: sicuramente lui è uno di quelli che ha trascorso più tempo sul relitto (se ne avete occasione guardatevi anche Ghosts of the Abyss) ed è uno dei massimi esperti in materia. Ha trascorso molte ore nel relitto e nei suoi dintorni; con questo documentario prova a spiegare anche le più minute disposizioni dei rottami attraverso l’ approccio forense che si applica sulla scena di un delitto. In conclusione, un ottimo prodotto che lascia spazio anche a fantasie e speculazioni nella parte che forse non mi è andata giù del tutto: il team ad un certo punto di trova a dover discutere delle possibilità che aveva l’equipaggio della nave di salvare i passeggeri: vengono fuori… ecco… diciamo alcune baggianate, delle idee campate per aria che stonano decisamente con il tipo di approccio che fino a quel punto si era riusciti a mantenere per la ricostruzione degli eventi. Una nota stonata sulla quale si può sorvolare, comunque. L’ultima parola di Cameron sul Titanic sotto molti punti di vista è soddisfacente, ma sappiamo tutti che nuove evidenze in futuro metteranno in dubbio anche le ricostruzioni del regista canadese.

Ci ostiniamo a spendere grandissime quantità di denaro per l’esplorazione del Titanic; indirizziamo notevoli risorse umane, oltre che economiche, per la comprensione della sua storia, dei suoi ultimi momenti; associamo la nave alle persone, rendendole un tutt’uno, uno specchio di quell’epoca. Ogni anno lo ricordiamo, buttiamo fiori sul luogo del naufragio, pensiamo alle vittime; ogni anno sale la febbre per la storia di questo bellissimo piroscafo d’altri tempi. Perché mai? Perché questo simbolo ci interessa ancora oggi? Perché ci sentiamo emotivamente trascinati dalle sue mille storie, dalla morte di così tante persone?

Perché – e in questo concordo con tutti quanti – la storia del Titanic è una grande metafora.

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